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martedì 24 ottobre 2017

Dracula. La campagna del 1445 sul Danubio, Il conflitto con Giovanni Hunyadi e la morte di Vald Dracul, Vladislav II sul trono della Valacchia

Dracula 


Vladislav II


La campagna del 1445 sul Danubio 

Mircea comandava un corpo di spedizione che seguiva le galere a cavallo, lungo le rive del Danubio e, quando ve n'era bisogno sulle piroghe monoxile, barche scavate in un tronco d'albero. Si trattava dello stesso genere di imbarcazioni che nel 32 a.C. Alessandro Magno aveva trovato sulle rive del Danubio e che neli anni Sessanta si potevano ancora vedere in Romania! Wavrin le chiama manocques e dice che sembrano <<come una ghianda lunghe e strette, e dentro c'erano molti Valacchi, in una più, in un'altra meno>>. 
Durante questa campagna vennero assediate le piazzeforti di Silistra (Dristra), Turtucania (Tour Turcain), Gurgiu, Rusciuc (Rossico) e Nicopoli. I romeni esultarono vedendo i danni causati sa un'enorme bomabarda borgognona. Purtroppo quando i Borgognoni gliel'affidarono affinché continuassero a tirare, i Valacchi la fecero esplodere. 

A Rusciuc 12.000 Bulgari, uomini, donne e bambini, chiesero al principe della Valacchia di potersi stabilire nel suo paese, e Vlad Dracul acconsentì senza problemi. Inoltre, Vlad attraversò il Danubio per scacciare i soldati chhe volevano ostacolarli e chiese alle galere di far loro attraversare il fiume. L'operazione durò tre giorni e tre notti e i Borgognoni stupiti  dal loro aspetto, <<dicevano che erano gente simile agli Egiziani>>. Si trattava di Zigani. Vlad Dracul, il cui paese in certe zone era poco popolato, fu oltremodo contento dell'esito di questa campagna. 
A Giurgiu, conquistata quasi intatta, la situazione divenne drammatica. I Turchi avevano accettato di arrendersi a condizione di potersi tenere le armi e aver salva la vita. Fu allora che Mircea chiese un colloquio privato con Walerand de Wavrin, al quale confidò che il subasi che aveva ingannato suo padre con un falso giuramento e causato la sua cattura nel 1442 si trovava tra gli assediati. 

Dopo aver attaccato i loro cavalli per la coda i Turchi attraversarono il Danubio con le monoxile e arrivarono alla riva bulgara. I Turchi, dunque, oltrepassata l'acqua, montarono sui loro cavalli. Ma non avanzarono quasi che il suddetto figlio della Valacchia li sorprese con la sua imboscata e li mise tutti a morte. E il subasi che aveva tradito suo padre venne portato al suo cospetto ancora vivo. Dopo che gli ebbe recitato il tradimento, gli troncò la testa con le sue stesse mani. Poi non appena i Valacchi ebbero spogliato i Turchi dei loro averi, li disposero tutti nudi sulla riva del fiume. 

Il 12 settembre le galere giunsero a Nicopoli. L'appuntamento con l'esercito ungherese era stato fissato per il 15 agosto, ma Giovanni Hunyadi non si era ancora presentato. Venne allora deciso di assediare Nicopoli e di radere al suolo una grande torre che aveva albergato le truppe di akindjis quando razziavano la Valacchia. Wareland de Wavrin, malato e ferito, era costretto a letto. Fu in questo frangente che il precettore del principe Mircea si recò da lui e gli riferì i suoi ricordi della crociata del 1396: 
"E mentre le bombarde infuriavano, il precettore del figlio della Valacchia, che aveva ottant'anni, andò a trovare il signor de Wavrin e gli disse: <<Sono passati circa 50 anni da quando il re d'Ungheria e il duca Giovanni di Borgogna (Giovanni Senza Paura) assediarono questa città di Nicopoli, e il luogo della battaglia si trova a meno di tre leghe da qui. Se riuscite ad alzarvi e a venire a questa finestra vi mostrerò il luogo e come avvenne l'assedio>>. Allora il signor de Wavrin si fece portare alla finestrella. Ed egli raccontò al signo de Wavrin come si svolse tutta la battaglia, e come venne fatto prugioniero dei Turchi, e venduto schiavo ai Genovesi, dove aveva appreso la lingua che parlava."

Giovanni Hunyadi con un breve consiglio di guerra decise di abbandonare l'assedio di Nicopoli, che rischiava di andare per le lunghe, e di risalire il Danubio fino al suo confluente Jiu, dove gli Ungheresi avevano approntato delle imbarcazioni a fondo piatto per la traversata di uomini, armi e cavalli. La stagione era avanzata, il giorno di san Michele (29 settembre) si stava avvicinando, e gli Ungheresi erano ancora intenzionati as andare a combattere i Turchi. Infine le truppe del sultano, ammassate sulla riva destra del Danubio, si ritirarono bruciando tutto alle loro spalle. 

Senza altro grandi confronti si concluse la campagna del 1445, condotta dalla flotta borgognona e dall'esercito valacco. Giovanni Hunyadi suggerì che le galere partissero in tempo per evitare i ghiacci del Danubio (era il 1 ottobre9, dopo do che gli Ungheresi si ritirarono in Transilvania. Walerand de Wavrin e i suoi compagni arrivarono sani e salvi a Costantinopoli, dove l'imperatore Giovanni VIII Paleologo fece loro una buona accoglienza e offrì dei regali. Da lì raggiunsero Venezia dalla quale partirono a cavallo per Roma, e infine Lilla, dove il duca di Borgogna apprese la loro odissea. 

Il conflitto con Giovanni Hunyadi e la morte di Vald Dracul

Vlad Dracul rimase isolato davanti a un'eventuale reazione dei Turchi, che però non avvenne. Murad II si era ritirato in Asia minore e aveva affidato le faccende dell'Europa al figlio Maometto, il futuro conquistatore di Costantinopoli. Murad II tornò a occuparsene nell'autunno del 1446 e avendo firmato un trattato di pace con Venezia, ebbe le mani libere per combattere in Grecia nell'inverno del 1446-1447. Il sultano passò l'estate seguente ad Adrianopoli e Vlad Dracul, sempre in cattivi rapporti con Giovanni Hunyadi, decise di fare nuovamente la pace con i Turchi. Il trattato ristabilì la situazione del 1444 e il principe valacco dovette rimandare in Bulgaria quattromila rifugiati. 

Nel giugno del 1446 la Dieta aveva eletto giovanni Hunyadi governatore generale dell'Ungheria in nome del re minorenne Ladislao il Postumo, il quale non aveva ancora compiuto nemmeno sette anni. Con questo nuovo titolo Hunyadi si stava accingendo a un'impresa di grande portata contro i Turchi e la defezione di Vlad Dracul dovette profondamente irritarlo; non tanto per il fatto in sé, riteniamo, bensì per l'espressione d'indipendenza della Valacchia nei confronti dell'Ungheria che rappresentava quest'iniziativa di politica estera. E' vero che, formalmente, tra l'Ungheria e l'Impero ottomano sussisteva uno stato di guerra, anche se, al mommento, i due avversari si limitavano a osservare i rispettivi movimenti. 

