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domenica 23 dicembre 2018

Dracula. L'esilio in Moldavia

Dracula 

L'esilio in Moldavia


Federico III


Ladislao Jagellone


Luigi d'Angiò



Quest'altro paese romeno aveva conosciuto, a partire dal 1432, gli stessi scompigli e le stesse guerre civili della Valacchia. Il suo nome deriva dal fiume Moldova, che scorre nel nord del paese, dove si trovava la sua prima capitale. La Moldavia ne comprendeva solo due: il paese alto (Tara de sus), a nord, e il paese basso (Tara de jos), a sud. In origine questi due principati erano anche chiamati Valacchia, il paese dei Romeni. Ma poi, per differenziarli dall'altro Stato romeno, si utilizzarono le forme Rossovalacchia (Valacchia vicina alla Russia) e Maurovalacchia (Valacchia nera, settentrionale), diventata Piccola-Valacchia. Il nome Moldavia, che a metà del XIV secolo designava il piccolo principato del nord, finì per imporsi alla fine dello stesso secolo, quando avvenne l'unione del paese alto con quello basso. 
La Moldavia ritrovò la propria indipendenza nel 1359, grazie alla rivolta del principe Bogdan, voivoda romeno originario del vicino Maramures, che occupò il trono e diede il suo nome alla dinastia regnante. L'indipendenza non durò a lungo poiché nel 1370 Luigi d'Angiò, re d'Ungheria, fu eletto anche re di Polonia, sua confinante a nord. L'unione della Polonia con la Lituania, vicina orientale della Moldavia (1386), spinse il principe Pietro I a giurare fedeltà al re di Polonia-Lituania, Ladislao Jagellone (1387). Il paese alto finì con l'unirsi al paese basso verso il 1390-1391 e in tal modo raggiunse il litorale del Mar Nero. La Moldavia rimase per molti secoli vassalla della Polonia. 
Il lungo regno di Alessandro il Buono (1400-1432), contemporaneo e pupillo di Mircea il Vecchio di Valacchia, permise al paese di svolgere un ruolo importante in Europa orientale. La via commerciale che collegava la Cina e la Persia alla Polonia attraverso il Mar Nero, percorreva la Moldavia da Sud a Nord e le apportava una grande prosperità. Alcuni scambi importanti legavano la Moldavia alla Transilvania, grazie soprattutto alle città di Bistrita a Nord e di Brasov a sud. Con Cetatea Alba, alla foce del fiume Nistru, sul Mar Nero, e Chilia, occupata verso il 1428, la Moldavia possedeva due grandi emporia per il commercio internazionale e si affermava come potenza pontica. Il paese adesso aveva raggiunto la sua massima estensione dai Carpazi orientali al Nistru e dal Mar Nero ai confini della Galizia. 
Nel 1420 la comparsa degli Ottomani colse i moldavi di sorpresa. Per un quarto di secolo (1432-1457) i figli e i nipoti del principe si disputarono il trono con una violenza spaventosa. Nel 1433 Elia, figlio legittimo di Alessandro, fece annegare la madre del fratellastro con il quale condivideva il trono, Stefano, che non era riuscito a catturare. La spirale di violenza continuò fino al 1448, quando Roman, figlio di Ilia, decapitò Stefano per vendicare il padre. Un anno più tardi Roman morì a sua volta avvelenato. 
Nella primavera del 1448 Giovanni Hunyadi decise di porre fine all'instabilità della Moldavia insediando Pietro II, che si era rifugiato presso di lui per paura di essere assassinato dal correggente al trono. Quest'azione rientrava nel progetto, accarezzato da Hunyadi, di grantirsi la fedeltà dei due paesi romeni transcarpatici in vista della spedizione che stava preparando contro i Turchi. 
Salito sul trono in marzo, Pietro II si sbarazzò presto del rivale, che morì avvelenato in luglio. Pietro II morì a sua volta il 10 ottobre 1448 e questo spiega come mai non avesse partecipato alla campagna di Kosovopolje. Il suo poso venne occupato da un figlio di Ilia, Alessandro (Alexandrel), di soli dieci anni d'età, per parte di madre egli era cugino del re di Polonia Casimiro IV. E' presso questo giovanissimo principe che Vlad Dracula, si recò nel novembre-dicembre del 1448, dopo essere stato scacciato dalla Valacchia. Foese la seconda moglie di Vlad Dracul, zia di Alessandro si trovava già lì con la figlia Alessandra. Vlad poté trovare asilo in Moldavia per tre anni, nonostante Alessandro venisse scalzato dal trono nell'ottobre del 1449. Il nuovo principe Bogdan II (1449-1451) era figlio del jupan Bogdan, fratello di Alessandro il Buono. Il nuovo principe Bogdan II godeva dell'appoggio di Giovanni Hunyadi con il quale l'11 febbraio 1450 concluse il trattato di fedeltà e di alleanza. Bogdan si impegnava a comportarsi con il governatore dell'Ungheria <<come un figlio con l'amato padre>>; il suo paese sarebbe stato <<un tutt'uno con il paese di Sua Signoria>>; proometteva inoltre al suo signore consigli, assistenza militare, diritto d'asilo, eccetera. 
I termini di questo trattato costituivano una novità nelle relazioni diplomatiche tra la Moldavia e l'Ungheria, e portavano l'impronta dell'energica personalità di Giovanni Hunyadi. Significarono una rottura con la politica tradizionale dedi principi moldavi, i quali avevano scelto il vassallaggio polacco proprio per mettersi al riparo dalla troppo pesante tutela ungherese e dal proselitismo cattolico che essa incoraggiava. 
Il re di Polonia, non poteva accettare questa situazione. Un esercito polacco attaccò la Moldavia a due riprese, nel marzo e nel settembre del 1450, ma subì due gravi disfatte. Nel 1457, Vlad. aiuterà Stefano, fornendogli un esercito e l'appoggio diplomatico per la riconquista del trono moldavo. L'esperienza militare che forse Dracula acquisì in quest'occasione gli sarebbe servita più tardi, essendo la prima volta che combatteva contro un esercito occidentale, formato essenzialmente da corpi di cavalleria pesante e protetto da carri da combattimento che imitavano quelli degli hussiti. Il 15 ottobre 1451, durante i festeggiamenti per il matrimonio di uono dei suoi uomini. Bogdan II venne tratto dal letto in piena notte e decapitato da una truppa comandata da Pietro Aron, pretendente a un trono e appoggiato dai Polacchi. Dopo questo delitto la vedova di Bogdan II si rifugiò con i figli in Transilvania mettendosi sotto la protezione di Giovanni Hunyadi. Vlad la scortò, ma non ebbe la forza di presentarsi davanti all'assassino del padre. Si stabilì probabilmente a Sighisoara o a Brasov. 

