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venerdì 14 dicembre 2018

Dracula. Il primo regno di Dracula (1448)

Dracula 

Il primo regno di Dracula (1448)


Giovanni Hunyadi 


All'inizio del mese di settembre l'esercito di Giovanni Hunyadi aveva passato il Danubio a Cuvin (Keve), di fronte a Smederev, e si era diretto a sud, allo scopo di congiungersi con le truppe albanesi di Smederev, e si era diretto a sud, allo scopo di congiungersi con le truppe albanesi di Scandenberg (Giorgio Castriota). Prima di quesata data, una truppa formata da 1500 tra cavalieri e soldati, guidata da Michele Szilagyi, cognato di Hunyadi, aveva effettuato una diversione e attaccato la fortezza turca di Vidin. I Turchi, raggrupparono le forze di tre bey di confine e saccheggiarono la Valacchia. Szilagyi lo accerchiò e, con l'aiuto del principe della Valacchia Vladislav II, catturò 3000 uomini, tra cui il bey di Vidin. Dopo questo scontro, l'esercito crociato continuò la spedizione. A Kosovopolje, la strada del ritorno venne tagliata dai Turchi e dalle truppe del despota serbo Giorgio Brankovic, che si era opposto all'impresa cristiana. Dopo la dsfatta e la fuga di Hunyadi, la ritirata di Vladislav II e dei suoi 4000 cavalieri fu lunga e difficile. Durante la sua assenza la Valacchia restava militarmente sguarnita ed esposta a un colpo di mano dei Turchi. Fu il momento scelto da Dracula per varcare il Danubio. 
Vlad era arrivato in Valacchia più velocemente di quanto credessero i contemporanei. Il 31 ottobre occupava già da una settimana o due il trono di Targoviste.
L'invito di Nicola d'Ocna Sibiului a recarsi in Transilvania era uno stratagemma per catturare Vlad. I personaggi in questione era un fedele di giovanni Hunyadi, e al sua offerta non poteva che nascondere un trabocchetto. Vlad <<mangia la foglia>> e dichiara di voler aspettare altri particolari sulla morte di Giovanni Hunyadi, che alcuni ritengono già morto. I suoi rapporti con gli Ottomani risultano chiari: lo prova il fatto che è dal fratello del naib di Nicopoli che riceve le informazioni sulla battaglia di Kosovopolje. 
La morte di suo padre aveva liberato dal giuramento di fedeltà i grandi signori del paese, riuniti da un anno intorno a Vladislav II. 
Il primo regno di Dracula non durò a lungo: il 7 dicembre a Costantinopoli corse voce che fosse stato sconfitto da Giovanni Hunyadi, il quale lo avrebbe condannato a morte. Questa doppia informazione è falsa perché Hunyadi ritrovò la lbertà solo a Natale. Fu dunque Vladislav II, infine rientrato da Kosovopolje, a scacciare Dracula dellaa Valacchia verso la fine di novembre. Ed egli, costretto nuovamente all'esilio, trovò rifugio in Moldavia. 