Un'altra ragione alimentava il conflitto tra Hunyadi e Vlad Drcul, e andava al di là delle opzioni strategico-politiche toccando il cuore stesso dei loro interessi: si trattava del problema della circolazione monetaria tra i due paesi. Infatti, a partire dal 1383-1386, i principi della Valacchia avevano allineato le loro monete a quelle ungheresi: il ducato e il ban valacchi d'argento valevano rispettivamente un denier (dinato) e una obola ungheresi. Quest'elemento era un indubbio simbolo di vassallaggio poichè, nello stesso periodo, la vicina Moldavia, vassalla della Polonia, allineva la sua moneta a quella polacca. A ogni modo l'incremento delle esigenze finanziarie nei periodi di crisi polacca (guerre, eccetera)costringeva gli stati ad aumentare l'emissione di moneta metallica per poter retribuire i mercenari, i funzionari, finanziare le fortificazioni, eccetera. Poiché le riserve di metallo prezioso (oro o argento) erano limitate, le officine monetarie ridussero le proporzioni di questi metalli nelle monete aggiungendovi rame e piombo, pur decretando un corso (rispetto alla moneta d'oro) immutato, se non addirittura - se erano avidi - superiore alle vecchie monete. Queste ultime venivano ritirate dalla circolazione e scambiate con le nuove monete al tasso ufficiale. 

Sul piano degli scambi internazionalim quando due paesi utilizzano la stessa moneta, il più forte impone la sua moneta alterata che il più debole è costretto ad accettare. Molte alterazioni monetarie, però, venivano realizzate in segreto e, prima che venisse scoperta l'operazione, il paese vassallo vedeva sfuggire la propria buona moneta oltrefrontiera e si ritrovava così con la cattiva, accusando in tal modo una grave perdita di metallo prezioso. Nel caso che ci interessa, le successive svalutazioni della moneta ungherese sotto i regni di Sigismondo di Lussemburgo (1387-1437), di Alberto d'Asburgo (1438-1439) e di sua moglie Elisabetta, di Ladislao I (1440-1444) e infine durante la reggenza di Giovanni Hunyadi (1444-1452), fecero drammaticamente crollare il valore del denier d'argento. Nel 1436 occorrevano 500 denier per ottenere un fiorino d'oro. Sigismondo di Lussemburgo ordinò allora l'emissione di un nuovo denier al corso imposto di 100 denier per un fiorino, ma la svalutazione avvenne ugualmente nel febbraio del 1441 una moneta venne battuta al corso di 220 denier per un fiorino, prima di essere nuovamente svalutata in luglio a 300 denier sempre per un fiorino. Queste alterazioni sucessive della moneta ungherese penalizzavano la Valacchia e la sua economia. Fu in reazione a tutto questo che Vlad Dracul intraprese una vera e propria politica monetaria. Per quanto ne sappiamo fu il primo principe di questo paese ad agire in tal modo. Da una parte tentò di bloccare l'esportazione delle buone monete e del metallo prezioso, dall'altra, proibì l'entrata massiva delle monete alterate. 

Vlad Dracul commise a questo punto un fatale errore politico: chiuse il suo paese alla moneta ungherese. Per rappresaglia Hunyadi scatenò una guerra lampo a sud dei Carpazi. Vlad Dracul e suo figlio Mircea vennero catturati e giustiziati. Tutto ciò accadde tra il 23 novembre e il 4 dicembre 1447. In tale data Giovanni Hunyadi promulgò a Trgoviste, capitale della Valacchia, un atto nel quale si titolava governatore dell'Ungheria e, per grazia di Dio, voivoda della Valacchia (parcium Transalpinarum). Due mesi più tardi, il 28 febbraio 1448, di ritorno dalla Transilvania, avrebbe ricompensato uno dei suoi fedeli per il sangue versato contro vari nemici, tra cui <<l'infedele Vlad voivoda della Valacchia>>. 

Vladislav II sul trono della Valacchia

Al posto di Vlad Dracul, Giovanni Hunyadi insediò sul trono valacco un figlio di Dan II, Vladislav II che, a quanto sembra, aveva già tentato la fortuna una prima volta, tra il giugno e il luglio del 1447. 
All'intervento di Hunyadi in Valacchia fce seguito una campagna militare in Moldavia, durante la quale, tra il 23 febbraio e il 5 aprile 1448, l3 truppe ungheresi ristabilirono sul trono il principe Pietro II. In cambio, il principe moldavo cedette al suo protettore la fortezza di Chilia, situata sulla foce del Danubio, il suo braccio settentrionale. 

Il 29 giugno 1448, festa degli apostoli Pietro e Paolo, il sultano Murad II tentò un colpo di mano contro Costantinopoli dal mare, con sessantacinque battelli. Respinta dai Bizantini, la flotta ottomana risalì la costa occidentale del Mar Nero e assediò Chilia, il suo valore strategico farà dire a Bayezid II, qualche decennio più tardi, che essa era <<a chiave e la porta di tutta la Moldavia, l'Ungheria e il Danubio>>. Le truppe ottomane sbarcarono con l'intento di assediare Chilia ma la flotta ungherese, giunta nel frattempo con le truppe romene inflisse loro una sanguinosa sconfitta e ne incendiò le imbarcazioni. 

L'iniziativa partì ancora una volta da Giovanni Hunyadi. Nel settembre del 1448 passò il Danubio alla testa di un esercito formato da Transilvani e Ungheresi ai quali si sarebbero aggiunti un contingente moldavo di tremila cavalieri e le truppe valacche guidate da Vladislav II, che includevanoo 4000 arcieri eccellenti. 

Si narra che nel vedere il campo ottomano Giovanni Hunyadi abbia scritto al sultano una lettera di questo tenore: <<Sultano, io non ho così tanti uomini quanti ne hai tu, ma anche se essi sono meno numerosi, sappi che sono bravi, fedeli, onesti e valorosi>>. E Murad II avrebbe così risposto: <<Iancu preferisco una faretra piena di frecce normali  piuttosto che sei o sette frecce dorate!>>. Enea Silvio Piccolomini, il futuro Papa Pio II, scrisse che Hunyadi avrebbe catturato una spia turca e, seguendo l'esempio di Scipione, l'avrebbe rimandata indietro sana e salva dopo averle fatto visitare il campo!

