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domenica 23 dicembre 2018

Dracula. L'esilio in Moldavia

Dracula 

L'esilio in Moldavia


Federico III


Ladislao Jagellone


Luigi d'Angiò



Quest'altro paese romeno aveva conosciuto, a partire dal 1432, gli stessi scompigli e le stesse guerre civili della Valacchia. Il suo nome deriva dal fiume Moldova, che scorre nel nord del paese, dove si trovava la sua prima capitale. La Moldavia ne comprendeva solo due: il paese alto (Tara de sus), a nord, e il paese basso (Tara de jos), a sud. In origine questi due principati erano anche chiamati Valacchia, il paese dei Romeni. Ma poi, per differenziarli dall'altro Stato romeno, si utilizzarono le forme Rossovalacchia (Valacchia vicina alla Russia) e Maurovalacchia (Valacchia nera, settentrionale), diventata Piccola-Valacchia. Il nome Moldavia, che a metà del XIV secolo designava il piccolo principato del nord, finì per imporsi alla fine dello stesso secolo, quando avvenne l'unione del paese alto con quello basso. 
La Moldavia ritrovò la propria indipendenza nel 1359, grazie alla rivolta del principe Bogdan, voivoda romeno originario del vicino Maramures, che occupò il trono e diede il suo nome alla dinastia regnante. L'indipendenza non durò a lungo poiché nel 1370 Luigi d'Angiò, re d'Ungheria, fu eletto anche re di Polonia, sua confinante a nord. L'unione della Polonia con la Lituania, vicina orientale della Moldavia (1386), spinse il principe Pietro I a giurare fedeltà al re di Polonia-Lituania, Ladislao Jagellone (1387). Il paese alto finì con l'unirsi al paese basso verso il 1390-1391 e in tal modo raggiunse il litorale del Mar Nero. La Moldavia rimase per molti secoli vassalla della Polonia. 
Il lungo regno di Alessandro il Buono (1400-1432), contemporaneo e pupillo di Mircea il Vecchio di Valacchia, permise al paese di svolgere un ruolo importante in Europa orientale. La via commerciale che collegava la Cina e la Persia alla Polonia attraverso il Mar Nero, percorreva la Moldavia da Sud a Nord e le apportava una grande prosperità. Alcuni scambi importanti legavano la Moldavia alla Transilvania, grazie soprattutto alle città di Bistrita a Nord e di Brasov a sud. Con Cetatea Alba, alla foce del fiume Nistru, sul Mar Nero, e Chilia, occupata verso il 1428, la Moldavia possedeva due grandi emporia per il commercio internazionale e si affermava come potenza pontica. Il paese adesso aveva raggiunto la sua massima estensione dai Carpazi orientali al Nistru e dal Mar Nero ai confini della Galizia. 
Nel 1420 la comparsa degli Ottomani colse i moldavi di sorpresa. Per un quarto di secolo (1432-1457) i figli e i nipoti del principe si disputarono il trono con una violenza spaventosa. Nel 1433 Elia, figlio legittimo di Alessandro, fece annegare la madre del fratellastro con il quale condivideva il trono, Stefano, che non era riuscito a catturare. La spirale di violenza continuò fino al 1448, quando Roman, figlio di Ilia, decapitò Stefano per vendicare il padre. Un anno più tardi Roman morì a sua volta avvelenato. 
Nella primavera del 1448 Giovanni Hunyadi decise di porre fine all'instabilità della Moldavia insediando Pietro II, che si era rifugiato presso di lui per paura di essere assassinato dal correggente al trono. Quest'azione rientrava nel progetto, accarezzato da Hunyadi, di grantirsi la fedeltà dei due paesi romeni transcarpatici in vista della spedizione che stava preparando contro i Turchi. 
Salito sul trono in marzo, Pietro II si sbarazzò presto del rivale, che morì avvelenato in luglio. Pietro II morì a sua volta il 10 ottobre 1448 e questo spiega come mai non avesse partecipato alla campagna di Kosovopolje. Il suo poso venne occupato da un figlio di Ilia, Alessandro (Alexandrel), di soli dieci anni d'età, per parte di madre egli era cugino del re di Polonia Casimiro IV. E' presso questo giovanissimo principe che Vlad Dracula, si recò nel novembre-dicembre del 1448, dopo essere stato scacciato dalla Valacchia. Foese la seconda moglie di Vlad Dracul, zia di Alessandro si trovava già lì con la figlia Alessandra. Vlad poté trovare asilo in Moldavia per tre anni, nonostante Alessandro venisse scalzato dal trono nell'ottobre del 1449. Il nuovo principe Bogdan II (1449-1451) era figlio del jupan Bogdan, fratello di Alessandro il Buono. Il nuovo principe Bogdan II godeva dell'appoggio di Giovanni Hunyadi con il quale l'11 febbraio 1450 concluse il trattato di fedeltà e di alleanza. Bogdan si impegnava a comportarsi con il governatore dell'Ungheria <<come un figlio con l'amato padre>>; il suo paese sarebbe stato <<un tutt'uno con il paese di Sua Signoria>>; proometteva inoltre al suo signore consigli, assistenza militare, diritto d'asilo, eccetera. 
I termini di questo trattato costituivano una novità nelle relazioni diplomatiche tra la Moldavia e l'Ungheria, e portavano l'impronta dell'energica personalità di Giovanni Hunyadi. Significarono una rottura con la politica tradizionale dedi principi moldavi, i quali avevano scelto il vassallaggio polacco proprio per mettersi al riparo dalla troppo pesante tutela ungherese e dal proselitismo cattolico che essa incoraggiava. 
Il re di Polonia, non poteva accettare questa situazione. Un esercito polacco attaccò la Moldavia a due riprese, nel marzo e nel settembre del 1450, ma subì due gravi disfatte. Nel 1457, Vlad. aiuterà Stefano, fornendogli un esercito e l'appoggio diplomatico per la riconquista del trono moldavo. L'esperienza militare che forse Dracula acquisì in quest'occasione gli sarebbe servita più tardi, essendo la prima volta che combatteva contro un esercito occidentale, formato essenzialmente da corpi di cavalleria pesante e protetto da carri da combattimento che imitavano quelli degli hussiti. Il 15 ottobre 1451, durante i festeggiamenti per il matrimonio di uono dei suoi uomini. Bogdan II venne tratto dal letto in piena notte e decapitato da una truppa comandata da Pietro Aron, pretendente a un trono e appoggiato dai Polacchi. Dopo questo delitto la vedova di Bogdan II si rifugiò con i figli in Transilvania mettendosi sotto la protezione di Giovanni Hunyadi. Vlad la scortò, ma non ebbe la forza di presentarsi davanti all'assassino del padre. Si stabilì probabilmente a Sighisoara o a Brasov. 

Giovanni Hunyadi sembrava ben tollerare il fatto che Dracula si fosse rifugiato in Transilvania. Il nuovo sultano, che entrerà nella storia con il nome di Maometto il Conquistatore, figlio e successore di Murad II, morto il 9 febbraio 1451, stava preparando l'assedio di Costantinopoli e necessitava di concludere la pace con Venezia e con l'Ungheria. E il 20 novembre 1451, infatti, Maometto II firmò una tregua di tre anni con l'Ungheria. 

E Vladislav; principe dei Valacchi, deve pagare e resituire alla Mia Signoria ciò di cui è debitore, il tributo o altri servigi. Egli deve al regnoo d'Ungheria, o al suo governante, attenzione, obbedienza e obblighi.E se soddisfa  le due parti, che regni in pace, e se non pagasse quello che devea me o a sua Signoria il governatore e anche ai signori d'Ungheria che ogni parte possa attaccarlo e obbligarlo a rispettare la pace. E che Vladislav, che adesso è principe dei Valacchi, egni fino alla fine dell'armistizio. E se Vladislav morisse durante il periodo di pace, nessuna delle parti avrà la libertà di nominare un principe in Valacchia diverso da quello che avrà scelto. E colui che sarà principe resterà in questa situazione fino al termine sopra indicato.  

Nella lettera del 6 febbraio 1452 nella quale Giovvanni Hunyadi annunciare alle autorità di Brasov che si sarebbe impegnato a una belligeranza nei confronti di Vladislav II. 

Non ci permettiamo di mandare un esercito di questo campo d'Ungheria contro il voivoda Vladislav, e se possibile che non intraprenderemo niente contro di lui. 

Non ci permettiamo di mandare un esercito di questo regno d'Ungheria contro il voivoda Vladislav, e se possibile che non intraprenderemo niente contro di lui. Perché adesso, l'illustre principe Vlad, figlio del fu voivoda Dracul, che adesso si trova presso di voi, si propone verosimilmente di attaccare il voivoda Vladislav a nostra insaputa e contro la nostra volontà. Se il suddetto Vlad desidera passare attraverso questa regione contro il sunnominato Vladislav allo scopo di distruggere lui e il paese della Valacchia, allora con la presente noi vi ingiungiamo  con la forza di non offrire a Vlad né alloggio né riparo, ma piuttosto di catturarlo e scacciarlo. E poiché il suddetto Vlad è venuto  dalla Moldavia sotto la nostra protezione, faremo in modo che sia condotto sano e salvo per la medesima strada dai nostri uomini e sotto la nostra protezione. 