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martedì 11 dicembre 2018

Dracula. Un'adolescenza valacca

Dracula 

Un'adolescenza valacca

Dracula visse la maggior parte dell'adolescenza in Valacchia. L'insediamento del padre sul trono coincise con l'uscita di Vlad dall'infanzia (puer) e con l'ingresso in una situazione diversa (adulescens), come sempre avviene quando un giovane lascia la società femminile (madre, balie, serve) ed entra in quella degli uomini. Per Vlad quuesto cambiamento coincise con la scomparsa della madre (o con la separazione dei genitori). La rottura del contatto con la madre potrebbe spiegare alcuni tratti del suo carattere, come la durezza e l'insensibilità nei confronti della sofferenza altrui, e in particolar modo le terribili torture e sevizie che avrebbe riservato alle donne, ai bambini e ai neonati. LA presenza al fianco ddel padre di una matrigna, una principessa moldava (Marina?), che darà alla luce due figli - Radu e Alessandra - dovette affrettarer l'ingresso d Dracula nel mondo degli uomini. 
Il primo provvedimento da prendere era la scelta di un precettore. Si sarebbe dovuto occupare dell'educazione dell'adolescente, trovargli i professori e i maestri che gli insegnassero le varie materie previste. Walerand de Wavrin. Si trattava del boiardo che aveva <<ben otant'anni>> nel 1445 e che aveva prestato servizio agli ordini del maresciallo di Francia Enguerrand de Coucy in occasione della crociata di Nicopoli nel 1396. 
Fatto prigioniero dei Turchi era stato venduto ai mercanti genovesi e da essi aveva imparato l'italiano, o, meglio, la lingua franca del Levante. Possiamo supporre che il Vecchio precettore avesse scorrazzato per alcuni anni nel Levante prima di recuperare la libertà e rientrare nel paese natio.  In effetti, nel 1396, i ggenovesi possedevano empori commerciali lungo tutta la circonferenza del Mar Nero, da Caffa in Crimea a Trebisonda e a Pera e a Chio. Poiché nessuno schiavo romeno è stato segnalato a Genova ttra il 1381 e il 1408, si può presumere che il nnnostro precettore fosse rimasto a Pera o in qualche altra colonia genovese del Mar Nero. 
Mircea e Vlad, nati a poca distanza l'uno dall'altro, hanno avuto lo stesso governante nella persona del vecchio signore valacco incontrato da Walerand de Wavrin. L'incarico di precettore del figlio del voivoda non era incompatibile con una posizione di dignitario presso la corte principesca. Nicola Patrascu, il figlio del principe valacco Michele il Bravo (Mihail Viteazul, 1593-1601), n importante banchiere di Istanbul, appartenente alla famiglia imeriale del XIV secolo, Andronico si era rifugiato in Valacchia dove deteneva il titolo di ban e di gran tesoriere. In quanto al precettore di Mircea e Vlad, ci si può chiedere se non si trattasse semplicemente del <<fedele servitore>> di Vlad Dracul, un certo Gianni il Cavaliere (Ionàs Viteazul), che godeva della totale fiducia del principe all'epoca del suo soggiorno a Sighisoara. Viteaz, aveva in origine lo stesso significato del latino miles (soldato di professione), cosa che sembra quasi potersi applicare a Ionàs. Nei paesi romeni questo termine s'incontra fin dal 1369: un Neagu Viteazul viene inviato dal suo principe al monte Athos e più tardi diventa dignitario della corte di Valacchia, comis agazonum o praefectus stabuli. Anche in Moldavia si trova un più di un viteaz tra i membri del consiglio principesco della fine del XIV secolo e dell'inizio del XV, tutti cavalieri e compagni d'amrmi del principe. E Stefano il Grande di Moldavia (1457-1504), dopo una vittoria conferì dei vitezi (plurale di viteaz) sul campo di battaglia. Come fece, peraltro, Dracula. 
Il precettore aveva dunque la totale responsabilità dei giovani principi, che egli affidava ai vari maestri d'armi, d'equitazione, eccetera. L'accentoo veniva messo sull'apprendimento e l'acquisizione delle attività fisiche chiamate <<le sette agilità>>: l'equitazione, il nuoto, l'uso delle armi, il lancio (o il tiro), la lotta, la vita di corte e il torneo. Vlad Dracul, il quale aveva subito a sua volta qusto tipo di educazione presso la corte di Sigismondo di Lussemburgo, voleva insegnare ai propri figli le medisime discipline, anche se il mondo romeno aveva le sue prassi. 


Cavallo arabo



L'equitazione era l'attività prioritaria, essendo il cavallo a quell'epoca il mezzo di trasporto universale, il fedele compagno dei guerrieri, l'animale da tiro per eccellenza. Era allevato e addestrato con passione dai Romeni. Vlad Dracul ne aveva persino regalati due al re Ladislao prima della Campagna di Varna. Il cavallo castrato, dolce e obbediente viene chiamato hongre in francese e Wallach in tedesco, un'indicazione sicura della sua provenienza geografica. I due stati romeni della Valacchia e della Moldavia erano stati fondti grazie alla conquista chiamata in romeno descàlecat (discesa da cavallo), termine derivato dal tardo latino de-ex-caballicare, des-caballicare. Ogni volta che un nuovo re s'insediava sul trono d'Ungheria, la Valacchia era perciò tenuta a offrire un cavallo per famiglia, mentre <<la tassa  (o il dono) del cavallo>> era l'imposta che pagavano al principe gli uomini liberi e i boiardi che compravano una terra. I cavalli della Valacchia e della Moldavia, erano di taglia piccola e a pelo lungo. Ma sapevano dimostrarsi veloci e molto resistenti, e si accontentavano di poco cibo. Le scuderie principesche e quelle dei grandi boiardi contavano cavvalli di razza turchi e arabi da parata. In battaglia, pertanto, i guerrieri preferivano sempre montare i cavalli del loro paese.