Il 17, 18 e 19 ottobre Giovanni Hunyadi affrontò a Kosovopolje le truppe di Murad II e i Turchi riportarono ancora una volta la vittoria. Dopo quest'accanita battaglia il sultano fece riunire le teste dei vinti e ne fece una grande piramide, un'antica usanza asiatica che perdurerà sino al XIX secolo. 
Hunyadi travestito da soldato semplice, era riuscito a fuggire, ma venne catturato dagli uomini del despota serbo Giorgio Brankovic, che aveva negoziato la pace con i Turchi. Hunyadi ritrovò la libertà pagando un riscatto. In quanto a Vladislav II, lo aspettava una brutta sorpresa: in sua assenza, sul trono della Valacchia si era insediato un figlio di Vlad Dracul, appoggiato da un corpo di Spedizione ottomano: Vlad Dracula. 

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giovedì 19 ottobre 2017

Dracula. Un principe e i suoi figli. Ladislao, re di Polonia e d'Ungheria. Giovanni Hunyadi, difensore del confine transilvano. Vlad Dracul, prigioniero dei Turchi. Il disastro di Varna

Dracula

Un principe e i suoi figli

Ladislao, re di Polonia e d'Ungheria



Ladislao il Jagellone 


La morte dell'imperatore-re gettò l'Ungheria nell'anarchia. La regina Elisabetta, incinta, mantenne il trono per tre mesi e poi diede alla luce un figlio, Ladislao, detto <<il Postumo>>, che avrebbe ereditato la corona. Era però necessaria una reggenza e fu al nuovo duca d'Austria, Federico d'Asburgo (eletto re di Germania nel febbraio 1430, poi imperatore), cugino di secondo grado di Alberto, che si rivolse al partito di Elisabetta. Ma la maggioranza della nobiltà ungherese scelse invece Leopoldo II, re di Polonia (1434-1444), ed Elisabetta dovette rifugiarsi a Vienna. Il paese aveva bisogno soprattutto di un scovrano energico che fronteggiasse il pericolo esterno. 

Ladislao Jagellone, nuovo re d'Ungheria e di Polonia nominato re a Buda nel gennaio del 1440 (ma incoronato solo in luglio), era deciso a combattere i Turchi senza tregua graie alla fusione delle risorse militari dei suoi regni. Pur combattendo contro Federico III e suoi partigiani lungo il confine occidentale dell'Ungheria, Ladislao riorganizzò anche la difesa meridionale del paese. Per far ciò si ispirò al modello che i suoi predecessori sul trono della Polonia - Lituania, avevano, attuato contro la minaccia tartara, in special modo in Podolia. Questa regione, conquistata ai Tartari dal granduca Oligierd di Lituania nel 1362-1363, era stata affidata a tre fratelli, appartenenti alla famiglia dei Korjatowicz, con l'incarico di organizzarvi la difesa e la colonizzazione. Nel 1430, al momento dell'occupazione della provincia da parte della Polonia, il re Ladislao Jagellone, ripetè l'operazione e vi insediò la famiglia Buczacky, rappresentata dai fratelli Michele, Teodorico e Michal-Muzylo, che riunivano nelle loro mani le stesse funzioni politiche e militari dei Korjatowicz un secolo prima. 

Giovanni Hunyadi, difensore del confine transilvano



Nel 1440 il problema vitale, per l'Ungheria era la difesa del confine meridionale delimitato dal Danubio, la Sava e i Carpazi meridionali. Questa zona di oltre ottocento chilometri sboccava a ovest sulla Croazia e la Slavonia che erano nelle mani dei maggiori partigiani di Federico III. Gli uomini scelti per condurre a buon fine quest'arduo compito di difesa furono Nicola Ujlàki, nominato conte di Temes (Timis), per la parte occidentale; e Giovanni Hunyadi (Iancu de Hunedoara), nominato ban (marchese) di Severino  e voivoda della Transilvania, per la parte orientale. L'anno seguente i duue uomini condivisero parimenti i titoli di conte di Temes e di voivoda della Transilvania. 

Giovanni Hunyadi (1404 o 1405-1456) riuniva un sé l'incontro di diversi mondi. Era nato in una nobile famiglia romena della Transilvania sudoccidentale, dove si trovava la proprietà di Hunydai (Hunedoara, in romeno) donata al padre dall'imperatore Sigismondo per i suoi servigi nelle guerre contro i Turchi (1409). Come molti giovani nobili attirati dal mestiere  delle armi Giovanni aveva prestato servizio agli ordini di vari magnati del regno d'Ungheria, in special modo, del condottiero Filippo de' Scolari, conte d'Ozora, incaricato della difesa del banat (marca) di Severino. Tra il 1431 e il 1433 Giovanni Hunydai fece parte della cerchia del duca Filippo Maria Visconti di Milano, poi passò al servizzio diretto dell'imperatore Sigismondo di Lussemburgo e partecipò alle guerre contro gli Hussari di Boemia. 

Giovanni si fece notare fin dal 1440 per una vittoria contro i Turchi in Bosnia. L'anno seguente, approfittando della treguua che la malattia di Murad II offirva alla Transilvania, intraprese l'organizzazione della difesa della provincia, della quale avrebbe assunto il titolo di voivoda insieme a Nicola Ujlàki. In ottobre, nonstante le proteste di Vlad Dracul, ordinò agli abiitanti di Brasov di aprire nella loro città un'officina per il conio delle monete. In novembre e dicembre i due voivoda si recarono in Valacchia.  

Nel 1442, Hunydai sbaragliò due eserciti ottomani venuti a saccheggiare il paese sotto la guida del goveranatore di Hunyadi, sbaragliò gli eserciti ottomani venuti a saccheggiare il paese sotto la guida del governatore di Vidin e del beylerbey (governatore) della Rumelia, Sehabbedin pascià. Il bottino fu immenso, a un punto tale che il francescano Bartolomeo de Yano scrisse così:
della quale vittoria quelli della Valacchia, e anche quelli che prima erano passati sono tutti ricchi e vestono solo con abiti di seta e drappi d'oro delle spogliazioni e delle vesti dei Turchi sconfitti, che confessano di aver portato via in gran mucchio.

Vlad Dracul, prigioniero dei Turchi



Murad II decise di occupare militarmente la Valacchia per trasformarla in provincia ottomana. Vlad Dracul si trovava totalmente isolato. Da un lato, non aveva avanti la sicurezza del corpo di spedizione ottomana e avrebbe anche attaccato il rimanente dell'esercito dopo la prima disfatta, in Transilvania, il 22 marzo. Dall'altro Giovanni Hunyadi aveva bisogno di un alleato più docile in Valacchia. Con l'appoggio del re d'Ungheria Hunyadi riuscì a insediare  aul trono valacco Basarab II uno dei figli di Dan II rifugiatosi in Transilvania dopo la morte del padre. Abbandonato da Hnnyadi e scacciato dal trono, Vlad Dracul cercò di riprendere i buoni rapporti  con i Turchi. In quuesto frangente venne contattato da un funzionario (subachi o subasi), turco di Giurgio, latore di un salvacondotto del sultano che lo invitava ad Adrianopoli e gli garantiva salva la vita. 