Giovanni Hunyadi sembrava ben tollerare il fatto che Dracula si fosse rifugiato in Transilvania. Il nuovo sultano, che entrerà nella storia con il nome di Maometto il Conquistatore, figlio e successore di Murad II, morto il 9 febbraio 1451, stava preparando l'assedio di Costantinopoli e necessitava di concludere la pace con Venezia e con l'Ungheria. E il 20 novembre 1451, infatti, Maometto II firmò una tregua di tre anni con l'Ungheria. 

E Vladislav; principe dei Valacchi, deve pagare e resituire alla Mia Signoria ciò di cui è debitore, il tributo o altri servigi. Egli deve al regnoo d'Ungheria, o al suo governante, attenzione, obbedienza e obblighi.E se soddisfa  le due parti, che regni in pace, e se non pagasse quello che devea me o a sua Signoria il governatore e anche ai signori d'Ungheria che ogni parte possa attaccarlo e obbligarlo a rispettare la pace. E che Vladislav, che adesso è principe dei Valacchi, egni fino alla fine dell'armistizio. E se Vladislav morisse durante il periodo di pace, nessuna delle parti avrà la libertà di nominare un principe in Valacchia diverso da quello che avrà scelto. E colui che sarà principe resterà in questa situazione fino al termine sopra indicato.  

Nella lettera del 6 febbraio 1452 nella quale Giovvanni Hunyadi annunciare alle autorità di Brasov che si sarebbe impegnato a una belligeranza nei confronti di Vladislav II. 

Non ci permettiamo di mandare un esercito di questo campo d'Ungheria contro il voivoda Vladislav, e se possibile che non intraprenderemo niente contro di lui. 

Non ci permettiamo di mandare un esercito di questo regno d'Ungheria contro il voivoda Vladislav, e se possibile che non intraprenderemo niente contro di lui. Perché adesso, l'illustre principe Vlad, figlio del fu voivoda Dracul, che adesso si trova presso di voi, si propone verosimilmente di attaccare il voivoda Vladislav a nostra insaputa e contro la nostra volontà. Se il suddetto Vlad desidera passare attraverso questa regione contro il sunnominato Vladislav allo scopo di distruggere lui e il paese della Valacchia, allora con la presente noi vi ingiungiamo  con la forza di non offrire a Vlad né alloggio né riparo, ma piuttosto di catturarlo e scacciarlo. E poiché il suddetto Vlad è venuto  dalla Moldavia sotto la nostra protezione, faremo in modo che sia condotto sano e salvo per la medesima strada dai nostri uomini e sotto la nostra protezione. 