La decisione di rimandare Dracula in Moldavia era legata al cambiamento di principe in questo paese, avvenuto in febbraio. Alessanndro (Alexandrel) aveva goduto ancora una volta dell'appoggio del re di Polonia, le cui truppe avevano scacciato facilmente Pietro Aron. In breve tempo il giovane principe normalizzò i rapporti con la città di Brasov, alla quale rinnovò i privilegi commerciali concessi dal nonno Alessandro il Buono (il 14 agosto 1452) e avviò altri negoziati in tal senso a Hunyadi. Il 16 febbraio 1453 Alessandro concludeva con quest'ultimo un trattato di <<pace eterna>>, impegnandosi anche a sposare una nipote del suo protettore. 
Vlad lasciò Brasov e la sua regione e si diresse verso occidente per uscire dal territorio sassone. Aveva alle costole non solo gli uomini di Hunyadi ma anche i Sassoni di Sibiu, che gli avevano proibito di stabilirsi nel loro Stuhl. A Geoagiu, vicino a Broos (Oràstie), due uomini di Hunyadi gli tesero un agguato che avrebbe potuto essergli fatale. Vlad ricorderà ai cittadini di Sibiu quest'incidente che quasi gli costò la vita, poiché fu sul punto di essere catturato e giustiziato <per l'amore del signore Vladislav, voivoda>>. 
Vlad si rivolse direttamente a Hunyadi, il quale gli propose di prenderlo al proprio servizio in condizioni di subalterno, cosa che egli rifiutò. Hunyadi lo ricacciò in Moldavia manu militari. Il primo contatto fra i due finì dunque malissimo. Vlad era troppo orgoglioso per accettare qualcosa che esulasse dal trono paterno; dal canto suo Hunyadi teneva a rispettare la pace conclusa con Maometto II e non poteva permettere che Vlad soggiornasse sul territorio sassone della Transilvania, da dove avrebbe immancabilmente minacciato Vladislav II. 
Vlad si ritrovò ancora una volta esiliato in Moldavia. Il paese era ancor governato dal giovane principe Alessandro sotto la tutela dei boiardi, che non vedevano di buon occhio le sue aperture nei confronti di Hunyadi e dell'Ungheria. Alessandro si rassegnò a prestare giuramento  d'obbedienza al re di Polonia. Dal 29 maggio 1453, infatti, Maomentto II occupava Costantinopoli e dall'agosto dello stesso anno esigeva un tributo dalla Moldavia. Nel maggio del 1454 il rappresentante polacco presso la dieta di Ratisbona poteva annunciare pubblicamente che la Valachia e la Moldavia pagavano un tributo annuale ai Turchi e che la popolazione era stata obbligata ad assolverlo dopo un censimento di tutti i capifamiglia. In tal modo non esistevano più bastioni tra la Polonia e i Turchi, cosa che era tanto più pericolosa per il regno in quanto nello stesso momento si stava impegnando in una lotta contro l'ordi e Teutonico. 
La posizione di Alessandro era sicuramente minacciata dall'evolversi dei problemi interni dell'Ungheria, dove Giovanni Hunyadi aveva lasciato il titolo di governatore del regno che deteneva dal 1446. Dopo la disfatta di Kosovo era potuto uscire dalle prigioni del despota della Serbia solo a prezzo di un'alleanza con i nemici della nobiltà ungherese: con Ulrico de Cilli e suo suocero Giorgio Brankovic, con Ladislao Garài e con Nicola Ujlàki. Costoro lo forzarono a negoziare con Federico III la liberazione del re minorenne Ladislao il Postumo, che l'imperatore s'intestardiva a tenere presso di sé in Austria com e pupillo. Hunyadi ottenne da Federico la promessa di restituire la libertà a Ladislao non appena avesse raggiunto la maggiore età, fissata a tredici anni. Nel gennaio del 1453, Ladislao il Postumo divenne arciduca d'Austria e il mese seguente di fece incoronare re d'Ungheria. Giovanni Hunyadi rinunciò allora al suo incarico di governatore del regno e Ladislao lo nominò conte ereditario di Bistrita, capitano del paese e gran tesoriere del regno. Qualche mese più tardi il re creò un triumvirato che avrebbe dovuto gestire i suoi possedimenti: Hunyadi ottenne la responsabilità degli affari d'Ungheria, Ulrico de Cilli quelli d' Austria e Giorgio Podebrad quelli di Boemia. 
Giovanni Hunyadi si trovò ad acere a che fare con un valacco sempre più irrequieto, Vladislav II, che intendeva proteggere i suoi sudditi dalle svalutazioni monetarie ungheresi. Nel settembre - ottobre 1452 Vladislav II inaugurò una nuova politica monetaria e coniò delle monete d'argento più pesanti e più ricche di metallo prezioso delle corrispondenti monete ungheresi, Intendeva sottolineare l'indipendenza nei confronti del vicino settentrionale e permetteva alle proprie monete di circolare sul mercato ottomano. 
Giovanni Hunyadi proibì agli abitanti di Brasov di accettare la moneta valacca e gli aspres turchi, e il re Ladislao tolse a Vladislav II i feudi transilvani di Amlas e di Fagaras. Nell'agosto del 1453, scoppiò un primo conflitto, poi, nel settembre del 1455, Giovanni Hunyadi invase la Valacchia e obbligò Vladislav II ad accettare la nuova moneta inglese, molto svalutata. Le azioni ostili di Hinyadi contro il principe valacco non contravvenivano alla tregua del 1451, che era scaduta. Tuttavia Hunyadi non osò intervenire in Moldavia , dove il principe Pietro Aron, di nuovo sul trono, si era affrettato a prestare anch'egli giuramento di fedeltà al re di Polonia, negoziando nel contempo con Maometto II il pagamento di un tributo che quest'ultimo fissò a 2000 ducati d'oro (5 ottobre 1455).

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venerdì 14 dicembre 2018

Dracula. Ostaggio nel paese ottomano (1444-1448)

Dracula 

Ostaggio nel paese ottomano (1444-1448)



A partire dal 1444, quando aveva quattordici o quindici anni, Vlad Dracula dovette fare i conti, suo malgrado, con un terzo universo; il mondo ottomano dell'Asia minore e poi di Adrianopoli, in Europa. La società nella quale si trovò immerso non assomigliava in nulla e per nulla a quella in cui era cresciuto. Rimase colpito dalla venerazione di cui godeva il sultano da parte dei sudditi, che si consideravano come suoi schiavi. I più alti dignitari di corte potevano cadere in disgrazia oppure essere esiliati; giustiziati, privati dei beni, senza che nessuno osasse mai opporsi. La vita e il cerimoniale di corte concretizzano questa forma di venerazione per il sultano, che veniva circondato da innumerevoli servitori e soldati, tra cui i famosi giannizzeri, riorganizzati da Murad II. 
Tutto ciò impressionò Vlad, che era abituato alla preminenza dei gran signori (jupan) e dei loro clan negli affari dello Stato valacco, al loro spirito fondista, al loro orgoglio e alla loro brutalità. L'instabilità del trono valacco dal 1420 in poi e l'avvicendamento sul trono dei principi sostenuti dalle varie fazioni nobiliari aumentarono il contrasto con la meccanica ben oliata dell'Impero ottomano. Se è vero che in Valacchia gli uomini nuovi potevano raggiungere posti di potere grazie a loro meriti sul campo di battaglia, il peso dell'aristocrazia restava altresì predominante. Questa supremazia era dovuta soprattutto alla forza economica e militare dei clan, in numeri di cinque o sei in tutta la Valacchia, e risaliva ai secoli XIII e XIV. Si trattava, dei discendetni degli knezes e dei voivoda precedenti alla creazione dello Stato. Questi clan erano riusciti a conservare le loro proprietà e ad ampliarle attraverso alleanze matrimoniali, oppure con la forza o anche in virtù di donazioni da parte del principe; tutto ciò a detrimento dei liberi proprietari allodi, il cui peso sulla società valacca andava vieppiù diminuendo. Peraltro, se un boiardo era accusato di fellonia verso il suo principe, ma solo per passare nelle mani di altri membri dello stesso clan. Un nuovo principe poteva sempre intervenire sulle confische avvenute nei regni precedenti al suo, e il costume, stabiliva, persino il divieto ai principi di vendere i villaggi dei boiardi. 
Alla corte del sultano, dove visse almeno un anno, poté osservare la straordinaria varietà di nazionalità che formavano la sua cerchia: nobli provenienti dalle grandi famiglie turche dell'Anatolia, Geci rinnegati, Serbi, Albanesi, Arabi, Africani, Italiani, Persiani, eccetera. L'amore dei turchi per la guerra, per i cavalli e per il loro dio alimentava un'atmosfera strana, quasi eroica. L'impero aveva conquistato così tanti territori e uomini, le sue risorse erano innumerevoli, la sua organizzazione e il suo funzionamento erano così ben rodati, che era difficile immagianrlo sconfitto o anche solo tenuto in scacco. Le città, l'artigianato e il commercio prosperarono, i contadini vivevano di gran lunga meglio che nei paesi cristiani. E anche i sudditi cristiani, chiamati dimmi (<<infedeli protetti>>), non avrebbero rinunciato per nulla al mondo a vivere sulle terre del sultano. 
I Turchi non inducevano i cristiani a convertirsi per forza: si poteva rimanere cristiani e godere della fiducia del sultano e degli alti dignitari. Fu il caso di molti Greci e Italiani, che ne hanno lasciato testimonianza nei loro scritti. 
A partire dal 1447, quando Vlad Dracul concluse la pace con il sultano, i suoi figli vennero trasferiti da Egrigöz alla corte di Murad II. Vlad Dracula e il fratellastro Radu poterono quindi osservare anche la complessità del potere ottomano, Giorgio d'Ungheria, vissuto in Turchia dal 1438 al 1458, descrive il vivaio di giovinetti riuniti alla ccorte del sultano per le cause più disparate: progionieri di guerra, ostaggi dei paesi tributari, figli di cristiani <<raccattati>> per farli diventare giannizzeri: 

Tra questi servitori summenionati, alcuni, a seconda delle qualità di cui hanno dato prova, vengono adibiti alle più alte cariche del regno. E ciò ha come risultato che tutti i dignitari e i principi del regno sono in qualche modo funzionari nominati dal re, di conseguenza il re è il solo signore e il solo proprietario, colui che in tutto il regno può dispensare, distribuire e goveernare i beni, mentre gli altri sono solo organi esecutivi, funzionari e amministratori che eseguono la sua volontà e i suoi ordini. Nel suo regno, non è possibile nessuna opposizione e nessuna resistenza; anzi, uniti in tutto e per tutto come un solo uomo, essi si conformano e si sottomettono al potere unico di un uomo che servono infaticabilmente, e nessuno osa intraprendere nulla senza la sua autorizzazione. E se qualcuno osasse lanciarsi di testa propria in qualche impresa, di grande portata oppure no, verrebbe subito privato di ogni potere, spedito a corte e riabbassato al grado precedente. Quando è il caso, il re può, a piacimento, farlo uccidere, mandarlo in prigione, venderlo o ridurlo in schiavitù, senza tenere in nessuna considerazione al suo rango o la sua persona. 

Vlad rimase colpito da questa società aperta e dinamica, una vera e propria meritocrazia al servizio del solo monarca. Ne analizzò il funzionamento e tentò di applicarlo a Valacchia nel corso del suo regno più lungo, del 1456 al 1462. La <<rivoluzione>> di Calcondila, suo contemporaneo, rileva nei suoi atti.