Vlad Dracul accettò l'invito del sultano. Non poteva sperare di recuperare il trono contro della statura di Giovanni Hunyadi, ma contava sulla propria abilità nel convincere Murad II a sostenerlo nelle sue ambizioni. Non appena arrivato a Adrianopoli (luglio-agosto 1442) Vlad Dracul venne introdotto al cospetto di Murad II.:
... il quale a prima vista, lo ricevette molto onorevolmente. Il Turco era installato fuori le mura, con un gran numero di tende e di padiglioniper lui e per i suoi. 
All'indomani dell'arrivo del signore della Valacchia, il suddetto Gran Turco gli organizzò un gran banchetto, al quale invitò tutti i suoi subachi e capitani per festeggiare il signore della Valacchia. E stava quel Gran Turco dentro un padiglione tutto rivestito di velluto color cremisi, ornato e addobbato con ricchi cuscini e cuscinetti drappeggiati d'oro e di seta il quale medaglione era di circa dieci piedi d'altezza, sporgente in avantied elevato affinché (il Gran Turco) potesse vedere i suoi soldati e capitani. E fuori dal padiglione ssedeva per terra su cuscini e tappeti con drappi d'oro il signore della Valacchia, alla destra del Turco, e alla sua sinistra era seduto il bellarbay (beylerbey), che siignifica signore dei signori; e tutti gli altri nnobili erano seduti come in una carovana, da destra a sinistra, il mondo che il Gran Turco  li potesse vedere tutti mentre mangiavano. Indi, terminato il pranzo il Turco si ritirò nella sua granda tenda; poi subito dopo, inviò il subachi che aveva condotto il signore della Valacchia affinché lo facesse prigioniero, come fece, e poi lo portasse nel castello di Gallipoli, che si trova sullo stretto di Rommenia (Dardanelli), dove lo rinchiuse e lo mise ai ferri. E tutti quei signori che erano venuti con il signore della Valacchia per accompagnarlo, il Turco li fece condurre a guidare fino al loro paese, dove raccontarono il gran tradimento da parte del Gran Turco, contro la persona del loro signore, cosa della quale tutti i suoi sudditi rimasero terrificati. Perché capirono e immaginarono bene in cuor loro che il Turco aveva fatto quel tradimento sperando che, senza pastore e senza guardiano, li avrebbe conquistati facilmente. Perché il signore della Valacchia a quel tempo aveva solo un figlio dell'età di tredici o quattordici anni, il quale non era affatto  in grado di condurre un tale regno, specialmente in tempo di guerra; per cui un gran dolore regnava in tutta la Valacchia. 

Alcuni contemporanei aggiunsero che il principe era stato decapitato, altri che i suoi boiardi erano stati spogliati di tuti i loro beni e sostituiti da dei timariot turchi, eccetera. Dopo che Vlad Dracul venne imprigionato, Murad II inviò un nuovo esercito in Valacchia per cercare d'installarvi un'amministrazione ottomana e attaccare di nuovo la Transilvania. Quest'esercito, comandato dal beylerbey della Rumelia, Sehabbedin pascià, fu sconfitto dalle truppe ungheresi e valacche sul fiume Ialomita il 2 settembre 1442. 

Il sultano si vestì di nero e decise di digiunare. Di lì a poco Giovanni Hunyadi gli avrebbe fornito un'uteriore occasione di digiuno. Nel settembre del 1443 mise in piedi, quasi del tutto a sue spese, un esercito di circa 35.000 uomini, per la maggior parte nobili romeni della Transilvania e del Banat, con i quali marciò contro i Turchi sul loro stesso territorio. Si portò appresso alcuen truppe valacche e il loro principe Basarab II, oltre alcuni contingenti serbi del despota Giorgio Brankovic, rifugiatosi in Ungheria. La <<lunga campagna>>, come venne chiamata, durò quattro mesi, dal settembre 1443 al gennaio 1444. Hunyadi riportò parecchie vittorie sugli ottomani, i quali non avevano ancora mai visto un esercito cristiano ai piedi dei monti Balcani. Questa partenza tardiva per la guerra si spiega con le difficoltà nel garantire la tranquillità del fronte occidentale, dove Federico III, spinnto dal papa finì con l'accetare una tregua; bisogna poi aggiungervi le forti esitazioni di Venezia ad armare una flotta che fosse capace di chiudere gli Stretti e la titubanza della chiesa cattolica, dilaniata dal conflitto tra il papa Eugenio IV da una parte e i cardinali del Concilio di Basilea con il loro antipapa dall'altra. 

Nel giugno del 1444 Giovanni Hunyadi ordinò la ritirata generale. Il suo progetto di scacciare i Turchi dall'Europa era rimandato alla seconda parte dell'anno. Il 2 febbraio rientrava trionfante a Buda, dove la Dieta decideva all'unanimità di continuare la crociata. 
Dal canto suo Murad II non rimase inoperoso. Fin dal gennaio del 1444 avanzò delle proposte per un trattato di pace di venti o anche trant'anni, dichiarò di accettare la restaurazione del potentato di Serbia e chiese in caambio la restituzione di molti prigionieri turchi, Murad fece uscire Vlad Dracul dalla prigione di Gallipoli.

Basarab II, il protetto di Giovanni Hunyadi, venne scacciato dal trono e trovò probabilmente la morte durante questi eventi. La Dieta ungherese, riunita a Buda il 15 aprile decretò la chiamata alle armi delle truppe del regno per l'estate, allo scopo di continuare la battaglia contro i Turchi. Questo nonostante l'opposizione dei consiglieri polacchi del re, i quali avrebbero preferito approfittare dei buoni propositi del sultano per mantenere la pace nei due regni. Il despota Giorgio Brankovic, uno dei più ricchi proprietari terrieri dell'Ungheria, concordava con essi nella speranza di recuperare il proprio regno. L'esempio di Vlad Dracul  era contagioso! D'altra parte, il conflitto con Federico III per la corona ungherese era ricominciato e andava complicandosi per alcuni disordini avvenuti al confine con la Boemia. Sembra anche che Giovanni Hunyadi propendesse per un negoziato con i Turchi che strappasse loro il massimo delle concessioni. 
Il 24 aprile 1444 un'ambasciata ungherese e serba partì alla volta di Adrianopoli. Era formata da tre rappresentanti: uno per il re uno per Hunyadi e uno per Giorgio Brankovic. Arrivato ad Adrianopoli in giugno, il 12 dello stesso mese concluse con il sultano un trattato di pace che includeva anche Vlad Dracul, il quale aveva riallacciato i rapporti con il re e con Hunyadi. La situazione di Vlad fu così regolata da Murad II: 
Allo stesso modo (l'ambasciatore del re) ci ha detto che per quanto riguarda Vlad, il voivoda valacco, gli piacerebbe che la pace con lui venisse conclusa in questi termini, cioè, che il suddetto coicoda mi dia in primo luogo il tributo abituale, e che si attenga a tutti i servizi che aveva l'obbligo di rendermi nel passato, tranne il fatto che non sarà più obbligato, come lo era prima, a venire di persona presso la nostra corte. Dunque, per amore di Sua Eccellenza noi accettiamo che non si rechi più presso la nostra corte ma che in cambio ci mandi in ostaggio e liberi quelli tra i nostri che fuggiranno nelle sue terre, così come noi faremo per coloro dei suoi che fuggiranno qui. 