Sigismondo di Lussemburgo 

Le truppe inviate dalla Valacchia e dalla Moldavia in aiuto alle spedizioni di Giovanni Hunyadi erano formate, da aricieri a cavallo. Questa cavalleria leggera era l'unica veramente in grado di lottare alla pari contro i Turchi, così come, contro i Mongoli. E nei tempi antichi le frecce dei Daci, gli antenati dei Romeni, erano temute quanto quelle dei Parti, lanciate al galoppo. L'arco preferito dai guerrieri romeni era l'arco duro, formato da tre parti, un'arma messa a punto dai Mongoli e adottata nel Medioevo dai Romeni. Nel 1445 Walerand de Wavrin aveva ammirato le manovre dei cavalieri valacchi che seguivano la flotta crociata sul Danubio ed era rimasto profondamente impressionato dalle grida che essi lanciavano per radunare i cavalli dispersi. Vlad Dracula: nel 1462 attaccò di notte, alla testa delle sue truppe a cavallo, il campo del sultano Maometto II, al quale inflisse pesanti perdite. 
L'apprendimento dell'equitazione andava dii pari passo con quello del combattimento a cavallo, la giostra, il cui equivalente romeno era la harta, termine imparentato con il francese harcelement, <<logoramento>>.
In un'epoca anteriore alla metà del XVI secolo era stato anche introdotto il gioco turco del gerid, in romeno halca, che consisteva nel centrare un anello al gran galoppo con una lancia. Simili festeggiamenti non avevano luogo nei paesi romeni; nel 1412 alcuni cavalieri romeni parteciparono a un torneo organizato a Buda da Sigismondo di Lussemburgo. volesse insegnare ai propri figli le medesime discipline, anche se il mondo romeno aveva le sue prassi. 
L'equitazione era l'attività prioritaria, essendo il cavallo a quell'epoca il mezzo di trasporto universale, il fedele comppagno dei guerrieri, l'animale da tiro per eccellenza. Era allevato e addestrato con passione dai Romeni. Vlad Dracul ne aveva persino regalati due al re Ladislao prima della campagna di Varna. Il cavallo castrato, dolce e obbediente, viene chiamato hongre in francese e Wallach in tedesco, un'indicaione sicura della sua provenienza geografica. I due stati romeni della Valacchia e della Moldavia erano stati fondati grazie alla conquista chiamata in romeno descàlecat (discesa da cavallo), termine derivato dal tard latino de-ex-caballicare, dis-caballicare. Ogni volta che un nuovo re s'insediava sul trono d'Ungheria, la Valacchia era perciò tenuta a offrire un cavallo per famiglia, mentre <<la tassa (o il dono) del cavallo>> era l'imposta che pagavano al principe gli uomini liberi e i boiardi che compravano una terra. I cavalli della Valacchia e della Moldavia, erano di taglia piccola e a pelo lungo. Ma sapevano dimostrarsi veloci e molto resistenti, e si accaontentavano di poco cibo. Le scuderie principesche e quelle dei grandi boiardi contavano cavalli di razza turchi e arabi, da parata. In battaglia, pertanto, i guerrieri preferivano sempre montare i cavalli del loro paese. 
Le truppe inviate dalla Valacchia e dalla Moldavia in aiuto alle spedizioni di Giovanni Hunyadi erano formate, da arcieri a cavallo. Questa cavalleria leggera era l'unica veramente in grado di lottare alla pari contro i Turchi, così come, contro i Mongoli. E nei tempi antichi le frecce dei Daci, gli antenati dei Romeni, erano temute quanto quelle dei Parti, lanciate al galoppo. L'arco preferito dai guerrieri romeni era l'arco duro, formato da tre paerti, un'arma messa a punto dai Mongoli e adottata nel Medioevo dai Romeni. Nel 1445 Walerand de Wavrin aveva ammirato le manovre ddei cavalieri valacchi che seguivano la flotta crociata sul Danubio ed era rimasto profondamente impressionato dalle alte grida che essi lanciavano per radunare i cavalli dispersi. Vlad Dracula nel 1462 attaccò di notte, alla testa delle sue truppe a cavallo, il campo del sultano Maometto II, al quale inflisse pesanti perdite. 
L'apprendimento dell'equitazione presso la corte valacca andava di pari passo con quello del combattimento a cavallo, la giostra, il cui equivalente romeno era la harta, termine imparentato con il francese harcelement, <<logoramento>>. 
In un'epoca anteriore alla metà del XVI secolo era stato anche introdotto il gioco turco gerid, in romeno halca, che consisteva nel centrare un anello al gran galoppo con la lancia. Simili festeggiamenti non avevno luogo nei paesi romeni; nel 1412 alcuni cavalieri romeni parteciparono a un torneo organizzato a Buda da Sigismondo di Lussemburgo. Nella tomba attribuita molto verosimilmente a Vlad Dracula sono stati rinvenuti una corona da torneo e un anello femminile identificato dagli esperti come un anello da torneo!
Un problema che ci si pone riguardo all'educazione dei figli dei principi della Valacchia, concerne l'entità dell'insegnamento teorico. Vlad Dracula noon sapeva scrivere, al massimo sapeva leggere. La prima firma autografa che si conosca di un principe valacco risale al 1534, però è molto probabile che il principe Vlad il Monaco (che regnerà dal 1482 al 1495), figlio illegittimo di Vlad Dracul, essendo stato monaco, sapesse leggere e scrivere. All'epoca lo slavone era la lingua del culto e della cultura, l'equivalente del latino e del greco. Venne impiegato per i documenti e la corrispondenza dei principi valacchi fino al XVII secolo, come fu il caso dei Serbi, dei Bulgari, i Russi e gli Ucraini. In quanto all'insegnamento religioso, esso si limitò probabilmente a qualche rudimento di teologia ortodossa e ad alcune nozioni sulla maestà della funzione regale, come l'elezione per grazia di Dio e le virtù dell'unzione con il sacro crisma. 
Il giovane principe dovette prendere atto del cerimoniale di corte, del ruolo esorbitante svolto dai grandi del paese, della brutalità dei loro conflitti, della precarietà del trono e del peso mediocre della Valacchia nei confronti di quello dell'Ungheria e dell'Impero ottomano. Il ritratto in piedi del nonno paterno, Mircea il Vecchio, ornava le pareti delle sue pie fondazioni: vestito all'occidentale, con la corona regale e le aquile a due teste cucite sull'abito, stemma degli imperatori di Costantinopoli. La vita e le gesta di questo nonno, morto molto prima della nascita di Vlad, dovettero accompagnare gli studi dei due giovani principi. I tempi, erano cambiati, e regni lunghi come quelli di Mircea o di Alessandro il Buono di Moldavia, padre della sua matrigna, sembravano non esistere più. 