La decisione di rimandare Dracula in Moldavia era legata al cambiamento di principe in questo paese, avvenuto in febbraio. Alessanndro (Alexandrel) aveva goduto ancora una volta dell'appoggio del re di Polonia, le cui truppe avevano scacciato facilmente Pietro Aron. In breve tempo il giovane principe normalizzò i rapporti con la città di Brasov, alla quale rinnovò i privilegi commerciali concessi dal nonno Alessandro il Buono (il 14 agosto 1452) e avviò altri negoziati in tal senso a Hunyadi. Il 16 febbraio 1453 Alessandro concludeva con quest'ultimo un trattato di <<pace eterna>>, impegnandosi anche a sposare una nipote del suo protettore. 
Vlad lasciò Brasov e la sua regione e si diresse verso occidente per uscire dal territorio sassone. Aveva alle costole non solo gli uomini di Hunyadi ma anche i Sassoni di Sibiu, che gli avevano proibito di stabilirsi nel loro Stuhl. A Geoagiu, vicino a Broos (Oràstie), due uomini di Hunyadi gli tesero un agguato che avrebbe potuto essergli fatale. Vlad ricorderà ai cittadini di Sibiu quest'incidente che quasi gli costò la vita, poiché fu sul punto di essere catturato e giustiziato <per l'amore del signore Vladislav, voivoda>>. 
Vlad si rivolse direttamente a Hunyadi, il quale gli propose di prenderlo al proprio servizio in condizioni di subalterno, cosa che egli rifiutò. Hunyadi lo ricacciò in Moldavia manu militari. Il primo contatto fra i due finì dunque malissimo. Vlad era troppo orgoglioso per accettare qualcosa che esulasse dal trono paterno; dal canto suo Hunyadi teneva a rispettare la pace conclusa con Maometto II e non poteva permettere che Vlad soggiornasse sul territorio sassone della Transilvania, da dove avrebbe immancabilmente minacciato Vladislav II. 
Vlad si ritrovò ancora una volta esiliato in Moldavia. Il paese era ancor governato dal giovane principe Alessandro sotto la tutela dei boiardi, che non vedevano di buon occhio le sue aperture nei confronti di Hunyadi e dell'Ungheria. Alessandro si rassegnò a prestare giuramento  d'obbedienza al re di Polonia. Dal 29 maggio 1453, infatti, Maomentto II occupava Costantinopoli e dall'agosto dello stesso anno esigeva un tributo dalla Moldavia. Nel maggio del 1454 il rappresentante polacco presso la dieta di Ratisbona poteva annunciare pubblicamente che la Valachia e la Moldavia pagavano un tributo annuale ai Turchi e che la popolazione era stata obbligata ad assolverlo dopo un censimento di tutti i capifamiglia. In tal modo non esistevano più bastioni tra la Polonia e i Turchi, cosa che era tanto più pericolosa per il regno in quanto nello stesso momento si stava impegnando in una lotta contro l'ordi e Teutonico. 
La posizione di Alessandro era sicuramente minacciata dall'evolversi dei problemi interni dell'Ungheria, dove Giovanni Hunyadi aveva lasciato il titolo di governatore del regno che deteneva dal 1446. Dopo la disfatta di Kosovo era potuto uscire dalle prigioni del despota della Serbia solo a prezzo di un'alleanza con i nemici della nobiltà ungherese: con Ulrico de Cilli e suo suocero Giorgio Brankovic, con Ladislao Garài e con Nicola Ujlàki. Costoro lo forzarono a negoziare con Federico III la liberazione del re minorenne Ladislao il Postumo, che l'imperatore s'intestardiva a tenere presso di sé in Austria com e pupillo. Hunyadi ottenne da Federico la promessa di restituire la libertà a Ladislao non appena avesse raggiunto la maggiore età, fissata a tredici anni. Nel gennaio del 1453, Ladislao il Postumo divenne arciduca d'Austria e il mese seguente di fece incoronare re d'Ungheria. Giovanni Hunyadi rinunciò allora al suo incarico di governatore del regno e Ladislao lo nominò conte ereditario di Bistrita, capitano del paese e gran tesoriere del regno. Qualche mese più tardi il re creò un triumvirato che avrebbe dovuto gestire i suoi possedimenti: Hunyadi ottenne la responsabilità degli affari d'Ungheria, Ulrico de Cilli quelli d' Austria e Giorgio Podebrad quelli di Boemia. 
Giovanni Hunyadi si trovò ad acere a che fare con un valacco sempre più irrequieto, Vladislav II, che intendeva proteggere i suoi sudditi dalle svalutazioni monetarie ungheresi. Nel settembre - ottobre 1452 Vladislav II inaugurò una nuova politica monetaria e coniò delle monete d'argento più pesanti e più ricche di metallo prezioso delle corrispondenti monete ungheresi, Intendeva sottolineare l'indipendenza nei confronti del vicino settentrionale e permetteva alle proprie monete di circolare sul mercato ottomano. 
Giovanni Hunyadi proibì agli abitanti di Brasov di accettare la moneta valacca e gli aspres turchi, e il re Ladislao tolse a Vladislav II i feudi transilvani di Amlas e di Fagaras. Nell'agosto del 1453, scoppiò un primo conflitto, poi, nel settembre del 1455, Giovanni Hunyadi invase la Valacchia e obbligò Vladislav II ad accettare la nuova moneta inglese, molto svalutata. Le azioni ostili di Hinyadi contro il principe valacco non contravvenivano alla tregua del 1451, che era scaduta. Tuttavia Hunyadi non osò intervenire in Moldavia , dove il principe Pietro Aron, di nuovo sul trono, si era affrettato a prestare anch'egli giuramento di fedeltà al re di Polonia, negoziando nel contempo con Maometto II il pagamento di un tributo che quest'ultimo fissò a 2000 ducati d'oro (5 ottobre 1455).