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martedì 11 dicembre 2018

Dracula. Un'adolescenza valacca

Dracula 

Un'adolescenza valacca

Dracula visse la maggior parte dell'adolescenza in Valacchia. L'insediamento del padre sul trono coincise con l'uscita di Vlad dall'infanzia (puer) e con l'ingresso in una situazione diversa (adulescens), come sempre avviene quando un giovane lascia la società femminile (madre, balie, serve) ed entra in quella degli uomini. Per Vlad quuesto cambiamento coincise con la scomparsa della madre (o con la separazione dei genitori). La rottura del contatto con la madre potrebbe spiegare alcuni tratti del suo carattere, come la durezza e l'insensibilità nei confronti della sofferenza altrui, e in particolar modo le terribili torture e sevizie che avrebbe riservato alle donne, ai bambini e ai neonati. LA presenza al fianco ddel padre di una matrigna, una principessa moldava (Marina?), che darà alla luce due figli - Radu e Alessandra - dovette affrettarer l'ingresso d Dracula nel mondo degli uomini. 
Il primo provvedimento da prendere era la scelta di un precettore. Si sarebbe dovuto occupare dell'educazione dell'adolescente, trovargli i professori e i maestri che gli insegnassero le varie materie previste. Walerand de Wavrin. Si trattava del boiardo che aveva <<ben otant'anni>> nel 1445 e che aveva prestato servizio agli ordini del maresciallo di Francia Enguerrand de Coucy in occasione della crociata di Nicopoli nel 1396. 
Fatto prigioniero dei Turchi era stato venduto ai mercanti genovesi e da essi aveva imparato l'italiano, o, meglio, la lingua franca del Levante. Possiamo supporre che il Vecchio precettore avesse scorrazzato per alcuni anni nel Levante prima di recuperare la libertà e rientrare nel paese natio.  In effetti, nel 1396, i ggenovesi possedevano empori commerciali lungo tutta la circonferenza del Mar Nero, da Caffa in Crimea a Trebisonda e a Pera e a Chio. Poiché nessuno schiavo romeno è stato segnalato a Genova ttra il 1381 e il 1408, si può presumere che il nnnostro precettore fosse rimasto a Pera o in qualche altra colonia genovese del Mar Nero. 
Mircea e Vlad, nati a poca distanza l'uno dall'altro, hanno avuto lo stesso governante nella persona del vecchio signore valacco incontrato da Walerand de Wavrin. L'incarico di precettore del figlio del voivoda non era incompatibile con una posizione di dignitario presso la corte principesca. Nicola Patrascu, il figlio del principe valacco Michele il Bravo (Mihail Viteazul, 1593-1601), n importante banchiere di Istanbul, appartenente alla famiglia imeriale del XIV secolo, Andronico si era rifugiato in Valacchia dove deteneva il titolo di ban e di gran tesoriere. In quanto al precettore di Mircea e Vlad, ci si può chiedere se non si trattasse semplicemente del <<fedele servitore>> di Vlad Dracul, un certo Gianni il Cavaliere (Ionàs Viteazul), che godeva della totale fiducia del principe all'epoca del suo soggiorno a Sighisoara. Viteaz, aveva in origine lo stesso significato del latino miles (soldato di professione), cosa che sembra quasi potersi applicare a Ionàs. Nei paesi romeni questo termine s'incontra fin dal 1369: un Neagu Viteazul viene inviato dal suo principe al monte Athos e più tardi diventa dignitario della corte di Valacchia, comis agazonum o praefectus stabuli. Anche in Moldavia si trova un più di un viteaz tra i membri del consiglio principesco della fine del XIV secolo e dell'inizio del XV, tutti cavalieri e compagni d'amrmi del principe. E Stefano il Grande di Moldavia (1457-1504), dopo una vittoria conferì dei vitezi (plurale di viteaz) sul campo di battaglia. Come fece, peraltro, Dracula. 
Il precettore aveva dunque la totale responsabilità dei giovani principi, che egli affidava ai vari maestri d'armi, d'equitazione, eccetera. L'accentoo veniva messo sull'apprendimento e l'acquisizione delle attività fisiche chiamate <<le sette agilità>>: l'equitazione, il nuoto, l'uso delle armi, il lancio (o il tiro), la lotta, la vita di corte e il torneo. Vlad Dracul, il quale aveva subito a sua volta qusto tipo di educazione presso la corte di Sigismondo di Lussemburgo, voleva insegnare ai propri figli le medisime discipline, anche se il mondo romeno aveva le sue prassi. 


Cavallo arabo



L'equitazione era l'attività prioritaria, essendo il cavallo a quell'epoca il mezzo di trasporto universale, il fedele compagno dei guerrieri, l'animale da tiro per eccellenza. Era allevato e addestrato con passione dai Romeni. Vlad Dracul ne aveva persino regalati due al re Ladislao prima della Campagna di Varna. Il cavallo castrato, dolce e obbediente viene chiamato hongre in francese e Wallach in tedesco, un'indicazione sicura della sua provenienza geografica. I due stati romeni della Valacchia e della Moldavia erano stati fondti grazie alla conquista chiamata in romeno descàlecat (discesa da cavallo), termine derivato dal tardo latino de-ex-caballicare, des-caballicare. Ogni volta che un nuovo re s'insediava sul trono d'Ungheria, la Valacchia era perciò tenuta a offrire un cavallo per famiglia, mentre <<la tassa  (o il dono) del cavallo>> era l'imposta che pagavano al principe gli uomini liberi e i boiardi che compravano una terra. I cavalli della Valacchia e della Moldavia, erano di taglia piccola e a pelo lungo. Ma sapevano dimostrarsi veloci e molto resistenti, e si accontentavano di poco cibo. Le scuderie principesche e quelle dei grandi boiardi contavano cavvalli di razza turchi e arabi da parata. In battaglia, pertanto, i guerrieri preferivano sempre montare i cavalli del loro paese.


Sigismondo di Lussemburgo 

Le truppe inviate dalla Valacchia e dalla Moldavia in aiuto alle spedizioni di Giovanni Hunyadi erano formate, da aricieri a cavallo. Questa cavalleria leggera era l'unica veramente in grado di lottare alla pari contro i Turchi, così come, contro i Mongoli. E nei tempi antichi le frecce dei Daci, gli antenati dei Romeni, erano temute quanto quelle dei Parti, lanciate al galoppo. L'arco preferito dai guerrieri romeni era l'arco duro, formato da tre parti, un'arma messa a punto dai Mongoli e adottata nel Medioevo dai Romeni. Nel 1445 Walerand de Wavrin aveva ammirato le manovre dei cavalieri valacchi che seguivano la flotta crociata sul Danubio ed era rimasto profondamente impressionato dalle grida che essi lanciavano per radunare i cavalli dispersi. Vlad Dracula: nel 1462 attaccò di notte, alla testa delle sue truppe a cavallo, il campo del sultano Maometto II, al quale inflisse pesanti perdite. 
L'apprendimento dell'equitazione andava dii pari passo con quello del combattimento a cavallo, la giostra, il cui equivalente romeno era la harta, termine imparentato con il francese harcelement, <<logoramento>>.
In un'epoca anteriore alla metà del XVI secolo era stato anche introdotto il gioco turco del gerid, in romeno halca, che consisteva nel centrare un anello al gran galoppo con una lancia. Simili festeggiamenti non avevano luogo nei paesi romeni; nel 1412 alcuni cavalieri romeni parteciparono a un torneo organizato a Buda da Sigismondo di Lussemburgo. volesse insegnare ai propri figli le medesime discipline, anche se il mondo romeno aveva le sue prassi. 
L'equitazione era l'attività prioritaria, essendo il cavallo a quell'epoca il mezzo di trasporto universale, il fedele comppagno dei guerrieri, l'animale da tiro per eccellenza. Era allevato e addestrato con passione dai Romeni. Vlad Dracul ne aveva persino regalati due al re Ladislao prima della campagna di Varna. Il cavallo castrato, dolce e obbediente, viene chiamato hongre in francese e Wallach in tedesco, un'indicaione sicura della sua provenienza geografica. I due stati romeni della Valacchia e della Moldavia erano stati fondati grazie alla conquista chiamata in romeno descàlecat (discesa da cavallo), termine derivato dal tard latino de-ex-caballicare, dis-caballicare. Ogni volta che un nuovo re s'insediava sul trono d'Ungheria, la Valacchia era perciò tenuta a offrire un cavallo per famiglia, mentre <<la tassa (o il dono) del cavallo>> era l'imposta che pagavano al principe gli uomini liberi e i boiardi che compravano una terra. I cavalli della Valacchia e della Moldavia, erano di taglia piccola e a pelo lungo. Ma sapevano dimostrarsi veloci e molto resistenti, e si accaontentavano di poco cibo. Le scuderie principesche e quelle dei grandi boiardi contavano cavalli di razza turchi e arabi, da parata. In battaglia, pertanto, i guerrieri preferivano sempre montare i cavalli del loro paese. 
Le truppe inviate dalla Valacchia e dalla Moldavia in aiuto alle spedizioni di Giovanni Hunyadi erano formate, da arcieri a cavallo. Questa cavalleria leggera era l'unica veramente in grado di lottare alla pari contro i Turchi, così come, contro i Mongoli. E nei tempi antichi le frecce dei Daci, gli antenati dei Romeni, erano temute quanto quelle dei Parti, lanciate al galoppo. L'arco preferito dai guerrieri romeni era l'arco duro, formato da tre paerti, un'arma messa a punto dai Mongoli e adottata nel Medioevo dai Romeni. Nel 1445 Walerand de Wavrin aveva ammirato le manovre ddei cavalieri valacchi che seguivano la flotta crociata sul Danubio ed era rimasto profondamente impressionato dalle alte grida che essi lanciavano per radunare i cavalli dispersi. Vlad Dracula nel 1462 attaccò di notte, alla testa delle sue truppe a cavallo, il campo del sultano Maometto II, al quale inflisse pesanti perdite. 
L'apprendimento dell'equitazione presso la corte valacca andava di pari passo con quello del combattimento a cavallo, la giostra, il cui equivalente romeno era la harta, termine imparentato con il francese harcelement, <<logoramento>>. 
In un'epoca anteriore alla metà del XVI secolo era stato anche introdotto il gioco turco gerid, in romeno halca, che consisteva nel centrare un anello al gran galoppo con la lancia. Simili festeggiamenti non avevno luogo nei paesi romeni; nel 1412 alcuni cavalieri romeni parteciparono a un torneo organizzato a Buda da Sigismondo di Lussemburgo. Nella tomba attribuita molto verosimilmente a Vlad Dracula sono stati rinvenuti una corona da torneo e un anello femminile identificato dagli esperti come un anello da torneo!
Un problema che ci si pone riguardo all'educazione dei figli dei principi della Valacchia, concerne l'entità dell'insegnamento teorico. Vlad Dracula noon sapeva scrivere, al massimo sapeva leggere. La prima firma autografa che si conosca di un principe valacco risale al 1534, però è molto probabile che il principe Vlad il Monaco (che regnerà dal 1482 al 1495), figlio illegittimo di Vlad Dracul, essendo stato monaco, sapesse leggere e scrivere. All'epoca lo slavone era la lingua del culto e della cultura, l'equivalente del latino e del greco. Venne impiegato per i documenti e la corrispondenza dei principi valacchi fino al XVII secolo, come fu il caso dei Serbi, dei Bulgari, i Russi e gli Ucraini. In quanto all'insegnamento religioso, esso si limitò probabilmente a qualche rudimento di teologia ortodossa e ad alcune nozioni sulla maestà della funzione regale, come l'elezione per grazia di Dio e le virtù dell'unzione con il sacro crisma. 
Il giovane principe dovette prendere atto del cerimoniale di corte, del ruolo esorbitante svolto dai grandi del paese, della brutalità dei loro conflitti, della precarietà del trono e del peso mediocre della Valacchia nei confronti di quello dell'Ungheria e dell'Impero ottomano. Il ritratto in piedi del nonno paterno, Mircea il Vecchio, ornava le pareti delle sue pie fondazioni: vestito all'occidentale, con la corona regale e le aquile a due teste cucite sull'abito, stemma degli imperatori di Costantinopoli. La vita e le gesta di questo nonno, morto molto prima della nascita di Vlad, dovettero accompagnare gli studi dei due giovani principi. I tempi, erano cambiati, e regni lunghi come quelli di Mircea o di Alessandro il Buono di Moldavia, padre della sua matrigna, sembravano non esistere più. 