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domenica 24 luglio 2016

La Valacchia, nodo strategico e commerciale. La crisi successorria del 1420. Dracula Vlad III

L'ESILIO COME STILE DI VITA



La Valacchia, nodo strategico e commerciale

Nel 1417, Mircea aveva costituito oppure rafforzato molte piazzeforti sul Danubio, nei principali punti di passaggio del fiume. La più importante tra esse, Giurgiu, situata a sessanta chilometri a sud di Bucarest, cli era costata un'immensa fortuna: per ogni pietra del castello il principe aveva pagato l'equivalente di un blocco di sale di oltre cento chili, tanto la pietra era rara nella regione.

Con la piazzaforte di Chilà, ex insediamento genovese sulla foce del Danucio (contestato dalla Moldavia) <<con il porto danubiano di Bràila, il più importante del paese fino alla Transilvania del sud, dove la città di Brasov (Kronstadt), abitata dai tedeschi, disponeva del diritto di deposito e di sosta che la aveva conferito Luigi d'Angiò, e poi, alcune decine di chilometri a est sempre in Transilvania meridionale, con la città sassone di Sibiu (Hermannstadt), ultima tappan della via che partendo da Salonicco raggiungeva Nicopoli sul danubio passando da Serres e da Sofia, la Valacchia confermava il suo ruolo internazionale di guardiana della strada commerciale che collegava l'Asia attraverso il Mar Nero. Lungo queste vie i mercanti transilvani e valacchi, e più tardi quelli levantini (turchi e balcanici), ma anche quelli genovesi e veneziani, trasportavano le spezie e le sete orientali che scambiavano con le stoffe, i velluti e gli oggetti di ferro occidentali.