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venerdì 14 dicembre 2018

Dracula. Il primo regno di Dracula (1448)

Dracula 

Il primo regno di Dracula (1448)


Giovanni Hunyadi 


All'inizio del mese di settembre l'esercito di Giovanni Hunyadi aveva passato il Danubio a Cuvin (Keve), di fronte a Smederev, e si era diretto a sud, allo scopo di congiungersi con le truppe albanesi di Smederev, e si era diretto a sud, allo scopo di congiungersi con le truppe albanesi di Scandenberg (Giorgio Castriota). Prima di quesata data, una truppa formata da 1500 tra cavalieri e soldati, guidata da Michele Szilagyi, cognato di Hunyadi, aveva effettuato una diversione e attaccato la fortezza turca di Vidin. I Turchi, raggrupparono le forze di tre bey di confine e saccheggiarono la Valacchia. Szilagyi lo accerchiò e, con l'aiuto del principe della Valacchia Vladislav II, catturò 3000 uomini, tra cui il bey di Vidin. Dopo questo scontro, l'esercito crociato continuò la spedizione. A Kosovopolje, la strada del ritorno venne tagliata dai Turchi e dalle truppe del despota serbo Giorgio Brankovic, che si era opposto all'impresa cristiana. Dopo la dsfatta e la fuga di Hunyadi, la ritirata di Vladislav II e dei suoi 4000 cavalieri fu lunga e difficile. Durante la sua assenza la Valacchia restava militarmente sguarnita ed esposta a un colpo di mano dei Turchi. Fu il momento scelto da Dracula per varcare il Danubio. 
Vlad era arrivato in Valacchia più velocemente di quanto credessero i contemporanei. Il 31 ottobre occupava già da una settimana o due il trono di Targoviste.
L'invito di Nicola d'Ocna Sibiului a recarsi in Transilvania era uno stratagemma per catturare Vlad. I personaggi in questione era un fedele di giovanni Hunyadi, e al sua offerta non poteva che nascondere un trabocchetto. Vlad <<mangia la foglia>> e dichiara di voler aspettare altri particolari sulla morte di Giovanni Hunyadi, che alcuni ritengono già morto. I suoi rapporti con gli Ottomani risultano chiari: lo prova il fatto che è dal fratello del naib di Nicopoli che riceve le informazioni sulla battaglia di Kosovopolje. 
La morte di suo padre aveva liberato dal giuramento di fedeltà i grandi signori del paese, riuniti da un anno intorno a Vladislav II. 
Il primo regno di Dracula non durò a lungo: il 7 dicembre a Costantinopoli corse voce che fosse stato sconfitto da Giovanni Hunyadi, il quale lo avrebbe condannato a morte. Questa doppia informazione è falsa perché Hunyadi ritrovò la lbertà solo a Natale. Fu dunque Vladislav II, infine rientrato da Kosovopolje, a scacciare Dracula dellaa Valacchia verso la fine di novembre. Ed egli, costretto nuovamente all'esilio, trovò rifugio in Moldavia. 

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Dracula. Ostaggio nel paese ottomano (1444-1448)

Dracula 

Ostaggio nel paese ottomano (1444-1448)