Il trattato venne ratificato dal re Ladislao a Szegedin alla fine di luglio del 1444, non senza aver prima strappato alcune nuove concessioni a Murad II che le accettò, desideroso com'era di passare gli stretti per domare la rivolta all'emiro di Karamania. 
Vlad Dracul assolse coscienziosamente i suoi obblighi, ma, non volendo sacrificare il primogenito Mircea, mandò al sultano due ostaggi al posto ddi uno: Vlad, il futuro Dracula, e Radu; rispettivamente di quaattordici o quindici anni e di cinque o sei anni. Mal gliene insolse, perché il 4 agosto, meno di una settimana dopo la firma del trattato, il re Ladislao, Giovanni Hunyadi e gli altri dignitari ungheresi giurarono solennemente, in presenza del legato pontificio, Giulio Cesarini, cardinale di Sant'Angelo, di muovere guerra ai Turchi a partire dal primo settembre. E' certo che Vlad venne informato troppo tardi di questo voltafaccia, che vece versare molto inchiostro e suscitò aspre controversie. 

In tempi normali i due principini ostaggi avrebbero dovuto soggiornare ad Adrianopoli o a Brasov, come era avvenuto nel 1432, ma la rottura della pace indussse il sultano a trasferirlo il più lontano possibile dal loro paese, a Egrigoz, oggi cantone di Emet, nella provincia di Kutahya.

Il disastro di Varna

Naturalmente anche Vla Dracul fu invitato a prender parte alla campagna di Varna nell'ottobre del 1444. Il principe era però deciso a rispettare il giuramento fatto al sultano, ossia di non attaccarlo, poiché ne dipendeva la vita dei suoi figli. Il cardinale di Sant'Angelo gli propose di assolverlo dal giuramento così come aveva fattto per il re e per Giovanni Hunyadi (ma non valse a nulla, perciò, il legato e il re d'Ungheria, furono molto scontenti>> affermaWalerand de Wavrin. Inoltre, quando l'armata dei crociati passò il Danubio negli ultimi giorni di settembre e si fermò a Nicopoli, Vlad Dracul si presentò davanti al re Ladislao e gli spiegò il suo punto di vista e il bisogno di pace che aveva il suo paese. Ciononostante si dichiarò pronto a contribire alla causa comune e mise a dispposizione del re settemila cavalieri, guidati da suo figlio Mircea. Dopo aver dimostrato in tal modo di essere disposto ai più grandi sacrifici Vlad Dracul  che conosceva fin troppo bene i Turchi informò  il re e i suoi consiglieri che solo per aandare a caccia il sultano usciva con un numero di uomini maggiore di quello di tutto l'esercito dei crociati messo assieme. 

Nella battaglia che il 10 novembre ebbe luogo a Varna il re non seguì i prudenti consigli di Vlad e quando vide i Turchi ritirarsi si lanciò al loro inseguimento. Fu in questa circostanza che il suo cavallo venne ucciso sotto di lui, e che un guannizzero, sbucato dal nulla, gli tagliò la testa. Spaventati e disorganizzati, i cristiani si ritirarono in disordine. Giovanni Hunyadi e i suoi riuscirono a rientrare in Valacchia, il cardinale Cesarini, invece fu dato per disperso, probabilmente morto in battaglia o assasinato dai soldati romeni, allettati dall'oro che trasportava. 
La scomparsa del giovane re di Polonia e d'Ungheria fu un duro colpo per i cristiani. Il sultano Murad ne fece imbalsamare la testa con le spezie, la riempì di cotone, ne fece pettinare i lunghi capelli neri e truccare il volto affinché sembrasse vivo, la conficcò in cima a una lancia, dalla quale pendeva anche il trattato di pace di Szeged, e la ostentò lungo il campo degli alleati, poi in tutte le città dell'Impero. In seguito la mandò come trofeo al sultano mamelucco del Cairo. 

In quel giorno funesto il contingente valacco combatté con coraggio. Mircea, il comandante aveva al massimo sedici anni; lo coadiuvava un precettore esperto che nel 1396, aveva partecipato alla giornata di Nicopoli e conosceva il modo di battersi dei Turchi. Nel cuore della battaglia il sultano mandò un messaggio a Mircea minacciando di uccidere i suoi due fratelli se avesse continuato a combattere, il che causò la ritirata dei Romeni. Questo anche se Vlad Dracul non si faceva più illusioni sulla sorte dei suoi figli, come prova questa lettera che inviò agli abitanti di Barasov: 

"Vi prego di comprendermi poiché ho lasciato uccidere i miei due figli per la pace dei cristiani e affinché io e il mio paese si appartenga al mio signore, il re d'Ungheria"

E, in un certo modo, per lui i due figli erano morti, poiché non li avrebbe mai più rivisti. Ecco perché il principe valacco, nonstante la disputa di Giovanni Hunyadi - che quasi uccise con le proprie mani quando, dopo Varna, quest'ultimo si rifugiò in Valacchia - cooperò appieno con la flotta borgognona giunta l'anno seguente attraverso il Danubio. L'obiettivo illusorio di questa spedizione era quello di cercare il re Ladislao e il cardinale Cesarini, che si diceva fossero ancora vivi. Le otto galere che salparono per congiungersi a Nicopoli con Giovanni Hunyadi e le truppe d'Ungheria erano comandate da Walerand de Wavrin, Regnauld de Comfide e Jacot de Thoisy, capitano della flotta del duca di Borgogna Filippo il Buono - come anche dal cardinale veneziano Condulmieri. In tarda età Walerand de Wavrin raccontò le sue gesta al nipote, lo storico Giovanni de Wavrin, che le inserì nella sua Cronaca dell'Inghilterra. Il racconto si legge come un romanzo di cappa e spada: si susseguono assedi, battaglie contro i Turchi e astuzie per evitare il fuoco della loro artiglieria, scoperte di granai sotterranei contenenti fave, grano e piselli (<<e sembrò a tutti una manna dal cielo>>), tafferugli continui tra romeni e borgognoni per la spartizione del bottino e dei vestiti dei nemici morti, al punto tale che ciascuno se ne portava via un pezzo, chi una spada, un fodero, un arco o una faretra. 