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lunedì 5 marzo 2018

Dracula. Primo regno e nuovo esilio (1448-1456). Un'infanzia transilvana

Dracula 


Vlad III


Sighisoara


Primo regno e nuovo esilio
(1448-1456)

Dracula aveva diciotto o diciannove anni quando s'impossessò del trono dei suoi avi, la stessa età di Murad II e di Maometto II quando slirono sul trono dei sultani ottomani. Vlad vantava un'esperienza più ricca, frutto di soggiorni trascorsi, a partire dalla nascita, in tre <<mondi>> doverso: Sighisoara e il mondo dei sassoni in Transilvania, la Valacchia dove aveva trascorso i suoi anni più belli, quelli del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, e infine il mondo ottomano dell'Anatolia e di Adrianopoli, dove aveva vissuto dal 1444.

Un'infanzia transilvana

Di questi tre universi, quello della Transilvania corrisponde alla prima giovinezza. Nato e cresciuto nella città di Sighisoara, Vlad familiarizzò con un paesaggio urbano rimasto intatto. Costruita su un'alta collina, Sighisoara sembra ripiegata su se stessa intorno alle mura che cingono la città alta. Quattordici torri quadrate o poligonali interrompevano la fortificazione. Una seconda cerchia, costruita alla fine del XIV secolo, proteggeva la città bassa. All'epoca di Vlad la popolazione della città raggiiungeva circ duemila abitanti, molto meno di Brasov (circa seimila) e di Sibiu (circa quattromila). Alla fine del XV secolo, Sighisoara contava 638 famiglie, ovvero tremila abitanti circa. Queste famiglie erano formate, da sassoni, (in latino hospites) - seicento famiglie; le altre erano inquilini (venti famiglie), contadini con poca o nessuna terra; nove famiglie povere (pauperes), quattro famiglie di pastori, tre di servitori e una di mugnai. Sighisoara era governata da un giudice locale (Königsrichter) che esercitava il suo ministero sulle sedici comunità libere che formavano lo Sthul (sede della giustizia). Il giudice era affiancato dal sindaco e dal consiglio municipale, composto da dodici senatori (uomini saggi e anziani), cittadini eletti, che regolavano i problemi amministrativi. Nel 1431-1432 il giudice regio era un tale Giacomo (Jacobus) Kraus, presumiblmente un grav forma locale della parola Graf (conte); nel 1456, quest'ultimo incarico spettava a uno scalpellino o a un carpentiere (Valentin Doleator).
Gli abitanti di Sighisoara erano per la maggior parte artigiani e mercantti, la città era situata lunngo una strada commerciale che collegava il paese di Szekely con Sibiu e con la valle del Mures, ricca di vigneti e di terre coltivate. I testi del XVI secolo danno un'idea delle corporazioni di artigiani di Sighisoara: calzolai, bottai, fabbri ferrai e fabbricanti di speroni, tornitori di oggetti in legno, fabbri, pellicciai, cimatori, coltellinai. La città aveva ricevuto il privilegio di poter tenere due fiere annnuali, prima della Quaresima e la domenica dopo la Pentecoste. I suoi mercanti facevano affari soprattutto in Transilvania ma, a partire dal 1433, poterono usufruire di alcuni privilegi commerciali in Moldavia. 
Questi artigiani e questi mercanti abbienti non esitavano a mandare i propri figli a studiare nelle università tedesche di Vienna e di Cracovia. Tra il 1377 e il 1530, non meno di novantacinque giovani di Sighisoara vengono menzionati negli aerchivi delle università (cinquantasette a Vienna e trentotto a Cracovia). Una volta terminati gli studi, i diplomati sarebbero rientrati nel loro paese per occupare il più delle volte incarichi giudiziari, o amministrativi. 
L'eguaglianza e la solidarietà che regnavano tra i cittadini, la prosperità generale e la passione dei Sassoni per la costruzione di edifici impressionavano i viaggiatori stranieri. Oltre ai lavori per le fortificazioni che a Sighisoara erano iniziati alla fine del XVI secolo, si alvorava, alla costruzione (1345-1515), della chiesa del lebborsario nella città bassa nonché di case private. 

Verso la metà del XVI secolo un alto dignitatio ungherese, Antonio Verancsis, descriveva la <<nazione sassone>>: 

Hanno mantenuto fino ai nostri giorni i costumi e la lingua degli antenati. Sono molto attivi, e si applicano molto all'ammiistrazione della città, al commercio e a tutte le arti manuali. Sono più dediti alla casa e desiderosi di aumentare i beni e gli oggetti di ogni altra nazione della privincia e, poiché non bramano gli averi altrui, si accontentano dei propri. E sono così tanto desiderosi di costruire, di coltivare la terra e di piantare vigne che nessun'altra parte della Transilvania è più bella e fertile di quella abitata dai Sassoni. E i re d'Ungheria, vedendo questo, hanno dato loro leggi e diritti urbani e hanno permesso che circondassero le piazzeforti con delle mura. Oltre al censo abituale, viene loro chieesto del denaro ogni qualvolta i re lo desiderino, e i Sassoni pagano volentieri e senza attaccamento al denaro. Combattono a piedi, sono molto forti dietro le mura delle loro città ma non resistono molto nelle battaglie che svolgono in terreno aperto. 

Verso il 1556-1567, l'italiano Giovan Andrea Gromo trovava che Sighisoara era una città <<allegra, sana e mercantile>>, fornita di una scuola situata sulla collina, vicino alla chiesa, con professori esperti in ogni specialità e scienza. Questa scuola, menzionata per la prima volta nel 1522, era mantenuta dalla comunità. 

I Sassoni delle 240 città e villaggi tedeschi della Transilvania si distinguevano dalle altre popolazioni per i loro vestiti:

L'abito degli uomini è identico a quello degli ungheresi, ai Sassoni però piace che i mantelli e le tuniche siano più ampi. Alcuni di essi non esitano a portare tutta l'estate, anche con il gran caldo, i loro vestiti foderati di pelliccia di volpe o di lupo. I sacerdoti indossano una veste color porpora, una cintura color rosso o blu e un mantello di colore scuro chiamato <<reverenda>>. I vestiti delle donne sono stretti, impacciano i movimenti e hanno le pieghe solo sulla schiena. Le donne lasciano scoperte la nuca e il collo, fino alle spalle. Si coprono il petto con grndi placche d'argento dorato e decorate di pietre preziose, ma sono così pesanti che non appena le donne o le ragazze si chinano, anche solo leggermente, scoprono il seno. Non si adornano la testa né con ghirlande né con nastri, ma tengono i capelli sciolti sulle spalle. In compenso portano un diadema di pura seta o d'argento che assomiglia alle placche summenzionate. Le donne sposate indossano un vestito nero, largo e senza pieghe. Le donne sposate indossano un vestito nero, largo e senza pieghe, Adoperano anche lunghi mantelli di pelo di coniglio non foderati. Usano un copricapo di cotone rosso o bianco. Le vedove e le donne anziane coprono la testa con un velo leggero di cotone. 

L'organizzazione dei Sassoni della Transilvania all'interno del regno d'Ungheria era anche un modello di democrazia medievale. L'insieme dei dignitari giudiziari e amministrativi di nome Stühle e dei due distretti sassoni (Brasov e Bistrita) portava il nome di Universitas Saxonum. I rappresentanti degli Stühle si riunivano una volta all'anno, il 25 novembre. I loro compiti erano i seguenti: pagamento di una somma fissa al tesoro reale una volta l'anno, il giorno di san Martino; pagamento della decima ecclesiastica; obbligo di fornire un numero fisso di soldati per l'esercito del re; obbligo di concedere il diritto di alloggio al re e al voivoda della Transilvania, più tardi esteso anche ai loro ambasciatori e a quelli dei paesi stranieri. 
I Sassoni tenevano molto ai loro privilegi; ai quali si aggiunse il diritto di fortficare le cittadelle, dopo l'incursione turca del 1395 e anche le chiese del villaggio, il cui effetto sarà l'apparizione di un'architettura originale (Kirchenburgen). 
In quest'ambiente, Vlad Dracula poté aprendere i valori della solidarietà, della forza della comunità e, di uno spirito egualitario e civico, mescolato ad un egoismo campanilistico e a un dispregio per gli altri, in special modo per i Romeni. 

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martedì 24 ottobre 2017

Dracula. La campagna del 1445 sul Danubio, Il conflitto con Giovanni Hunyadi e la morte di Vald Dracul, Vladislav II sul trono della Valacchia

Dracula 


Vladislav II


La campagna del 1445 sul Danubio 

Mircea comandava un corpo di spedizione che seguiva le galere a cavallo, lungo le rive del Danubio e, quando ve n'era bisogno sulle piroghe monoxile, barche scavate in un tronco d'albero. Si trattava dello stesso genere di imbarcazioni che nel 32 a.C. Alessandro Magno aveva trovato sulle rive del Danubio e che neli anni Sessanta si potevano ancora vedere in Romania! Wavrin le chiama manocques e dice che sembrano <<come una ghianda lunghe e strette, e dentro c'erano molti Valacchi, in una più, in un'altra meno>>. 
Durante questa campagna vennero assediate le piazzeforti di Silistra (Dristra), Turtucania (Tour Turcain), Gurgiu, Rusciuc (Rossico) e Nicopoli. I romeni esultarono vedendo i danni causati sa un'enorme bomabarda borgognona. Purtroppo quando i Borgognoni gliel'affidarono affinché continuassero a tirare, i Valacchi la fecero esplodere. 

A Rusciuc 12.000 Bulgari, uomini, donne e bambini, chiesero al principe della Valacchia di potersi stabilire nel suo paese, e Vlad Dracul acconsentì senza problemi. Inoltre, Vlad attraversò il Danubio per scacciare i soldati chhe volevano ostacolarli e chiese alle galere di far loro attraversare il fiume. L'operazione durò tre giorni e tre notti e i Borgognoni stupiti  dal loro aspetto, <<dicevano che erano gente simile agli Egiziani>>. Si trattava di Zigani. Vlad Dracul, il cui paese in certe zone era poco popolato, fu oltremodo contento dell'esito di questa campagna. 
A Giurgiu, conquistata quasi intatta, la situazione divenne drammatica. I Turchi avevano accettato di arrendersi a condizione di potersi tenere le armi e aver salva la vita. Fu allora che Mircea chiese un colloquio privato con Walerand de Wavrin, al quale confidò che il subasi che aveva ingannato suo padre con un falso giuramento e causato la sua cattura nel 1442 si trovava tra gli assediati. 