La crisi successoria del 1420



Il regno di Michele I durò solo due anni. Nell'aprile - maggio del 1420 un esercito turco attaccò la Valacchia e Michele prese la vita in battaglia. Fu il primo principe a cadere contro gli Ottomani; nel corso del secolo altri due subiranno la stessa sorte. Al suo posto Maometto I insediò un altro figlio, questa volta illegittimo, di Mircea il Vecchio.

Fino ad allora la successione era stata risolta in due modi. Il più antico era la coreggenza del principe regnante (che portava il titolo di gran voivoda) con il primogentio, presumibilmente in qualità di voivoda d'Oltenia. Questo fu nello specifico il caso di Basarab I, che nel 1342 condivise il trono con il figlio Nicola Alessandro, e anche di Mircea il Vecchio che a partire dal 1391 fece lo stesso con Michele. Tra queste due date la compartecipazione al trono della Valacchia fu, a due riprese, una questione tra fratelli, l'ultima delle quali, nel 1385, fu quella di Dan I con Mircea il Vecchio. La morte di Dan in un conflitto contro i Bulgari fece di Mircea l'unico principe regnante fino al momento in cui egli associò al trono il proprio figlio.

Nel 1395, approfittando dell'assenza di Mircea (si era rifugiato in Transilvania dopo aver subito una disfatta con i Turchi), il figlio di Dan, chiamato Vlad, si fece proclamare voivoda (Vlad I), ma regnò solo nell'Ovest del paese, in Oltenia. Vlad era sostenuto da Bayezid I, il sultano ottomano, e si opponeva all'alleanza troppo stretta tra il suo paese e l'Ungheria.

A partire dal 1420 il trono del paese divenne la posta in gioco delle lotte intestine fra i discendenti di Dan I e di Mircea, soprannominati anche i Dracula (Dràculesti, in romeno). In primi si appellarono al re d'Ungheria e ai nobili transilvani, i quali eano ben contenti di garantirsi la fedeltà e l'alleanza dei principi della Valacchia custodi dei passaggi nei Carpazi. I secondi erano aiutati dai Turchi, i quali disponevano di teste di ponte a nord del Danubio, fortezze inespugnabili che, accanto ai soldati regolari, albergavano bande d'irregolari <<razziatori e incendiari>> (akingis).

La grande aristocrazia del paese - i boiardi, che formavano la classe politica per eccellenza - si divideva anch'essa tra le due potenze vicine e rivali. Coloro che possedevano i domini vicino al Danubio tendevano a favorie i Turchi per paura di vedere i loro beni saccheggiati e distrutti. Gli altri, proprietari nella zona delle colline a sud dei Carpazi, erano in buoni rapporti commerciali con le città della Transilvania e sostenevano i principi nominati dal re d'Ungheria. Tuttavia, una volta insediato sul trono, un principe appoggiato dagli ottomani non poteva ignorare l'importanza delle reazioni di buon vicinato con la Transilvania e si affrettava a concludere trattati commerciali e amichevoli con le città sassoni di nBrasov e Sibiu.

Le difficoltà si presentavano allorché le bande di predoni turchi facevano razzie in Transilvania. In questi casi il principe valacco faceva spesso il doppio gioco, congiungendo le proprie forze a quelle dei Turchi ma avvisando segretamente i Transilvani delle intenzioni dei nemici. Inoltre, i sultani ottomani avevano preso l'abitudine di esigere degli ostaggi in graanzia dei giuramenti di fedeltà dei Valacchi. Uno o più figli del principe e dei principali boiardi del paese venivano quindi trattenuti ad Adrianopoli o a Brasov, più tardi a Instanbul, e venivano educati alla turca.