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martedì 15 agosto 2017

Dracula. Un principe e i suoi figli. Il trattato di pace di Murad II. Il secondo matrimonio di Vlad Dracul. La campagna di Murad II in Transilvania

Un principe e i suoi figli (1436-1448)


Murad II

Il trattato di pace di Murad II

Vlad Dracul si ritrovò fin da subito ad affrontare un'incursione ottomana accompagnata da vari saccheggi, distruzioni e dalla cultura <<di un'innumerevole moltitudine di persone>> che furono vendute  come schiavi sui mercati di Adrianopoli. Il 17 novembre 1436 a Costantinopoli, ancora bizantina, si veniva a sapere che Vlad Dracul pagava un tributo ai Turchi con i quali aveva dovuto concludere un trattato di pace. Con questo trattato, il voivoda s'impegnava a provare ogni anno di persona il kharaatch al sultano e, presumibilmente, a guidare e ad accompagnare gli eserciti ottomani nelle loro spedizioni in Transilvania. Questo il prezzo da pagare per mantenere la pace con il potente vicino, la cui forza militare e soprattutto la rapidità di movimento erano senza confronto. Vlad Dracul, da buon realpolitiker, conosceva perfettamene i richi cui andava incontro perché Sigismondo di Lussemburgo, prima del suo incoronamento imperiale a Roma nel 1433, aveva giurato al papa Eugenio IV che non avrebbe mai conosciuto alleanze né trattati di pace con i turchi o con gli <<scismatici>> (ortodossi).

Vlad Dracul si affrettò a dare una dimostrazione di buona volontà ai cittadini di Brasov rinnovando a due riprese - gennaaio e agosto 1437 - i loro privilegi cmmerciali con la Valacchia. Manifestò anche l'intenzione di spostare la Zecca, della quale restava comunque padrone di Sighisoara a Brasov affinché gli abitanti di questa città beneficiassero dellle conseguenze, ma le proteste indignate degli abitanti di Sighisoara lo dissuasero.

Tra l'aprile del 1437 e il febbraio del 1438, una terribile rivoltaa contdina scosse la Transilvania del nord occidentale. I servi  della gleba romeni e ungheresi affrontarono le truppe nobiliari e lo sgominavano grazie alla tattica di guerra degli Hussiti adottata dai rivoltosi. La causa immediata dello scontento era di ordine finanziario e monetario: il vescovo Giorgio Lepes, petendeva di incassare gli arretrati della decima ecclesiastica della nuova moneta anziché nella vecchia che aveva un corso nettamente inferiore (10 per cento del valore della nuova). La vecchia moneta era stata ritirata dalla circolazione e dichiarata priva di valore dalle autorità che minacciavano i ribelli di scomunica. La guerrà durò tutto l'anno ed ebbe come conseguenza la creazione di una lega nobiliare chiamata unione delle tre nazioni (Unio trium nationum: i nobili ungheresi, sassoni e szekely), la quale proibì ai servi della gleba di possedere armi e di partecipare alla guerra.

Vlad Dracul decise comunque di rispettare gli impegni presi con Murad II, il quale nella primavera del 1437, era in guerra contro l'emiro turco della Karamania, in Asia minore. Un suo contemporaneo, lo storico bizantino Ducas, afferma nella sua cronaca che Dragulios, voivoda della Valacchia.
E' arrivato passando gli stretti e ha incontrato il sultano Murad a Brasov. E prosternandosi, ha fatto atto di sottomissione e gli ha promesso che, quando Murad sarebbe passato in Ungheria, gli avrebbe concesso il passaggio (attraverso il suo paese) e avrebbe marciato davanti a lui fino alle frontiere della Germania e della Russia.

La Valacchia da sola non poteva opporsi agli Ottomani che con le loro incursioni rischiavano di destabilizzare tutta la vita economica e sociale del paese. La Siberia, anch'essa vassalla dell'Ungheria, si era parimenti messa sotto la protezione dei Turchi e del despota Giorgio Brankovic (1427-1456), che aveva perso metà del suo paese, aveva dato la figlia Mara in sposa a Murad II per salvarne il rimanente (1433). La rivolta contadini che aveva infiammato la Transilvania sommata all'incapacità del vecchio imperatore - sarebbe morto il 9 settembre 1437 - di difendere i confini meridionali dell'Ungheria e della Transilvania in maniera efficace erano tutti argomenti che deponevano a favore del rispetto dell'accordo con gli Ottomani. L'assenza del trattato di pace con il sultano avrebbe anche significato la chiusura della frontiera del Danubioe l'impossibilità per i mercanti valacchi e transilvani di godere dell'enorme potenziale del mercato interno ottomano. La pace con i Turchi, inoltre, era nell'interesse dei Sassoni della Transilvania, i quali potevano ormai solo in questo modo ssmerciare le loro stoffe di Fiandra, di Colonia e di Boemia e comprare il pepe, lo zafferano, il cotone e altri prodotti azeindali quali i tessuti di seta e di pelo di cammello.

Asserragliate nelle loro piazzeforti sul Danubio nello specifico a Vidin, Turnu e Giurgiu, le truppe irregolari turche potevano effettuare incursioni fulminee e colpire ovunque. Queste incursioni non erano frutto del caso, ma derivavano da un sistema ben organizzato, finalizzato a impressionare le popolazioni cristiane e ad approvigionare di schiavi i meracti balcanici e asiatici.

Vlad Dracul era esasperato dalla passività dei Sassoni, i queli dispensati dal fornire uomini alle truppe ungheresi, si rinhidevano dietro le loro mura e contemplarono i saccheggi degli eserciti turchi. D'altro canto Sigismondo di Lussemburgo aveva permesso in Transilvania s'insediasse  uno (se non due) dei luoghi di Dan II: la protezione che l'imperatore gli accordava accentuava la pressione sul voivoda  valacco, il cui trono si trovava perciò minacciato. Infine, la mancanza di fantasia dell'imperatore, che non poteva (o non voleva) adottare la difesa dell'Ungheria alle condizioni che esigeva la lotta contro i Turchi, era un argomento in più a favore di una soluzione di compromesso con questi ultimi in attesa di tempi migliori.

Il secondo matrimonio di Vlad Dracul

Vlad Dracul era vedovo o si era separato  dalla moglie, la madre  dei suoi primi due figli, Mircea e Vlad. Come nuova sposa scelse una principessa moldava, forse chiamata Marina, sorella dei voivoda Ilias e Stefano, che dal 1432 si dividevano la vicina Moldavia. Si trattava presumibilmente della vedova di Alessandro Aldea, un tipo di unione che ebbe luogo più volte nella storia della Valacchia. Questa principessa, che dopo la morte di Vlad pese il velo sotto il nome di Eufrasia gli diede due figli, un maschio, Radu, nato nel 1438-1439, e una femmina, Alessandra. Con questa unione matrimoniale Vlad dracul s'imparentava anche con il re di Polonia, Ladislao Jagellone, la cui moglie, Sofia, era sorella della moglie di Ilias di Moldavia. Quest'alleanza consolidava il prestigio di Vlad Dracul nel suo paese e all'estero. Infatti, alla morte di Sigismondo di Lussemburgo, le corone della Germania e d'Ungheria tornarono nelle mani di Alberto d'Asburgo, mentre una parte della nobiltà ceca offrì la corona della Boemia al fratello del re di Polonia.