Dopo aver attaccato i loro cavalli per la coda i Turchi attraversarono il Danubio con le monoxile e arrivarono alla riva bulgara. I Turchi, dunque, oltrepassata l'acqua, montarono sui loro cavalli. Ma non avanzarono quasi che il suddetto figlio della Valacchia li sorprese con la sua imboscata e li mise tutti a morte. E il subasi che aveva tradito suo padre venne portato al suo cospetto ancora vivo. Dopo che gli ebbe recitato il tradimento, gli troncò la testa con le sue stesse mani. Poi non appena i Valacchi ebbero spogliato i Turchi dei loro averi, li disposero tutti nudi sulla riva del fiume. 

Il 12 settembre le galere giunsero a Nicopoli. L'appuntamento con l'esercito ungherese era stato fissato per il 15 agosto, ma Giovanni Hunyadi non si era ancora presentato. Venne allora deciso di assediare Nicopoli e di radere al suolo una grande torre che aveva albergato le truppe di akindjis quando razziavano la Valacchia. Wareland de Wavrin, malato e ferito, era costretto a letto. Fu in questo frangente che il precettore del principe Mircea si recò da lui e gli riferì i suoi ricordi della crociata del 1396: 
"E mentre le bombarde infuriavano, il precettore del figlio della Valacchia, che aveva ottant'anni, andò a trovare il signor de Wavrin e gli disse: <<Sono passati circa 50 anni da quando il re d'Ungheria e il duca Giovanni di Borgogna (Giovanni Senza Paura) assediarono questa città di Nicopoli, e il luogo della battaglia si trova a meno di tre leghe da qui. Se riuscite ad alzarvi e a venire a questa finestra vi mostrerò il luogo e come avvenne l'assedio>>. Allora il signor de Wavrin si fece portare alla finestrella. Ed egli raccontò al signo de Wavrin come si svolse tutta la battaglia, e come venne fatto prugioniero dei Turchi, e venduto schiavo ai Genovesi, dove aveva appreso la lingua che parlava."

Giovanni Hunyadi con un breve consiglio di guerra decise di abbandonare l'assedio di Nicopoli, che rischiava di andare per le lunghe, e di risalire il Danubio fino al suo confluente Jiu, dove gli Ungheresi avevano approntato delle imbarcazioni a fondo piatto per la traversata di uomini, armi e cavalli. La stagione era avanzata, il giorno di san Michele (29 settembre) si stava avvicinando, e gli Ungheresi erano ancora intenzionati as andare a combattere i Turchi. Infine le truppe del sultano, ammassate sulla riva destra del Danubio, si ritirarono bruciando tutto alle loro spalle. 

Senza altro grandi confronti si concluse la campagna del 1445, condotta dalla flotta borgognona e dall'esercito valacco. Giovanni Hunyadi suggerì che le galere partissero in tempo per evitare i ghiacci del Danubio (era il 1 ottobre9, dopo do che gli Ungheresi si ritirarono in Transilvania. Walerand de Wavrin e i suoi compagni arrivarono sani e salvi a Costantinopoli, dove l'imperatore Giovanni VIII Paleologo fece loro una buona accoglienza e offrì dei regali. Da lì raggiunsero Venezia dalla quale partirono a cavallo per Roma, e infine Lilla, dove il duca di Borgogna apprese la loro odissea. 

Il conflitto con Giovanni Hunyadi e la morte di Vald Dracul

Vlad Dracul rimase isolato davanti a un'eventuale reazione dei Turchi, che però non avvenne. Murad II si era ritirato in Asia minore e aveva affidato le faccende dell'Europa al figlio Maometto, il futuro conquistatore di Costantinopoli. Murad II tornò a occuparsene nell'autunno del 1446 e avendo firmato un trattato di pace con Venezia, ebbe le mani libere per combattere in Grecia nell'inverno del 1446-1447. Il sultano passò l'estate seguente ad Adrianopoli e Vlad Dracul, sempre in cattivi rapporti con Giovanni Hunyadi, decise di fare nuovamente la pace con i Turchi. Il trattato ristabilì la situazione del 1444 e il principe valacco dovette rimandare in Bulgaria quattromila rifugiati. 

Nel giugno del 1446 la Dieta aveva eletto giovanni Hunyadi governatore generale dell'Ungheria in nome del re minorenne Ladislao il Postumo, il quale non aveva ancora compiuto nemmeno sette anni. Con questo nuovo titolo Hunyadi si stava accingendo a un'impresa di grande portata contro i Turchi e la defezione di Vlad Dracul dovette profondamente irritarlo; non tanto per il fatto in sé, riteniamo, bensì per l'espressione d'indipendenza della Valacchia nei confronti dell'Ungheria che rappresentava quest'iniziativa di politica estera. E' vero che, formalmente, tra l'Ungheria e l'Impero ottomano sussisteva uno stato di guerra, anche se, al mommento, i due avversari si limitavano a osservare i rispettivi movimenti. 

Un'altra ragione alimentava il conflitto tra Hunyadi e Vlad Drcul, e andava al di là delle opzioni strategico-politiche toccando il cuore stesso dei loro interessi: si trattava del problema della circolazione monetaria tra i due paesi. Infatti, a partire dal 1383-1386, i principi della Valacchia avevano allineato le loro monete a quelle ungheresi: il ducato e il ban valacchi d'argento valevano rispettivamente un denier (dinato) e una obola ungheresi. Quest'elemento era un indubbio simbolo di vassallaggio poichè, nello stesso periodo, la vicina Moldavia, vassalla della Polonia, allineva la sua moneta a quella polacca. A ogni modo l'incremento delle esigenze finanziarie nei periodi di crisi polacca (guerre, eccetera)costringeva gli stati ad aumentare l'emissione di moneta metallica per poter retribuire i mercenari, i funzionari, finanziare le fortificazioni, eccetera. Poiché le riserve di metallo prezioso (oro o argento) erano limitate, le officine monetarie ridussero le proporzioni di questi metalli nelle monete aggiungendovi rame e piombo, pur decretando un corso (rispetto alla moneta d'oro) immutato, se non addirittura - se erano avidi - superiore alle vecchie monete. Queste ultime venivano ritirate dalla circolazione e scambiate con le nuove monete al tasso ufficiale. 

Sul piano degli scambi internazionalim quando due paesi utilizzano la stessa moneta, il più forte impone la sua moneta alterata che il più debole è costretto ad accettare. Molte alterazioni monetarie, però, venivano realizzate in segreto e, prima che venisse scoperta l'operazione, il paese vassallo vedeva sfuggire la propria buona moneta oltrefrontiera e si ritrovava così con la cattiva, accusando in tal modo una grave perdita di metallo prezioso. Nel caso che ci interessa, le successive svalutazioni della moneta ungherese sotto i regni di Sigismondo di Lussemburgo (1387-1437), di Alberto d'Asburgo (1438-1439) e di sua moglie Elisabetta, di Ladislao I (1440-1444) e infine durante la reggenza di Giovanni Hunyadi (1444-1452), fecero drammaticamente crollare il valore del denier d'argento. Nel 1436 occorrevano 500 denier per ottenere un fiorino d'oro. Sigismondo di Lussemburgo ordinò allora l'emissione di un nuovo denier al corso imposto di 100 denier per un fiorino, ma la svalutazione avvenne ugualmente nel febbraio del 1441 una moneta venne battuta al corso di 220 denier per un fiorino, prima di essere nuovamente svalutata in luglio a 300 denier sempre per un fiorino. Queste alterazioni sucessive della moneta ungherese penalizzavano la Valacchia e la sua economia. Fu in reazione a tutto questo che Vlad Dracul intraprese una vera e propria politica monetaria. Per quanto ne sappiamo fu il primo principe di questo paese ad agire in tal modo. Da una parte tentò di bloccare l'esportazione delle buone monete e del metallo prezioso, dall'altra, proibì l'entrata massiva delle monete alterate. 

Vlad Dracul commise a questo punto un fatale errore politico: chiuse il suo paese alla moneta ungherese. Per rappresaglia Hunyadi scatenò una guerra lampo a sud dei Carpazi. Vlad Dracul e suo figlio Mircea vennero catturati e giustiziati. Tutto ciò accadde tra il 23 novembre e il 4 dicembre 1447. In tale data Giovanni Hunyadi promulgò a Trgoviste, capitale della Valacchia, un atto nel quale si titolava governatore dell'Ungheria e, per grazia di Dio, voivoda della Valacchia (parcium Transalpinarum). Due mesi più tardi, il 28 febbraio 1448, di ritorno dalla Transilvania, avrebbe ricompensato uno dei suoi fedeli per il sangue versato contro vari nemici, tra cui <<l'infedele Vlad voivoda della Valacchia>>. 

Vladislav II sul trono della Valacchia

Al posto di Vlad Dracul, Giovanni Hunyadi insediò sul trono valacco un figlio di Dan II, Vladislav II che, a quanto sembra, aveva già tentato la fortuna una prima volta, tra il giugno e il luglio del 1447. 
All'intervento di Hunyadi in Valacchia fce seguito una campagna militare in Moldavia, durante la quale, tra il 23 febbraio e il 5 aprile 1448, l3 truppe ungheresi ristabilirono sul trono il principe Pietro II. In cambio, il principe moldavo cedette al suo protettore la fortezza di Chilia, situata sulla foce del Danubio, il suo braccio settentrionale. 

Il 29 giugno 1448, festa degli apostoli Pietro e Paolo, il sultano Murad II tentò un colpo di mano contro Costantinopoli dal mare, con sessantacinque battelli. Respinta dai Bizantini, la flotta ottomana risalì la costa occidentale del Mar Nero e assediò Chilia, il suo valore strategico farà dire a Bayezid II, qualche decennio più tardi, che essa era <<a chiave e la porta di tutta la Moldavia, l'Ungheria e il Danubio>>. Le truppe ottomane sbarcarono con l'intento di assediare Chilia ma la flotta ungherese, giunta nel frattempo con le truppe romene inflisse loro una sanguinosa sconfitta e ne incendiò le imbarcazioni. 

L'iniziativa partì ancora una volta da Giovanni Hunyadi. Nel settembre del 1448 passò il Danubio alla testa di un esercito formato da Transilvani e Ungheresi ai quali si sarebbero aggiunti un contingente moldavo di tremila cavalieri e le truppe valacche guidate da Vladislav II, che includevanoo 4000 arcieri eccellenti. 

Si narra che nel vedere il campo ottomano Giovanni Hunyadi abbia scritto al sultano una lettera di questo tenore: <<Sultano, io non ho così tanti uomini quanti ne hai tu, ma anche se essi sono meno numerosi, sappi che sono bravi, fedeli, onesti e valorosi>>. E Murad II avrebbe così risposto: <<Iancu preferisco una faretra piena di frecce normali  piuttosto che sei o sette frecce dorate!>>. Enea Silvio Piccolomini, il futuro Papa Pio II, scrisse che Hunyadi avrebbe catturato una spia turca e, seguendo l'esempio di Scipione, l'avrebbe rimandata indietro sana e salva dopo averle fatto visitare il campo!