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mercoledì 20 luglio 2016

Dracula. Vlad III. Introduzione di Matei Cazacu

INTRODUZIONE


Mattia Corvino

Verso la metà di giugno del 1463, la cittadina di Wiener Neustadt, situata a cinquanta chilometri a sud di Vienna, resiednza perdiletta dell'imperatore Federico III d'Asburgo (1440-1493), si ritornò al centro dell'attenzione di tutta l'Europa. Una delegazione ungherese formata da tremila cavalieri, un vero piccolo esercito, si presentò per concludere la pace tra l'imperatore e il suo più coriaceo avversario, il giovane re d'Ungheria Mattia Corvino. La guerra fra i due sovrani imperversava da cinque anni. La posta in gioco era la corona d'Ungheria. Alla morte di Ladislao il Postumo (1457), Federico III, suo tutore, si era fatto proclamare re d'Ungheria dai grandi del regno desiderosi di mantenere il loro paese nell'Impero: ciò a dispetto del fatto che un'altra parte della nobiltà ungherese avesse già eletto come <<re nazionale>> un giovane di quindici anni, Mattia, figlio dell'ex governatore Giovanni Hunydai. A quell'epoca Federico III era in guerra con il re di Boemia Giorgio Podebrad, accusato di simpatizzare  per gli eretici hussiti. La strategia dell'imperatore consisteva nel mantenere sotto la propria tutela i due regni situati l'uno di fronte all'altro, ricchi di giacimenti minerari d'oro e d'argento, mentre i due re, forti dell'appoggio della propria nobiltà e della propria borghesia, rifiutavano questa soluzione che aveva l'effetto di drenare le risorse dei loro paesi nella casse del tesoro imperiale.

Il giovane Mattia, nobile per nascita, discendeva da parte di padre dalla piccola nobiltà valacca (romena) di Transilvania, la più ricca delle provincie ungheresi ma anche la più esposta ai pericoli esterni. Suo padre, Giovanni Hunydai, era nato Iancu (Ianko) di Hunedoara; aveva imparato il mestiere delle armi al servizio del duca Filippo Maria Visconti e, grazie al matrimonio con una nobile ungherese, era asceso al potere diventando reggente del regno e voivoda (governatore) della Transilvania durante la minore età di Ladislao il Postumo (1444-1458).

Giovanni Hunydai aveva difeso il paese contro gli Ottomani, portando anche la guerra sul loro territorio. Volta a volta vincitore e vinto di una lotta incessante durata oltre quattordici anni, morì da eroe difendendo, con Giovanni da Capistrano, la fortezza di Belgrado - all'epoca ungherese - dagli assalti di Maometto III il Conquistatore (1456). Lasciò due figli: il primogenito, accusato di complottare contro il suo sovrano: fu fatto decapitare dal re Ladislao. Mattia dovette invece la salvezza alla sua giovane età.


Giovanni Hunydai

Mattia venne proclamato re dai partigiani dello zio materno e dai suoi alleati. Tuttavia, per godere appieno della totale legittimità regale, aveva bisogno della Santa Corona ungherese, detenuta dall'imperatore. Questa corona era un simblo forte per il popolo ungherese. Ornata di due diademi, il primo inviato dal papa Silvestro II nell'anno Mille al primo re cristiano d'Ungheria, il secondo dall'imperatore di Bisanzio in data più tarda, la corona era il simbolo dell'unità del paese e non poteva essere sostituita da nessun' altra.

Scoppiò la guerra, nonostante gli appelli alla pace da parte del papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) che necessitava di soldati per lan crociata indetta contro i turchi nel 1459. Infine, dopo cinque anni di lotta sterile, di negoziati e di intrighi, i belligeranti s'incontravano per concluedere la pace. L'accordo prevedeva che l'imperatore ricevesse 80.000 ducati d'oro per il riscatto della corona, che Mattia desse prova della massima deferenza considerandolo come un <<padre>>, che i due sovrani s'impegnassero a rimanere alleati contro i rispettivi nemici e, soprattutto, che la corona tornasse nelle mani dell'imperatore se il re d'Ungheria fosse morto senza eredi legittimi.

Il fratello stesso dell'imperatore Alberto d'Asburgo, duca d'Austria, faceva parte dei cospiratori, tagliava le linee di comunicazione e incitava ai saccheggi intorno alle residenze di Wiener Neustadte di Eedenburg, rendendole ancora più insicure. Persino l'imperatrice, Eleonora del Portogallo, venne depredata da un signorotto che le avrebbe rubato le camicie in puro lino! Malgrado questa situazione instabile, Federico protrasse i negoziati adducendo sempre nuove richieste. Ci volle l'intervento energico dei rappresentanti del papa, Rodolfo di Rudersheim, priore di Freising, e Domenico dè Domenichi di Lucca, arcivescovo di Torcello, affinché il trattato venisse suggellato il 19 e il 20 luglion 1463, il denaro fosse versato e la corona finalmente ceduta a Mattia Corvino.