A partire dal 1444, quando aveva quattordici o quindici anni, Vlad Dracula dovette fare i conti, suo malgrado, con un terzo universo; il mondo ottomano dell'Asia minore e poi di Adrianopoli, in Europa. La società nella quale si trovò immerso non assomigliava in nulla e per nulla a quella in cui era cresciuto. Rimase colpito dalla venerazione di cui godeva il sultano da parte dei sudditi, che si consideravano come suoi schiavi. I più alti dignitari di corte potevano cadere in disgrazia oppure essere esiliati; giustiziati, privati dei beni, senza che nessuno osasse mai opporsi. La vita e il cerimoniale di corte concretizzano questa forma di venerazione per il sultano, che veniva circondato da innumerevoli servitori e soldati, tra cui i famosi giannizzeri, riorganizzati da Murad II. 
Tutto ciò impressionò Vlad, che era abituato alla preminenza dei gran signori (jupan) e dei loro clan negli affari dello Stato valacco, al loro spirito fondista, al loro orgoglio e alla loro brutalità. L'instabilità del trono valacco dal 1420 in poi e l'avvicendamento sul trono dei principi sostenuti dalle varie fazioni nobiliari aumentarono il contrasto con la meccanica ben oliata dell'Impero ottomano. Se è vero che in Valacchia gli uomini nuovi potevano raggiungere posti di potere grazie a loro meriti sul campo di battaglia, il peso dell'aristocrazia restava altresì predominante. Questa supremazia era dovuta soprattutto alla forza economica e militare dei clan, in numeri di cinque o sei in tutta la Valacchia, e risaliva ai secoli XIII e XIV. Si trattava, dei discendetni degli knezes e dei voivoda precedenti alla creazione dello Stato. Questi clan erano riusciti a conservare le loro proprietà e ad ampliarle attraverso alleanze matrimoniali, oppure con la forza o anche in virtù di donazioni da parte del principe; tutto ciò a detrimento dei liberi proprietari allodi, il cui peso sulla società valacca andava vieppiù diminuendo. Peraltro, se un boiardo era accusato di fellonia verso il suo principe, ma solo per passare nelle mani di altri membri dello stesso clan. Un nuovo principe poteva sempre intervenire sulle confische avvenute nei regni precedenti al suo, e il costume, stabiliva, persino il divieto ai principi di vendere i villaggi dei boiardi. 
Alla corte del sultano, dove visse almeno un anno, poté osservare la straordinaria varietà di nazionalità che formavano la sua cerchia: nobli provenienti dalle grandi famiglie turche dell'Anatolia, Geci rinnegati, Serbi, Albanesi, Arabi, Africani, Italiani, Persiani, eccetera. L'amore dei turchi per la guerra, per i cavalli e per il loro dio alimentava un'atmosfera strana, quasi eroica. L'impero aveva conquistato così tanti territori e uomini, le sue risorse erano innumerevoli, la sua organizzazione e il suo funzionamento erano così ben rodati, che era difficile immagianrlo sconfitto o anche solo tenuto in scacco. Le città, l'artigianato e il commercio prosperarono, i contadini vivevano di gran lunga meglio che nei paesi cristiani. E anche i sudditi cristiani, chiamati dimmi (<<infedeli protetti>>), non avrebbero rinunciato per nulla al mondo a vivere sulle terre del sultano. 
I Turchi non inducevano i cristiani a convertirsi per forza: si poteva rimanere cristiani e godere della fiducia del sultano e degli alti dignitari. Fu il caso di molti Greci e Italiani, che ne hanno lasciato testimonianza nei loro scritti. 
A partire dal 1447, quando Vlad Dracul concluse la pace con il sultano, i suoi figli vennero trasferiti da Egrigöz alla corte di Murad II. Vlad Dracula e il fratellastro Radu poterono quindi osservare anche la complessità del potere ottomano, Giorgio d'Ungheria, vissuto in Turchia dal 1438 al 1458, descrive il vivaio di giovinetti riuniti alla ccorte del sultano per le cause più disparate: progionieri di guerra, ostaggi dei paesi tributari, figli di cristiani <<raccattati>> per farli diventare giannizzeri: 

Tra questi servitori summenionati, alcuni, a seconda delle qualità di cui hanno dato prova, vengono adibiti alle più alte cariche del regno. E ciò ha come risultato che tutti i dignitari e i principi del regno sono in qualche modo funzionari nominati dal re, di conseguenza il re è il solo signore e il solo proprietario, colui che in tutto il regno può dispensare, distribuire e goveernare i beni, mentre gli altri sono solo organi esecutivi, funzionari e amministratori che eseguono la sua volontà e i suoi ordini. Nel suo regno, non è possibile nessuna opposizione e nessuna resistenza; anzi, uniti in tutto e per tutto come un solo uomo, essi si conformano e si sottomettono al potere unico di un uomo che servono infaticabilmente, e nessuno osa intraprendere nulla senza la sua autorizzazione. E se qualcuno osasse lanciarsi di testa propria in qualche impresa, di grande portata oppure no, verrebbe subito privato di ogni potere, spedito a corte e riabbassato al grado precedente. Quando è il caso, il re può, a piacimento, farlo uccidere, mandarlo in prigione, venderlo o ridurlo in schiavitù, senza tenere in nessuna considerazione al suo rango o la sua persona. 

Vlad rimase colpito da questa società aperta e dinamica, una vera e propria meritocrazia al servizio del solo monarca. Ne analizzò il funzionamento e tentò di applicarlo a Valacchia nel corso del suo regno più lungo, del 1456 al 1462. La <<rivoluzione>> di Calcondila, suo contemporaneo, rileva nei suoi atti.