Il 17, 18 e 19 ottobre Giovanni Hunyadi affrontò a Kosovopolje le truppe di Murad II e i Turchi riportarono ancora una volta la vittoria. Dopo quest'accanita battaglia il sultano fece riunire le teste dei vinti e ne fece una grande piramide, un'antica usanza asiatica che perdurerà sino al XIX secolo. 
Hunyadi travestito da soldato semplice, era riuscito a fuggire, ma venne catturato dagli uomini del despota serbo Giorgio Brankovic, che aveva negoziato la pace con i Turchi. Hunyadi ritrovò la libertà pagando un riscatto. In quanto a Vladislav II, lo aspettava una brutta sorpresa: in sua assenza, sul trono della Valacchia si era insediato un figlio di Vlad Dracul, appoggiato da un corpo di Spedizione ottomano: Vlad Dracula. 

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giovedì 19 ottobre 2017

Dracula. Un principe e i suoi figli. Ladislao, re di Polonia e d'Ungheria. Giovanni Hunyadi, difensore del confine transilvano. Vlad Dracul, prigioniero dei Turchi. Il disastro di Varna

Dracula

Un principe e i suoi figli

Ladislao, re di Polonia e d'Ungheria



Ladislao il Jagellone 


La morte dell'imperatore-re gettò l'Ungheria nell'anarchia. La regina Elisabetta, incinta, mantenne il trono per tre mesi e poi diede alla luce un figlio, Ladislao, detto <<il Postumo>>, che avrebbe ereditato la corona. Era però necessaria una reggenza e fu al nuovo duca d'Austria, Federico d'Asburgo (eletto re di Germania nel febbraio 1430, poi imperatore), cugino di secondo grado di Alberto, che si rivolse al partito di Elisabetta. Ma la maggioranza della nobiltà ungherese scelse invece Leopoldo II, re di Polonia (1434-1444), ed Elisabetta dovette rifugiarsi a Vienna. Il paese aveva bisogno soprattutto di un scovrano energico che fronteggiasse il pericolo esterno. 

Ladislao Jagellone, nuovo re d'Ungheria e di Polonia nominato re a Buda nel gennaio del 1440 (ma incoronato solo in luglio), era deciso a combattere i Turchi senza tregua graie alla fusione delle risorse militari dei suoi regni. Pur combattendo contro Federico III e suoi partigiani lungo il confine occidentale dell'Ungheria, Ladislao riorganizzò anche la difesa meridionale del paese. Per far ciò si ispirò al modello che i suoi predecessori sul trono della Polonia - Lituania, avevano, attuato contro la minaccia tartara, in special modo in Podolia. Questa regione, conquistata ai Tartari dal granduca Oligierd di Lituania nel 1362-1363, era stata affidata a tre fratelli, appartenenti alla famiglia dei Korjatowicz, con l'incarico di organizzarvi la difesa e la colonizzazione. Nel 1430, al momento dell'occupazione della provincia da parte della Polonia, il re Ladislao Jagellone, ripetè l'operazione e vi insediò la famiglia Buczacky, rappresentata dai fratelli Michele, Teodorico e Michal-Muzylo, che riunivano nelle loro mani le stesse funzioni politiche e militari dei Korjatowicz un secolo prima. 

Giovanni Hunyadi, difensore del confine transilvano



Nel 1440 il problema vitale, per l'Ungheria era la difesa del confine meridionale delimitato dal Danubio, la Sava e i Carpazi meridionali. Questa zona di oltre ottocento chilometri sboccava a ovest sulla Croazia e la Slavonia che erano nelle mani dei maggiori partigiani di Federico III. Gli uomini scelti per condurre a buon fine quest'arduo compito di difesa furono Nicola Ujlàki, nominato conte di Temes (Timis), per la parte occidentale; e Giovanni Hunyadi (Iancu de Hunedoara), nominato ban (marchese) di Severino  e voivoda della Transilvania, per la parte orientale. L'anno seguente i duue uomini condivisero parimenti i titoli di conte di Temes e di voivoda della Transilvania. 

Giovanni Hunyadi (1404 o 1405-1456) riuniva un sé l'incontro di diversi mondi. Era nato in una nobile famiglia romena della Transilvania sudoccidentale, dove si trovava la proprietà di Hunydai (Hunedoara, in romeno) donata al padre dall'imperatore Sigismondo per i suoi servigi nelle guerre contro i Turchi (1409). Come molti giovani nobili attirati dal mestiere  delle armi Giovanni aveva prestato servizio agli ordini di vari magnati del regno d'Ungheria, in special modo, del condottiero Filippo de' Scolari, conte d'Ozora, incaricato della difesa del banat (marca) di Severino. Tra il 1431 e il 1433 Giovanni Hunydai fece parte della cerchia del duca Filippo Maria Visconti di Milano, poi passò al servizzio diretto dell'imperatore Sigismondo di Lussemburgo e partecipò alle guerre contro gli Hussari di Boemia. 

Giovanni si fece notare fin dal 1440 per una vittoria contro i Turchi in Bosnia. L'anno seguente, approfittando della treguua che la malattia di Murad II offirva alla Transilvania, intraprese l'organizzazione della difesa della provincia, della quale avrebbe assunto il titolo di voivoda insieme a Nicola Ujlàki. In ottobre, nonstante le proteste di Vlad Dracul, ordinò agli abiitanti di Brasov di aprire nella loro città un'officina per il conio delle monete. In novembre e dicembre i due voivoda si recarono in Valacchia.  

Nel 1442, Hunydai sbaragliò due eserciti ottomani venuti a saccheggiare il paese sotto la guida del goveranatore di Hunyadi, sbaragliò gli eserciti ottomani venuti a saccheggiare il paese sotto la guida del governatore di Vidin e del beylerbey (governatore) della Rumelia, Sehabbedin pascià. Il bottino fu immenso, a un punto tale che il francescano Bartolomeo de Yano scrisse così:
della quale vittoria quelli della Valacchia, e anche quelli che prima erano passati sono tutti ricchi e vestono solo con abiti di seta e drappi d'oro delle spogliazioni e delle vesti dei Turchi sconfitti, che confessano di aver portato via in gran mucchio.

Vlad Dracul, prigioniero dei Turchi



Murad II decise di occupare militarmente la Valacchia per trasformarla in provincia ottomana. Vlad Dracul si trovava totalmente isolato. Da un lato, non aveva avanti la sicurezza del corpo di spedizione ottomana e avrebbe anche attaccato il rimanente dell'esercito dopo la prima disfatta, in Transilvania, il 22 marzo. Dall'altro Giovanni Hunyadi aveva bisogno di un alleato più docile in Valacchia. Con l'appoggio del re d'Ungheria Hunyadi riuscì a insediare  aul trono valacco Basarab II uno dei figli di Dan II rifugiatosi in Transilvania dopo la morte del padre. Abbandonato da Hnnyadi e scacciato dal trono, Vlad Dracul cercò di riprendere i buoni rapporti  con i Turchi. In quuesto frangente venne contattato da un funzionario (subachi o subasi), turco di Giurgio, latore di un salvacondotto del sultano che lo invitava ad Adrianopoli e gli garantiva salva la vita. 

Vlad Dracul accettò l'invito del sultano. Non poteva sperare di recuperare il trono contro della statura di Giovanni Hunyadi, ma contava sulla propria abilità nel convincere Murad II a sostenerlo nelle sue ambizioni. Non appena arrivato a Adrianopoli (luglio-agosto 1442) Vlad Dracul venne introdotto al cospetto di Murad II.:
... il quale a prima vista, lo ricevette molto onorevolmente. Il Turco era installato fuori le mura, con un gran numero di tende e di padiglioniper lui e per i suoi. 
All'indomani dell'arrivo del signore della Valacchia, il suddetto Gran Turco gli organizzò un gran banchetto, al quale invitò tutti i suoi subachi e capitani per festeggiare il signore della Valacchia. E stava quel Gran Turco dentro un padiglione tutto rivestito di velluto color cremisi, ornato e addobbato con ricchi cuscini e cuscinetti drappeggiati d'oro e di seta il quale medaglione era di circa dieci piedi d'altezza, sporgente in avantied elevato affinché (il Gran Turco) potesse vedere i suoi soldati e capitani. E fuori dal padiglione ssedeva per terra su cuscini e tappeti con drappi d'oro il signore della Valacchia, alla destra del Turco, e alla sua sinistra era seduto il bellarbay (beylerbey), che siignifica signore dei signori; e tutti gli altri nnobili erano seduti come in una carovana, da destra a sinistra, il mondo che il Gran Turco  li potesse vedere tutti mentre mangiavano. Indi, terminato il pranzo il Turco si ritirò nella sua granda tenda; poi subito dopo, inviò il subachi che aveva condotto il signore della Valacchia affinché lo facesse prigioniero, come fece, e poi lo portasse nel castello di Gallipoli, che si trova sullo stretto di Rommenia (Dardanelli), dove lo rinchiuse e lo mise ai ferri. E tutti quei signori che erano venuti con il signore della Valacchia per accompagnarlo, il Turco li fece condurre a guidare fino al loro paese, dove raccontarono il gran tradimento da parte del Gran Turco, contro la persona del loro signore, cosa della quale tutti i suoi sudditi rimasero terrificati. Perché capirono e immaginarono bene in cuor loro che il Turco aveva fatto quel tradimento sperando che, senza pastore e senza guardiano, li avrebbe conquistati facilmente. Perché il signore della Valacchia a quel tempo aveva solo un figlio dell'età di tredici o quattordici anni, il quale non era affatto  in grado di condurre un tale regno, specialmente in tempo di guerra; per cui un gran dolore regnava in tutta la Valacchia. 

Alcuni contemporanei aggiunsero che il principe era stato decapitato, altri che i suoi boiardi erano stati spogliati di tuti i loro beni e sostituiti da dei timariot turchi, eccetera. Dopo che Vlad Dracul venne imprigionato, Murad II inviò un nuovo esercito in Valacchia per cercare d'installarvi un'amministrazione ottomana e attaccare di nuovo la Transilvania. Quest'esercito, comandato dal beylerbey della Rumelia, Sehabbedin pascià, fu sconfitto dalle truppe ungheresi e valacche sul fiume Ialomita il 2 settembre 1442. 