Dracula era il soprannome del principe della Valacchia Vlad III un vassallo di Mattia Corvino, che nel 1462 quest'ultimo aveva fatto arrestare e rinchiudere in una fortezza sul Danubio. L'origine del soprannome è tuttora discussa. Per la maggior parte dei ricercatori starebbe a indicare l'ppartenenza del padre, Vlad Dracul, all'ordine del Dragone (Societas draconistrorum), fondato nel 1408 dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo quand'era soltanto re d'Ungheria. Poiché dal latino draco deriva il romeno drac, con il significato di <<diavolo>>, Dracul sarebbe quindi <<il diavolo>>, e Dracula (nella forma popolare Dràculea) <<figlio del diavolo>>. Secondo altri studiosi, invece, il soprannome Dracul, diavolo, andrebbe piuttosto inteso conn un significato vicino a quello dell'espressione <<diavolo d'un uomo>>.


Vlad III. Il pranzo sotto ai pali

Era un tiranno, che superava dib crudeltà Erode, Nerone e Diocleziano, come anche ogni altro tiranno e torturatore mai esistito. Lo spurio elenco dei dolori e delle torture inflitti da Dracula ai suoi sudditi, ma anche ad altre persone - <<pagani, ebrei, cristiani>>, turchi, ebrei, turchi, tedeschi, italiani, zingari - non poteva lasciar indifferente nessun lettore. E, primo fra tutti, il su supplizio preferito, il palo. probabilmente di orgine assira, questa torutra era stata <<perfezionata>> con l'utilizzo di pali non più acuminati, che uccidevano rapidamente i pacients, ma arrotondati e spalmati di grasso per prolungare il supplizio. Introdotto attraverso i retto, il palo, sul quale poggiava tutto il peso del corpo della vittima, si apriva un varco senza ledere vitali e usciva dalla bocca senza provocare la morte. L'infelice, esposto in tal modo, moriva di sete entro due o tre giorni, con gli occhi divorati dai corvi ma ancora in possesso delle sue facoltà. L'autore racconta come Dracula avesse piantato un a foresta di pali lunga tre chilometri e larga più di un cholometro proprio sotto le finestre del suo palazzo, al fine di poter ammirare a piacimento gli spasimi delle vittime. Ai gran signori e pascià turchi <<erano riservati>> pali pù alti della media e interamente dorati! Si aggiungeva che spesso il principe amava consumare i pasti a un tavolo situato all'ombra dei pali, da dove conversava con i <<convitati>> e brindava alla loro salute.


Impalamento

Impalatore di uomini: donne e bambini a migliaia (a volte donne con in braccio il loro neonato), ai quali vanno aggiunti 25.000 turchi, uno zigano bollito in un calderone che la sua tribù aveva dovuto mangiarsi; una concubina del principe, incinta, sventrata affinché egli potesse vedere dove si trovava il frutto del proprio seme; un bachetto durante il quale Dracula aveva fatto servire ai nobili i gamberi nutriti con il cervello dei loro parenti e amici; morte sul rogo per tutti i mendicanti e gli storpi del paese; madri costrette a mangiare i loro figli arrostiti; mariti obbligati a fare lo stesso con i seni tagliati delle mogli. Il cinismmo e il sarcasmo di Dracula nei confronti delle sue vittime rendevano queste atrocità ancor più intollerabili. Quando urlavano sotto tortura, Dracula esclamava: <<Udite che piacevole passatempo, che diletto!>>. Oppure, davanti allo spettacolo degli impalati che si controcevano: <<Oh! Come ti agiti bene, che abilità, che ritmo!>>. Ai poveri e ai mendicanti che fece bruciare in due grandi capannoni disse di volerli aiutare a raggiungere al più presto il paradiso, affinché smettessero di soffrire sulla terra.

Mattia Corvino il quale, preoccupato per le lamentele delle vittime e dei loro parenti, fece attraversare il suo vassallo e metterlo ai ceppi. Il primo testo, probabilmente in latino, fu inviato al papa, a Venezia e ad altri principi. E' ancora conservato, tradotto in tedesco, in quattro copie manoscritte indipendenti ed è stato inserito in molte opere dell'epoca.