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martedì 11 dicembre 2018

Dracula. Un'adolescenza valacca

Dracula 

Un'adolescenza valacca

Dracula visse la maggior parte dell'adolescenza in Valacchia. L'insediamento del padre sul trono coincise con l'uscita di Vlad dall'infanzia (puer) e con l'ingresso in una situazione diversa (adulescens), come sempre avviene quando un giovane lascia la società femminile (madre, balie, serve) ed entra in quella degli uomini. Per Vlad quuesto cambiamento coincise con la scomparsa della madre (o con la separazione dei genitori). La rottura del contatto con la madre potrebbe spiegare alcuni tratti del suo carattere, come la durezza e l'insensibilità nei confronti della sofferenza altrui, e in particolar modo le terribili torture e sevizie che avrebbe riservato alle donne, ai bambini e ai neonati. LA presenza al fianco ddel padre di una matrigna, una principessa moldava (Marina?), che darà alla luce due figli - Radu e Alessandra - dovette affrettarer l'ingresso d Dracula nel mondo degli uomini. 
Il primo provvedimento da prendere era la scelta di un precettore. Si sarebbe dovuto occupare dell'educazione dell'adolescente, trovargli i professori e i maestri che gli insegnassero le varie materie previste. Walerand de Wavrin. Si trattava del boiardo che aveva <<ben otant'anni>> nel 1445 e che aveva prestato servizio agli ordini del maresciallo di Francia Enguerrand de Coucy in occasione della crociata di Nicopoli nel 1396. 
Fatto prigioniero dei Turchi era stato venduto ai mercanti genovesi e da essi aveva imparato l'italiano, o, meglio, la lingua franca del Levante. Possiamo supporre che il Vecchio precettore avesse scorrazzato per alcuni anni nel Levante prima di recuperare la libertà e rientrare nel paese natio.  In effetti, nel 1396, i ggenovesi possedevano empori commerciali lungo tutta la circonferenza del Mar Nero, da Caffa in Crimea a Trebisonda e a Pera e a Chio. Poiché nessuno schiavo romeno è stato segnalato a Genova ttra il 1381 e il 1408, si può presumere che il nnnostro precettore fosse rimasto a Pera o in qualche altra colonia genovese del Mar Nero. 
Mircea e Vlad, nati a poca distanza l'uno dall'altro, hanno avuto lo stesso governante nella persona del vecchio signore valacco incontrato da Walerand de Wavrin. L'incarico di precettore del figlio del voivoda non era incompatibile con una posizione di dignitario presso la corte principesca. Nicola Patrascu, il figlio del principe valacco Michele il Bravo (Mihail Viteazul, 1593-1601), n importante banchiere di Istanbul, appartenente alla famiglia imeriale del XIV secolo, Andronico si era rifugiato in Valacchia dove deteneva il titolo di ban e di gran tesoriere. In quanto al precettore di Mircea e Vlad, ci si può chiedere se non si trattasse semplicemente del <<fedele servitore>> di Vlad Dracul, un certo Gianni il Cavaliere (Ionàs Viteazul), che godeva della totale fiducia del principe all'epoca del suo soggiorno a Sighisoara. Viteaz, aveva in origine lo stesso significato del latino miles (soldato di professione), cosa che sembra quasi potersi applicare a Ionàs. Nei paesi romeni questo termine s'incontra fin dal 1369: un Neagu Viteazul viene inviato dal suo principe al monte Athos e più tardi diventa dignitario della corte di Valacchia, comis agazonum o praefectus stabuli. Anche in Moldavia si trova un più di un viteaz tra i membri del consiglio principesco della fine del XIV secolo e dell'inizio del XV, tutti cavalieri e compagni d'amrmi del principe. E Stefano il Grande di Moldavia (1457-1504), dopo una vittoria conferì dei vitezi (plurale di viteaz) sul campo di battaglia. Come fece, peraltro, Dracula. 
Il precettore aveva dunque la totale responsabilità dei giovani principi, che egli affidava ai vari maestri d'armi, d'equitazione, eccetera. L'accentoo veniva messo sull'apprendimento e l'acquisizione delle attività fisiche chiamate <<le sette agilità>>: l'equitazione, il nuoto, l'uso delle armi, il lancio (o il tiro), la lotta, la vita di corte e il torneo. Vlad Dracul, il quale aveva subito a sua volta qusto tipo di educazione presso la corte di Sigismondo di Lussemburgo, voleva insegnare ai propri figli le medisime discipline, anche se il mondo romeno aveva le sue prassi. 


Cavallo arabo



L'equitazione era l'attività prioritaria, essendo il cavallo a quell'epoca il mezzo di trasporto universale, il fedele compagno dei guerrieri, l'animale da tiro per eccellenza. Era allevato e addestrato con passione dai Romeni. Vlad Dracul ne aveva persino regalati due al re Ladislao prima della Campagna di Varna. Il cavallo castrato, dolce e obbediente viene chiamato hongre in francese e Wallach in tedesco, un'indicazione sicura della sua provenienza geografica. I due stati romeni della Valacchia e della Moldavia erano stati fondti grazie alla conquista chiamata in romeno descàlecat (discesa da cavallo), termine derivato dal tardo latino de-ex-caballicare, des-caballicare. Ogni volta che un nuovo re s'insediava sul trono d'Ungheria, la Valacchia era perciò tenuta a offrire un cavallo per famiglia, mentre <<la tassa  (o il dono) del cavallo>> era l'imposta che pagavano al principe gli uomini liberi e i boiardi che compravano una terra. I cavalli della Valacchia e della Moldavia, erano di taglia piccola e a pelo lungo. Ma sapevano dimostrarsi veloci e molto resistenti, e si accontentavano di poco cibo. Le scuderie principesche e quelle dei grandi boiardi contavano cavvalli di razza turchi e arabi da parata. In battaglia, pertanto, i guerrieri preferivano sempre montare i cavalli del loro paese.