Il sultano si vestì di nero e decise di digiunare. Di lì a poco Giovanni Hunyadi gli avrebbe fornito un'uteriore occasione di digiuno. Nel settembre del 1443 mise in piedi, quasi del tutto a sue spese, un esercito di circa 35.000 uomini, per la maggior parte nobili romeni della Transilvania e del Banat, con i quali marciò contro i Turchi sul loro stesso territorio. Si portò appresso alcuen truppe valacche e il loro principe Basarab II, oltre alcuni contingenti serbi del despota Giorgio Brankovic, rifugiatosi in Ungheria. La <<lunga campagna>>, come venne chiamata, durò quattro mesi, dal settembre 1443 al gennaio 1444. Hunyadi riportò parecchie vittorie sugli ottomani, i quali non avevano ancora mai visto un esercito cristiano ai piedi dei monti Balcani. Questa partenza tardiva per la guerra si spiega con le difficoltà nel garantire la tranquillità del fronte occidentale, dove Federico III, spinnto dal papa finì con l'accetare una tregua; bisogna poi aggiungervi le forti esitazioni di Venezia ad armare una flotta che fosse capace di chiudere gli Stretti e la titubanza della chiesa cattolica, dilaniata dal conflitto tra il papa Eugenio IV da una parte e i cardinali del Concilio di Basilea con il loro antipapa dall'altra. 

Nel giugno del 1444 Giovanni Hunyadi ordinò la ritirata generale. Il suo progetto di scacciare i Turchi dall'Europa era rimandato alla seconda parte dell'anno. Il 2 febbraio rientrava trionfante a Buda, dove la Dieta decideva all'unanimità di continuare la crociata. 
Dal canto suo Murad II non rimase inoperoso. Fin dal gennaio del 1444 avanzò delle proposte per un trattato di pace di venti o anche trant'anni, dichiarò di accettare la restaurazione del potentato di Serbia e chiese in caambio la restituzione di molti prigionieri turchi, Murad fece uscire Vlad Dracul dalla prigione di Gallipoli.

Basarab II, il protetto di Giovanni Hunyadi, venne scacciato dal trono e trovò probabilmente la morte durante questi eventi. La Dieta ungherese, riunita a Buda il 15 aprile decretò la chiamata alle armi delle truppe del regno per l'estate, allo scopo di continuare la battaglia contro i Turchi. Questo nonostante l'opposizione dei consiglieri polacchi del re, i quali avrebbero preferito approfittare dei buoni propositi del sultano per mantenere la pace nei due regni. Il despota Giorgio Brankovic, uno dei più ricchi proprietari terrieri dell'Ungheria, concordava con essi nella speranza di recuperare il proprio regno. L'esempio di Vlad Dracul  era contagioso! D'altra parte, il conflitto con Federico III per la corona ungherese era ricominciato e andava complicandosi per alcuni disordini avvenuti al confine con la Boemia. Sembra anche che Giovanni Hunyadi propendesse per un negoziato con i Turchi che strappasse loro il massimo delle concessioni. 
Il 24 aprile 1444 un'ambasciata ungherese e serba partì alla volta di Adrianopoli. Era formata da tre rappresentanti: uno per il re uno per Hunyadi e uno per Giorgio Brankovic. Arrivato ad Adrianopoli in giugno, il 12 dello stesso mese concluse con il sultano un trattato di pace che includeva anche Vlad Dracul, il quale aveva riallacciato i rapporti con il re e con Hunyadi. La situazione di Vlad fu così regolata da Murad II: 
Allo stesso modo (l'ambasciatore del re) ci ha detto che per quanto riguarda Vlad, il voivoda valacco, gli piacerebbe che la pace con lui venisse conclusa in questi termini, cioè, che il suddetto coicoda mi dia in primo luogo il tributo abituale, e che si attenga a tutti i servizi che aveva l'obbligo di rendermi nel passato, tranne il fatto che non sarà più obbligato, come lo era prima, a venire di persona presso la nostra corte. Dunque, per amore di Sua Eccellenza noi accettiamo che non si rechi più presso la nostra corte ma che in cambio ci mandi in ostaggio e liberi quelli tra i nostri che fuggiranno nelle sue terre, così come noi faremo per coloro dei suoi che fuggiranno qui. 

Il trattato venne ratificato dal re Ladislao a Szegedin alla fine di luglio del 1444, non senza aver prima strappato alcune nuove concessioni a Murad II che le accettò, desideroso com'era di passare gli stretti per domare la rivolta all'emiro di Karamania. 
Vlad Dracul assolse coscienziosamente i suoi obblighi, ma, non volendo sacrificare il primogenito Mircea, mandò al sultano due ostaggi al posto ddi uno: Vlad, il futuro Dracula, e Radu; rispettivamente di quaattordici o quindici anni e di cinque o sei anni. Mal gliene insolse, perché il 4 agosto, meno di una settimana dopo la firma del trattato, il re Ladislao, Giovanni Hunyadi e gli altri dignitari ungheresi giurarono solennemente, in presenza del legato pontificio, Giulio Cesarini, cardinale di Sant'Angelo, di muovere guerra ai Turchi a partire dal primo settembre. E' certo che Vlad venne informato troppo tardi di questo voltafaccia, che vece versare molto inchiostro e suscitò aspre controversie. 

In tempi normali i due principini ostaggi avrebbero dovuto soggiornare ad Adrianopoli o a Brasov, come era avvenuto nel 1432, ma la rottura della pace indussse il sultano a trasferirlo il più lontano possibile dal loro paese, a Egrigoz, oggi cantone di Emet, nella provincia di Kutahya.

Il disastro di Varna

Naturalmente anche Vla Dracul fu invitato a prender parte alla campagna di Varna nell'ottobre del 1444. Il principe era però deciso a rispettare il giuramento fatto al sultano, ossia di non attaccarlo, poiché ne dipendeva la vita dei suoi figli. Il cardinale di Sant'Angelo gli propose di assolverlo dal giuramento così come aveva fattto per il re e per Giovanni Hunyadi (ma non valse a nulla, perciò, il legato e il re d'Ungheria, furono molto scontenti>> affermaWalerand de Wavrin. Inoltre, quando l'armata dei crociati passò il Danubio negli ultimi giorni di settembre e si fermò a Nicopoli, Vlad Dracul si presentò davanti al re Ladislao e gli spiegò il suo punto di vista e il bisogno di pace che aveva il suo paese. Ciononostante si dichiarò pronto a contribire alla causa comune e mise a dispposizione del re settemila cavalieri, guidati da suo figlio Mircea. Dopo aver dimostrato in tal modo di essere disposto ai più grandi sacrifici Vlad Dracul  che conosceva fin troppo bene i Turchi informò  il re e i suoi consiglieri che solo per aandare a caccia il sultano usciva con un numero di uomini maggiore di quello di tutto l'esercito dei crociati messo assieme. 

Nella battaglia che il 10 novembre ebbe luogo a Varna il re non seguì i prudenti consigli di Vlad e quando vide i Turchi ritirarsi si lanciò al loro inseguimento. Fu in questa circostanza che il suo cavallo venne ucciso sotto di lui, e che un guannizzero, sbucato dal nulla, gli tagliò la testa. Spaventati e disorganizzati, i cristiani si ritirarono in disordine. Giovanni Hunyadi e i suoi riuscirono a rientrare in Valacchia, il cardinale Cesarini, invece fu dato per disperso, probabilmente morto in battaglia o assasinato dai soldati romeni, allettati dall'oro che trasportava. 
La scomparsa del giovane re di Polonia e d'Ungheria fu un duro colpo per i cristiani. Il sultano Murad ne fece imbalsamare la testa con le spezie, la riempì di cotone, ne fece pettinare i lunghi capelli neri e truccare il volto affinché sembrasse vivo, la conficcò in cima a una lancia, dalla quale pendeva anche il trattato di pace di Szeged, e la ostentò lungo il campo degli alleati, poi in tutte le città dell'Impero. In seguito la mandò come trofeo al sultano mamelucco del Cairo. 

In quel giorno funesto il contingente valacco combatté con coraggio. Mircea, il comandante aveva al massimo sedici anni; lo coadiuvava un precettore esperto che nel 1396, aveva partecipato alla giornata di Nicopoli e conosceva il modo di battersi dei Turchi. Nel cuore della battaglia il sultano mandò un messaggio a Mircea minacciando di uccidere i suoi due fratelli se avesse continuato a combattere, il che causò la ritirata dei Romeni. Questo anche se Vlad Dracul non si faceva più illusioni sulla sorte dei suoi figli, come prova questa lettera che inviò agli abitanti di Barasov: 

"Vi prego di comprendermi poiché ho lasciato uccidere i miei due figli per la pace dei cristiani e affinché io e il mio paese si appartenga al mio signore, il re d'Ungheria"

E, in un certo modo, per lui i due figli erano morti, poiché non li avrebbe mai più rivisti. Ecco perché il principe valacco, nonstante la disputa di Giovanni Hunyadi - che quasi uccise con le proprie mani quando, dopo Varna, quest'ultimo si rifugiò in Valacchia - cooperò appieno con la flotta borgognona giunta l'anno seguente attraverso il Danubio. L'obiettivo illusorio di questa spedizione era quello di cercare il re Ladislao e il cardinale Cesarini, che si diceva fossero ancora vivi. Le otto galere che salparono per congiungersi a Nicopoli con Giovanni Hunyadi e le truppe d'Ungheria erano comandate da Walerand de Wavrin, Regnauld de Comfide e Jacot de Thoisy, capitano della flotta del duca di Borgogna Filippo il Buono - come anche dal cardinale veneziano Condulmieri. In tarda età Walerand de Wavrin raccontò le sue gesta al nipote, lo storico Giovanni de Wavrin, che le inserì nella sua Cronaca dell'Inghilterra. Il racconto si legge come un romanzo di cappa e spada: si susseguono assedi, battaglie contro i Turchi e astuzie per evitare il fuoco della loro artiglieria, scoperte di granai sotterranei contenenti fave, grano e piselli (<<e sembrò a tutti una manna dal cielo>>), tafferugli continui tra romeni e borgognoni per la spartizione del bottino e dei vestiti dei nemici morti, al punto tale che ciascuno se ne portava via un pezzo, chi una spada, un fodero, un arco o una faretra. 

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martedì 15 agosto 2017

Dracula. Un principe e i suoi figli. Il trattato di pace di Murad II. Il secondo matrimonio di Vlad Dracul. La campagna di Murad II in Transilvania

Un principe e i suoi figli (1436-1448)


Murad II

Il trattato di pace di Murad II

Vlad Dracul si ritrovò fin da subito ad affrontare un'incursione ottomana accompagnata da vari saccheggi, distruzioni e dalla cultura <<di un'innumerevole moltitudine di persone>> che furono vendute  come schiavi sui mercati di Adrianopoli. Il 17 novembre 1436 a Costantinopoli, ancora bizantina, si veniva a sapere che Vlad Dracul pagava un tributo ai Turchi con i quali aveva dovuto concludere un trattato di pace. Con questo trattato, il voivoda s'impegnava a provare ogni anno di persona il kharaatch al sultano e, presumibilmente, a guidare e ad accompagnare gli eserciti ottomani nelle loro spedizioni in Transilvania. Questo il prezzo da pagare per mantenere la pace con il potente vicino, la cui forza militare e soprattutto la rapidità di movimento erano senza confronto. Vlad Dracul, da buon realpolitiker, conosceva perfettamene i richi cui andava incontro perché Sigismondo di Lussemburgo, prima del suo incoronamento imperiale a Roma nel 1433, aveva giurato al papa Eugenio IV che non avrebbe mai conosciuto alleanze né trattati di pace con i turchi o con gli <<scismatici>> (ortodossi).