La campagna di Murad II in Transilvania (1438)

l nuovo imperatore Alberto d'Asburgo (1438-1439), genero di Sigismondo, non prendeva sul serio la minaccia turca. Le sue priorità sono altre: le truppe polacche erano appena entrate in Boemia. Ecco perché, il 14 febbraio 1438 Alberto annunciava agli abitanti di Brasov di averli affidati <<nelle mani del nostro fedele Vlad, voivoda del nostro paese transalpino>>. Null'altro. Non una parola su una tregua, sue ventuali trattative  di pace, con il sultano il quale, ben informato sulla situazione interna dell'Impero, ritenne che fosse questo il momento di accapparrarsi quanto rimaneva del tentativo del despota di Serbia (cosa che fece nel 1438-1439) e di compiere un'azione risolutiva in Ungheria. Murad II sapeva che le truppe imperiali erano impegnate in Boemia. Designò come obietivo della campagna Buda, la capitale ungherese, ma lo scioglimento delle nevi e la caduta di forti pioggie gonfiarono i fiumi fino a inondare le pianure meridionali dell'Ungheria. Il sultano, alla testa di un numero compreso tra 70.000 e gli 80.000 uomini, decise allora di rivolgersi a est e attaccò la Transilvania. La campagna, durò quasi due mesi; fu la più distruttiva fra tutte le incursioni  ottomane condotte fino ad allora. I Turchi risalirono la valle del Mures, saccheggiarono  e incendiarono le città e i villaggi sassoni, romeni e ungheresi - dieci anni dopo, i quelle regioni, erano ancora visibili la località abbandonate e le chiese in rovina. Alba Julia, futura capitale  della Transilvania, fu presa d'assalto e saccheggiata; in compenso Sibiu, resistette a un assedio durato otto giorni, così come Brasov, i cui sobborghi vennero descritti.

Vlad Dracul fu inviato dal sultano a guidare le truppe. Con la morte nell'anima (timore mortis), come lui stesso confessò, il voivoda valacco fece da guida all'esercito ottomamo in una regione che conosceva perfettamente e della quale aveva teoricamente la custodia. I suoi veri sentimenti vennero però messi a nudo dal modo in cui trattò gli abitanti di Sales durante l'assedio della città.

Vlad Dracul conosceva dunque molto bene l'usanza ottomana di condurre le popolazioni straniere e cristiane all'interno dell'Impero. Una resa pacifica risparmiava gli abitanti di Sales non solo la distruzione della loro città e il saccheggio dei loro beni (a scapito dei soldati turchi) ma anche e soprattutto la vita. Giorgio d'Ungheria  lo capì, a sue spese durante il suo soggiorno ventennale in Turchia:
I Turchi considerano la morte di un solo uomo  unaa grande perdita. Ed è per questo motivo che il Gran Turco, pur avendo un potere immenso e pur potendo prendere con la forza delle armi molte terre e isole, fa tuttvia attenzione a non uccidere gli uomini, preferisce prenderli vivi e far loro veresare un tributo (djiza) piuttosto che sottometterli con la forza facendo scorrere il sangue. Da questo deriva il fatto che essi non vogliono in alcun caso uccidere gli uomini, a meno di esservi costretti da un'estrema necessità, cioè quando si difendono o quando fuggono; ma, in genere, essi preferiscono prendere uomini vivi.

Alberto d'Asburgo ordinava ai dignitari tranilvani di andare in aiuto ai nobili di Sebes che sarebbero, rientrati in patria dopo il periodo  di prigionia (dorata!) in Valacchia. Solo quattro di essi rimasero in Valacchia: un prete e tre cittadini accusati di tradimento per aver oerganizzato la resa della città. Allo stesso modo furono un prete e alcuni notabili a organizzare la resa di Kelling, altra piazzaforte sassone, che venne così risparmiata.

Giorgio d'Ungheria, unico sopravvissuto della torre <<infernale>> (i Turchi vi avevano appiccato il fuoco per costringere i difensori ad arrendersi) venne venduto con altri compagni di sventura e dei mercanti di schiavi. Incatenati gli uni con gli altri vennero condotti a piedi fino ad Adrianopoli, dove furono nuovamente messi in vendita sul mercato della città.
Dopo la ritirata del sultano e del suo esercito che si portavano appresso un bottino immenso, alla fine dello stesso anno 1438, un'altra spedizione ottomana saccheggiò il paese degli szekely senza incontrare gran resistenza.
Fu solo nel 1439 che il nuovo imperatore radunò un esercito per combattere Murad II in Serbia, ma senza successo. Il 27 ottobre Alberto d'Asburgo moriva di dissenteria  in mezzo alle sue truppe, che non avevano potuto impedire  la presa di Semendria (Semederev), ultima città del potentato di Serbia, che sarebbe scomparsa come Stato indipendente per oltre quattrocento anni.

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sabato 12 agosto 2017

Dracula. La giovinezza di Vlad Dracul. Nuovo esilio

La giovinezza di Vlad Dracul



Anche Vlad Dracul passò parte della sua giovinezza come ostaggio, ma gli storici non concordano sul luogo di detenzione: Busa o Adrianopoli. In effetti, nel 1423, l'imperatore Sigismondo di Lussemburgo, affermava in una lettera, che un figlio del fu Mircea, prncipe della Valacchia <<educato presso la nostra corte>>, era fuggito da Buda e aveva cercato di raggiungere la Polonia, probabilmente per chiedere un aiuto militare e occupare il trono paterno. Il fuggitivo era stato catturato dai conti di Ujvar, piazzaforte situata al confine con la Galizia, e ricondotto con la forza davanti al re imperatore che all'epoca sosteneva in Valacchia un altro principe. Secondo gli storici romeni il fuggitivo era Vlad Dracul, anche se la lettera di Sigismondo lo chiama <<Laykono>>. Si tratterebbe nel caso del nome romeno Vlaicu, del serbo Vlajko, forma derivata da Vlad, Vladislav o Vladimiro. 

Dracula si trovava presso la corte di Maometto II quando quest'ultimo, nel 1422, mise sotto assedio Costantinopoli, ancora bizantina. Una notte il giovane principe abbandonò il campo otttomano e si rifugiò nella capitale imperiale dove venne ben accolto dall'imperatore Giovanni VIII Paleologo. L'imperatore gli premise d'imbarcarsi su una galera che attraverso il Mar Nero lo condusse nel suo paese, dove cerò di guadagnare alla propria causa la nobiltà e il popolo. 

Vlad allora, dovette rifugiarsi in Transilvania e raccomandarsi a Sigismondo di Lussemburgo, il quale gli affidò la salvaguardia della Transilvania meridionale contro i Turchi e lo costrinse ad aspettare un momento più propizio per rientrare in Valacchia. il momento giunse all'iniziodel 1431, quando una delegazione di boiardi valacchi si recò a Norimberga e cheise al re-imperatore di nominare un nuovo principe al posto del defunto Dan II. 