Sigismondo di Lussemburgo 

Le truppe inviate dalla Valacchia e dalla Moldavia in aiuto alle spedizioni di Giovanni Hunyadi erano formate, da aricieri a cavallo. Questa cavalleria leggera era l'unica veramente in grado di lottare alla pari contro i Turchi, così come, contro i Mongoli. E nei tempi antichi le frecce dei Daci, gli antenati dei Romeni, erano temute quanto quelle dei Parti, lanciate al galoppo. L'arco preferito dai guerrieri romeni era l'arco duro, formato da tre parti, un'arma messa a punto dai Mongoli e adottata nel Medioevo dai Romeni. Nel 1445 Walerand de Wavrin aveva ammirato le manovre dei cavalieri valacchi che seguivano la flotta crociata sul Danubio ed era rimasto profondamente impressionato dalle grida che essi lanciavano per radunare i cavalli dispersi. Vlad Dracula: nel 1462 attaccò di notte, alla testa delle sue truppe a cavallo, il campo del sultano Maometto II, al quale inflisse pesanti perdite. 
L'apprendimento dell'equitazione andava dii pari passo con quello del combattimento a cavallo, la giostra, il cui equivalente romeno era la harta, termine imparentato con il francese harcelement, <<logoramento>>.
In un'epoca anteriore alla metà del XVI secolo era stato anche introdotto il gioco turco del gerid, in romeno halca, che consisteva nel centrare un anello al gran galoppo con una lancia. Simili festeggiamenti non avevano luogo nei paesi romeni; nel 1412 alcuni cavalieri romeni parteciparono a un torneo organizato a Buda da Sigismondo di Lussemburgo. volesse insegnare ai propri figli le medesime discipline, anche se il mondo romeno aveva le sue prassi. 
L'equitazione era l'attività prioritaria, essendo il cavallo a quell'epoca il mezzo di trasporto universale, il fedele comppagno dei guerrieri, l'animale da tiro per eccellenza. Era allevato e addestrato con passione dai Romeni. Vlad Dracul ne aveva persino regalati due al re Ladislao prima della campagna di Varna. Il cavallo castrato, dolce e obbediente, viene chiamato hongre in francese e Wallach in tedesco, un'indicaione sicura della sua provenienza geografica. I due stati romeni della Valacchia e della Moldavia erano stati fondati grazie alla conquista chiamata in romeno descàlecat (discesa da cavallo), termine derivato dal tard latino de-ex-caballicare, dis-caballicare. Ogni volta che un nuovo re s'insediava sul trono d'Ungheria, la Valacchia era perciò tenuta a offrire un cavallo per famiglia, mentre <<la tassa (o il dono) del cavallo>> era l'imposta che pagavano al principe gli uomini liberi e i boiardi che compravano una terra. I cavalli della Valacchia e della Moldavia, erano di taglia piccola e a pelo lungo. Ma sapevano dimostrarsi veloci e molto resistenti, e si accaontentavano di poco cibo. Le scuderie principesche e quelle dei grandi boiardi contavano cavalli di razza turchi e arabi, da parata. In battaglia, pertanto, i guerrieri preferivano sempre montare i cavalli del loro paese. 
Le truppe inviate dalla Valacchia e dalla Moldavia in aiuto alle spedizioni di Giovanni Hunyadi erano formate, da arcieri a cavallo. Questa cavalleria leggera era l'unica veramente in grado di lottare alla pari contro i Turchi, così come, contro i Mongoli. E nei tempi antichi le frecce dei Daci, gli antenati dei Romeni, erano temute quanto quelle dei Parti, lanciate al galoppo. L'arco preferito dai guerrieri romeni era l'arco duro, formato da tre paerti, un'arma messa a punto dai Mongoli e adottata nel Medioevo dai Romeni. Nel 1445 Walerand de Wavrin aveva ammirato le manovre ddei cavalieri valacchi che seguivano la flotta crociata sul Danubio ed era rimasto profondamente impressionato dalle alte grida che essi lanciavano per radunare i cavalli dispersi. Vlad Dracula nel 1462 attaccò di notte, alla testa delle sue truppe a cavallo, il campo del sultano Maometto II, al quale inflisse pesanti perdite. 
L'apprendimento dell'equitazione presso la corte valacca andava di pari passo con quello del combattimento a cavallo, la giostra, il cui equivalente romeno era la harta, termine imparentato con il francese harcelement, <<logoramento>>. 
In un'epoca anteriore alla metà del XVI secolo era stato anche introdotto il gioco turco gerid, in romeno halca, che consisteva nel centrare un anello al gran galoppo con la lancia. Simili festeggiamenti non avevno luogo nei paesi romeni; nel 1412 alcuni cavalieri romeni parteciparono a un torneo organizzato a Buda da Sigismondo di Lussemburgo. Nella tomba attribuita molto verosimilmente a Vlad Dracula sono stati rinvenuti una corona da torneo e un anello femminile identificato dagli esperti come un anello da torneo!
Un problema che ci si pone riguardo all'educazione dei figli dei principi della Valacchia, concerne l'entità dell'insegnamento teorico. Vlad Dracula noon sapeva scrivere, al massimo sapeva leggere. La prima firma autografa che si conosca di un principe valacco risale al 1534, però è molto probabile che il principe Vlad il Monaco (che regnerà dal 1482 al 1495), figlio illegittimo di Vlad Dracul, essendo stato monaco, sapesse leggere e scrivere. All'epoca lo slavone era la lingua del culto e della cultura, l'equivalente del latino e del greco. Venne impiegato per i documenti e la corrispondenza dei principi valacchi fino al XVII secolo, come fu il caso dei Serbi, dei Bulgari, i Russi e gli Ucraini. In quanto all'insegnamento religioso, esso si limitò probabilmente a qualche rudimento di teologia ortodossa e ad alcune nozioni sulla maestà della funzione regale, come l'elezione per grazia di Dio e le virtù dell'unzione con il sacro crisma. 
Il giovane principe dovette prendere atto del cerimoniale di corte, del ruolo esorbitante svolto dai grandi del paese, della brutalità dei loro conflitti, della precarietà del trono e del peso mediocre della Valacchia nei confronti di quello dell'Ungheria e dell'Impero ottomano. Il ritratto in piedi del nonno paterno, Mircea il Vecchio, ornava le pareti delle sue pie fondazioni: vestito all'occidentale, con la corona regale e le aquile a due teste cucite sull'abito, stemma degli imperatori di Costantinopoli. La vita e le gesta di questo nonno, morto molto prima della nascita di Vlad, dovettero accompagnare gli studi dei due giovani principi. I tempi, erano cambiati, e regni lunghi come quelli di Mircea o di Alessandro il Buono di Moldavia, padre della sua matrigna, sembravano non esistere più. 