Vlad Dracul si affrettò a dare una dimostrazione di buona volontà ai cittadini di Brasov rinnovando a due riprese - gennaaio e agosto 1437 - i loro privilegi cmmerciali con la Valacchia. Manifestò anche l'intenzione di spostare la Zecca, della quale restava comunque padrone di Sighisoara a Brasov affinché gli abitanti di questa città beneficiassero dellle conseguenze, ma le proteste indignate degli abitanti di Sighisoara lo dissuasero.

Tra l'aprile del 1437 e il febbraio del 1438, una terribile rivoltaa contdina scosse la Transilvania del nord occidentale. I servi  della gleba romeni e ungheresi affrontarono le truppe nobiliari e lo sgominavano grazie alla tattica di guerra degli Hussiti adottata dai rivoltosi. La causa immediata dello scontento era di ordine finanziario e monetario: il vescovo Giorgio Lepes, petendeva di incassare gli arretrati della decima ecclesiastica della nuova moneta anziché nella vecchia che aveva un corso nettamente inferiore (10 per cento del valore della nuova). La vecchia moneta era stata ritirata dalla circolazione e dichiarata priva di valore dalle autorità che minacciavano i ribelli di scomunica. La guerrà durò tutto l'anno ed ebbe come conseguenza la creazione di una lega nobiliare chiamata unione delle tre nazioni (Unio trium nationum: i nobili ungheresi, sassoni e szekely), la quale proibì ai servi della gleba di possedere armi e di partecipare alla guerra.

Vlad Dracul decise comunque di rispettare gli impegni presi con Murad II, il quale nella primavera del 1437, era in guerra contro l'emiro turco della Karamania, in Asia minore. Un suo contemporaneo, lo storico bizantino Ducas, afferma nella sua cronaca che Dragulios, voivoda della Valacchia.
E' arrivato passando gli stretti e ha incontrato il sultano Murad a Brasov. E prosternandosi, ha fatto atto di sottomissione e gli ha promesso che, quando Murad sarebbe passato in Ungheria, gli avrebbe concesso il passaggio (attraverso il suo paese) e avrebbe marciato davanti a lui fino alle frontiere della Germania e della Russia.

La Valacchia da sola non poteva opporsi agli Ottomani che con le loro incursioni rischiavano di destabilizzare tutta la vita economica e sociale del paese. La Siberia, anch'essa vassalla dell'Ungheria, si era parimenti messa sotto la protezione dei Turchi e del despota Giorgio Brankovic (1427-1456), che aveva perso metà del suo paese, aveva dato la figlia Mara in sposa a Murad II per salvarne il rimanente (1433). La rivolta contadini che aveva infiammato la Transilvania sommata all'incapacità del vecchio imperatore - sarebbe morto il 9 settembre 1437 - di difendere i confini meridionali dell'Ungheria e della Transilvania in maniera efficace erano tutti argomenti che deponevano a favore del rispetto dell'accordo con gli Ottomani. L'assenza del trattato di pace con il sultano avrebbe anche significato la chiusura della frontiera del Danubioe l'impossibilità per i mercanti valacchi e transilvani di godere dell'enorme potenziale del mercato interno ottomano. La pace con i Turchi, inoltre, era nell'interesse dei Sassoni della Transilvania, i quali potevano ormai solo in questo modo ssmerciare le loro stoffe di Fiandra, di Colonia e di Boemia e comprare il pepe, lo zafferano, il cotone e altri prodotti azeindali quali i tessuti di seta e di pelo di cammello.

Asserragliate nelle loro piazzeforti sul Danubio nello specifico a Vidin, Turnu e Giurgiu, le truppe irregolari turche potevano effettuare incursioni fulminee e colpire ovunque. Queste incursioni non erano frutto del caso, ma derivavano da un sistema ben organizzato, finalizzato a impressionare le popolazioni cristiane e ad approvigionare di schiavi i meracti balcanici e asiatici.

Vlad Dracul era esasperato dalla passività dei Sassoni, i queli dispensati dal fornire uomini alle truppe ungheresi, si rinhidevano dietro le loro mura e contemplarono i saccheggi degli eserciti turchi. D'altro canto Sigismondo di Lussemburgo aveva permesso in Transilvania s'insediasse  uno (se non due) dei luoghi di Dan II: la protezione che l'imperatore gli accordava accentuava la pressione sul voivoda  valacco, il cui trono si trovava perciò minacciato. Infine, la mancanza di fantasia dell'imperatore, che non poteva (o non voleva) adottare la difesa dell'Ungheria alle condizioni che esigeva la lotta contro i Turchi, era un argomento in più a favore di una soluzione di compromesso con questi ultimi in attesa di tempi migliori.

Il secondo matrimonio di Vlad Dracul

Vlad Dracul era vedovo o si era separato  dalla moglie, la madre  dei suoi primi due figli, Mircea e Vlad. Come nuova sposa scelse una principessa moldava, forse chiamata Marina, sorella dei voivoda Ilias e Stefano, che dal 1432 si dividevano la vicina Moldavia. Si trattava presumibilmente della vedova di Alessandro Aldea, un tipo di unione che ebbe luogo più volte nella storia della Valacchia. Questa principessa, che dopo la morte di Vlad pese il velo sotto il nome di Eufrasia gli diede due figli, un maschio, Radu, nato nel 1438-1439, e una femmina, Alessandra. Con questa unione matrimoniale Vlad dracul s'imparentava anche con il re di Polonia, Ladislao Jagellone, la cui moglie, Sofia, era sorella della moglie di Ilias di Moldavia. Quest'alleanza consolidava il prestigio di Vlad Dracul nel suo paese e all'estero. Infatti, alla morte di Sigismondo di Lussemburgo, le corone della Germania e d'Ungheria tornarono nelle mani di Alberto d'Asburgo, mentre una parte della nobiltà ceca offrì la corona della Boemia al fratello del re di Polonia.

La campagna di Murad II in Transilvania (1438)

l nuovo imperatore Alberto d'Asburgo (1438-1439), genero di Sigismondo, non prendeva sul serio la minaccia turca. Le sue priorità sono altre: le truppe polacche erano appena entrate in Boemia. Ecco perché, il 14 febbraio 1438 Alberto annunciava agli abitanti di Brasov di averli affidati <<nelle mani del nostro fedele Vlad, voivoda del nostro paese transalpino>>. Null'altro. Non una parola su una tregua, sue ventuali trattative  di pace, con il sultano il quale, ben informato sulla situazione interna dell'Impero, ritenne che fosse questo il momento di accapparrarsi quanto rimaneva del tentativo del despota di Serbia (cosa che fece nel 1438-1439) e di compiere un'azione risolutiva in Ungheria. Murad II sapeva che le truppe imperiali erano impegnate in Boemia. Designò come obietivo della campagna Buda, la capitale ungherese, ma lo scioglimento delle nevi e la caduta di forti pioggie gonfiarono i fiumi fino a inondare le pianure meridionali dell'Ungheria. Il sultano, alla testa di un numero compreso tra 70.000 e gli 80.000 uomini, decise allora di rivolgersi a est e attaccò la Transilvania. La campagna, durò quasi due mesi; fu la più distruttiva fra tutte le incursioni  ottomane condotte fino ad allora. I Turchi risalirono la valle del Mures, saccheggiarono  e incendiarono le città e i villaggi sassoni, romeni e ungheresi - dieci anni dopo, i quelle regioni, erano ancora visibili la località abbandonate e le chiese in rovina. Alba Julia, futura capitale  della Transilvania, fu presa d'assalto e saccheggiata; in compenso Sibiu, resistette a un assedio durato otto giorni, così come Brasov, i cui sobborghi vennero descritti.

Vlad Dracul fu inviato dal sultano a guidare le truppe. Con la morte nell'anima (timore mortis), come lui stesso confessò, il voivoda valacco fece da guida all'esercito ottomamo in una regione che conosceva perfettamente e della quale aveva teoricamente la custodia. I suoi veri sentimenti vennero però messi a nudo dal modo in cui trattò gli abitanti di Sales durante l'assedio della città.

Vlad Dracul conosceva dunque molto bene l'usanza ottomana di condurre le popolazioni straniere e cristiane all'interno dell'Impero. Una resa pacifica risparmiava gli abitanti di Sales non solo la distruzione della loro città e il saccheggio dei loro beni (a scapito dei soldati turchi) ma anche e soprattutto la vita. Giorgio d'Ungheria  lo capì, a sue spese durante il suo soggiorno ventennale in Turchia:
I Turchi considerano la morte di un solo uomo  unaa grande perdita. Ed è per questo motivo che il Gran Turco, pur avendo un potere immenso e pur potendo prendere con la forza delle armi molte terre e isole, fa tuttvia attenzione a non uccidere gli uomini, preferisce prenderli vivi e far loro veresare un tributo (djiza) piuttosto che sottometterli con la forza facendo scorrere il sangue. Da questo deriva il fatto che essi non vogliono in alcun caso uccidere gli uomini, a meno di esservi costretti da un'estrema necessità, cioè quando si difendono o quando fuggono; ma, in genere, essi preferiscono prendere uomini vivi.

Alberto d'Asburgo ordinava ai dignitari tranilvani di andare in aiuto ai nobili di Sebes che sarebbero, rientrati in patria dopo il periodo  di prigionia (dorata!) in Valacchia. Solo quattro di essi rimasero in Valacchia: un prete e tre cittadini accusati di tradimento per aver oerganizzato la resa della città. Allo stesso modo furono un prete e alcuni notabili a organizzare la resa di Kelling, altra piazzaforte sassone, che venne così risparmiata.

Giorgio d'Ungheria, unico sopravvissuto della torre <<infernale>> (i Turchi vi avevano appiccato il fuoco per costringere i difensori ad arrendersi) venne venduto con altri compagni di sventura e dei mercanti di schiavi. Incatenati gli uni con gli altri vennero condotti a piedi fino ad Adrianopoli, dove furono nuovamente messi in vendita sul mercato della città.
Dopo la ritirata del sultano e del suo esercito che si portavano appresso un bottino immenso, alla fine dello stesso anno 1438, un'altra spedizione ottomana saccheggiò il paese degli szekely senza incontrare gran resistenza.
Fu solo nel 1439 che il nuovo imperatore radunò un esercito per combattere Murad II in Serbia, ma senza successo. Il 27 ottobre Alberto d'Asburgo moriva di dissenteria  in mezzo alle sue truppe, che non avevano potuto impedire  la presa di Semendria (Semederev), ultima città del potentato di Serbia, che sarebbe scomparsa come Stato indipendente per oltre quattrocento anni.

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