Cresciuto alla corte di Buda, dov'era, stato mandato dal padre tra il 1395 e il 1418, Vlad freme d'impazienza e tenta la fortuna in una data che ci è ignota (ma anteriore al 1423) presso il re di Polonia. Ricondotto a Buda, riesce poi a lasciare l'Ungheria si reca presso i turchi di Murad II, da dove raggiunge Costantinopoli, poi la Valacchia e infine la Transilvania. Ottiene allora dall'imperatore l'incarico di salvaguardare il confine contro le incursioni Turche; un incarico di grande importanza nell'immediato poiché, nel 1429, Sigismondo aveva siglato un trattato di pace (o meglio una tregua di tre anni) con Murad II. 

Vlad Dracul non ispirava una gran fiducia all'imperatore, il quale poteva disporre in Valacchia di un vassallo fedele nonché di un valoroso guerriero nella persona di Dan II figlio di Dan I e di conseguenza, primo cugino di Vlad. Insediato sul trono dal 1422 Dan II non aveva mai smesso di combattere i Turchi e il loro protetto Radu il Calvo (Praznaglava), infliggendo loro, con l'aiuto degli Ungheresi, una serie di gravi sconfitte. La sua situazione era però delicata perché il principe della Moldavia, che aveva occupato la fortezza di Chilia sul Danubio, era incline ad allearsi ai Turchi e a Radu il Calvo. 

Nuovo esilio



Tutti i principi valacchi avevano figli illegittimi (e Mircea più di tutti gli altri!), ai quali si aggiungevano i figli legittimi, appartenenti i due rami della dinastia. E tutti quanti pretendevano di occupare il trono paterno, non esitando, a tale scopo, a cambiare alleanze e vassallaggi. 

Presso o Romeni i figli naturali e quelli legittimi accedono al trono in maniera eguale. Infatti è generalmente permesso a tutti avere due o tre mogli, ai boiardi e ai grandi signori anche molti di più, e i voivoda sono liberi di averne quante ne vogliono. Dunque, anche quando ne hanno una che chiamano moglie inseparabile e la onorano del titolo di principessa, concedendole un'autorità, un rango e una considerazione superiore a tutte le altre, e anche mantenendo il rapporto nel tempo, essi onorano tuttavia i figli delle concubine quanto quelli della moglie, e tutti sono considerati legittimi e aventi diritto all'eredità, e tutta lla genia di quuesti voivoda, in special modo in Valacchia, è sempre occupata a versare sangue e a commettere altre crudeltà. Infatti, quando uno di essi sale al potere, chiunque abbia un legame con lui, sia fraterno sia di altro grado di parentela, fugge fino all'ultimo all'estero per evitare di essere condannato a morte. Poiché solo i genitori risparmiano i figli e i loro genitori. Tutti quelli che vengono catturati vengono uccisi, oppure, se un pò d'umanità induce il nuovo voivoda ad evitare un crimine, viene tagliato almeno il naso, di modo che così contrassegnati siano privati del diritto di successione al trono paterno. 

Un tempo i principi venivano insediati  dai re d'Ungheria che a volte installarono altri principi oppure rimettevano sul trono quelli che avevano cacciato; di fronte a questi re, i principi giurarono solennemente fedeltà e pagavano loro un tributo annuale oppure obbedivano loro, poiché da molto tempo erano stati annessio piuttosto posti di nuovo sotto la dipendenza dell'Ungheria. Molto spesso, infatti, sentendo risvegliarsi dentro di sé il ricordo del potere di un tempo e sforzandosi di regnare nuovamente da padroni in casa propria, si ribellavano. E ciò chhe fecero soprattutto i Valacchi all'epoca dei regni di Carlo (Roberto), di Luigi (il Grande), e di Sigismondo (di Lussemburgo), poiché la dominazione ungherese, era detestata più di ogni altra cosa. Come se fossero comlpiti da una follia innata, essi (i Valacchi) hanno l'abitudine di uccidere quasi tutti i loro principi, sia apertamente sia di nascosto, e se ne spartiscono i beni. Ed è un vero miracolo se qualcuno riesce a reganre tra anni e a morire di morte naturale sul trono. Una volta, in soli due anni, hanno eliminato due o tre principi. E nessuno della stirpe ignora il fatto che essere eletto significa la morte assicurata. Ma quest'onore li ossessiona a un punto tale che, pur sapendo di poter regnare anche un solo giorno, se ne troverebbero facilmente mille disposti a farlo; e anche se venissero tutti uccisi, altri mille seguirebbero senza timore pensando che spetterebbe loro una morte buona e felice, se fossero riusciti a salire sul trono almeno una volta. Talmente grande è la sete di gloria che si trova presso questo popolo barbaro. 

Nel 1431 il suo esilio sembra sul punto di colcudersi poiché Sigismondo, re d'Ungheria e imperatore della Germania, lo fa incoronare principe della Valacchia a Norimberga e gli conferisce inoltre due ordini prestigiosi, quello di san Ladislao e l'ordine del Dragone. Quest'ordine era stato creato da Sigismondo nel 1408, dapprime come ordine ungherse, e poi come ordine imperiale tedesco, allo scopo di costituire intorno a sé una confraternita di baroni legati alla sua persona. Vi si contavano solo tre sovrani stranieri ovvero il re di Polonia, il despota della Serbia e Vlad Dracul. I membri devono portare le insegne dell'ordine un drago schiacciato da una croce sulla quale era scritto <<O, quam misericors est Deus>> e sul braccio piccolo della croce <<pius et justus>>, più terdi <<paciens et justus>>.

L'8 febbraio 1431 Vlad era già riconosciuto come principe della Valacchia, in questa data, infatti, emetteva un privilegio che concedeva ai monaci francescani il libero esercizio della religione cattolica nel suo paese. Si può dunque presumere che il principe si fosse convertito al cattolicesimo, troncando con la Chiesa ortodossa di Costantinopoli dopo un secolo di appartenenza. 
La situazione di Vlad non era tuttavia così semplice. Appena rientrato in Valacchia era venuto a sapere della morte - questa volta confermata - di Dan II durante una battaglia contro i Turchi. Questi ultimi, avevano allora insediato sul trono un altro figlio illegittimo di Mircea il Vecchio, Aldea (forma romena di Aldo), che aveva preso il nome principesco di Alessandro. Si trattava di un omaggio all'altro suo protettore il principe Alessandro il Buono di Moldavia, costui, vassallo di Polonia, aveva mutato alleanze e ora sosteneva Sigismondo di Lussemburgo, i barbieri Teutonici e i Lituani nel conflitto che li opponeva alla Polonia. 

Vlad dovette limitarsi alla difesa dei confini meridionali della Transilvania e si stanilì a Sighisoara. L'imperatore-re gli concesse, il diritto di battere moneta, un'importante fonte di reddito in un'epoca in cui la svalutazione della moneta ungherese era frequente. 

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