L'opuscolo del 1463, realizzato probabilmente a Vienna da uno stampatore itinerante (forse Ubrich Ham), venne copiato, adattato e poi ristampato tra il 1488 e il 1566 nelle principali città tedesche, a Lipsia e Amburgo fino a Strasburgo e Norimberga. Tutti gli esemplari contengono un ritratto di Dracula o una scena della sua vita (il pranzo sotto i pali). nel frattempo, dall'altra parte dell'Europa, una versione russa indipendente iniziò a circolare a partire dal 1486: non venne mai stampata, per quanto ci è dato sapere, ma ebbe almeno ventidue copie manoscritte. Dracula venne presentato come un sovrano severo ma giusto e colto. In qualche modo un modello per Ivan il terribile, che dovette leggere il racconto con profitto poiché imitò alcune delle torture elaborate dal principe romeno.
Paradossalmente, nel suo paese d'origine, la Valacchia, oggi parte meridionale della Romania, il ricordo delle gesta di Dracula andò perduto nel corso dei secoli. Anche la cronaca ufficiale della Valachia, redatta nel XVI secolo e rimaneggiata nel secolo seguente, si limitò solo a menzionare il principe sanguinario. Sussistevano se mai dei racconti (sconosciuti nelle versioni latine, tedesche e russe) riguardanti il suo castello nei Carpazi meridionali (castello di Poienari). I contadini dei sette villaggi dei dintorni godevano di importanti privilegi fiscali in cambio della guardia e della manutenzione di quel <<nido d'acquila>> situato al confine con la Transilvania. Il ricordo del principe siè tramandato fino ai nostri giorni grazie alla fortezza che colpèiva l'immaginazione e manteneva vivo il ricordo del suo fondatore.

Quando gli studiosi romeni moderni scoprirono a loro volta questi testi, si trovarono davanti a un dilemma: pur essendo estremamente crudele, quel principe aveva dato prova di un coraggio eccezionale di fronte all'esercito di Maometto II il Conquistatore. Di eroi del genere ce n'erano stati pochi, nel passato romeno. Che fare? Come conciliare i due volti del personaggio? Alla fine, dopo molte esitazioni, Dracula - o meglio Vlad l'Impalatore - venne inserito tra gli eroi nazionali che avevano difeso l'indipendenza della Romania, diventata Stato Nazionale nel 1918 attraverso l'unione della Valacchia e della Moldavia con la Transilvania. Nel 1976 Nicolae Ceausescu celebrò anche il cinquecentesimo anniversari della morte di Vlad III.

Un'altra preoccupazione sarebbe andata però ad aggiungersi a quelle che già avvelenavano la vita dell' ex dittatore. Nel 1972 due storici americani, Radu R. Florescu e Raymond T, Mc Nally, avevano pubblicato a Boston In Search of Dracula, un'opera che collegava il personaggio storico (ancora sconosciuto in Occidente) al padre di tutti i vampiri moderni. Immortalato, se così si può dire dallo scrittore irlandese Bram Stoker nel 1897, il vampiro dracula, conte dei Carpazi, aveva conquistato da tempo l'Ompero britannico e il mondo intero, invaso le biblioteche, le scene dei teatri e i palcoscenici di Hollywood. Portato sullo schermo da Bela Lugosi (peraltro originario della Transilvania) da Lon Chaney jr. da Christopher Lee e più recentemente da Gary Oldman nel film fi Francis Ford Coppola, il vampiro metteva decisamente in ombra - anche se i vampiri di ombra non ne fanno! - Vlad l'Impalatore.


Dracula. Gary Oldman


Dracula. Christopher Lee

Queste credenze sono invece esisite ed esistono tuttora in romania, come ha dimostrato Ioana Andreesco nel suo libro Où sont passés les vampires? Così come sono esistite nei Balcani e nella Grecia insulare, in Ungheria e in Slovacchia, in Boemia, in Moravia, in Ucraina e in Russia. Fu da questo terreno fertile che Bram Stoker attinse la sua figura del vampiro. Ne fece, per primo, un aristocratico orienrtale dal cognome storico, reincarnazione, affermava, del valoroso principe del XV secolo, il quale, a dire il vero non aveva bisogno di questa nuova trasformazione per mettere paura. A partire dal XVIII secolo il vampirismo incominciò ad interessare gli occidentali, perché s'inseriva nel dibattito più ampio riguardante i segni esteriori della morte, la morte apparente, la morte imperfetta e le questioni inerenti alla sepoltura all'esterno delle città. E anche la necessità del certificato medico di decesso per il quale si sono adoperati studiosi francesi come l'anatomista Jacques - Bénigne Winlow (1996-1740) e il suo discepolo Jean Jacques Bruhier d'Ablaincourt (1685-1756), la cui pera è stata restituita con talento ed erudizione da Claudio Milanesi.


Maometto II

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