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lunedì 14 agosto 2017

Dracula. Da l'esilio come stile di vita. Vlad Dracul, protettore dei Transilvani. Finalmente sul trono valacco

Vlad Dracul, protettore dei Transilvani



Durante il periodo trscorso a Sighisoara, Vlad Dracul poté usufruire, come fonte di reddito, delll'officina che coniava la maneta reale ungherese. La sua vita conobbe quindi una certa stabilità? Pare propri di no. L'incarico della difesa del confine meridionale della Transilvania, l'obbligava a mantenere un sistema complesso di spie di agenti che sorvegliassero le sue commerciali con la Valacchia e lo tenessero informato su movimenti di Turchi lungo il Danubio. La sorveglianza nei confronti del pericoloso vicino era stata rafforzata a partire dal , data della prima incursione ottomana nella Transilvania meridionale. Qualche anno dopo, nel 1420, i Turchi avevano scelto un itinerario che passava per il sudest della provincia e in tal modo avevano raggiunto  Broos (Orastie) che fu totalmente distrutta, poi Sibiu, che fu assediata ma senza successo. I ricchi villaggi dei dintorni vennero ridotti in cenere e i loro abitanti in schiavitù. Nel 1421 un'incursione particolarmente violenta, attraverso la gola di Bran, aveva devastato i dintorni di Barsa (Burzenland). La città stessa di Brasov era stata presa d'assalto e gli abitanti si erano dovuti rifugiare nella roccaforte, le cui mura non avevano ceduto.

Le vie d'accesso dalla Valacchia alla Transilvania del sudest erano tre: il passo di Bran e quelle che costeggiano i fiumi Prahova e Teleajen. Tutte sboccavano a Brasov, il che spiega la numerosa corrispondeza tra Vlad Dracul e il consigliere municipale di questa città. In una delle sue lettere, non datata, il principe ricordava che i boorghesi di brasov erano esentati dalla difesa <<della montagna e degli altopiani>> (in romeno plai). 

Quest'incarico di protezione della città assumeva tutta la sua importanza tra il giorno di san Giorgio (23 aprile) e quello di san Demetrio (26 ottobre), date che coincidevano, più o meno, con l'inizio e la fine delle campagne militari ottomane. Durante questo periodo lo stato di allarme era al suo massimo. Vlad Dracul doveva trovarsi costantemente sul terreno, in mezzo ai suoi uomini. Il pericolo diminuiva a partire dal mese di novembre, quando la caduta della neve, bloccava le vie di comunicazione e intralciava i movimenti della cavalleria, che incontrava difficoltà anche nell'approvvigionarsi. Esisteva però sempre il rischio di qualche sorpresa: nel 1421 i Turchi erano, arrivati alla fine del mese di marzo, approfittando del fatto che le nevi si erano sciolte prematuramente. Ciò è tanto più sconcertante iin quanto le vie di accesso alla Transilvania erano poco più larghe di sentieri di montagna, attraversano torrenti e s'inerpicano lungo pareti rocciose. Un'altra via d'accesso che fiancheggiava il fiume Prahova, consentiva il passaggio di un solo cavallo per volta e venne allargata solo nel 1789. Infine quella di Teleajen, più a est saliva fino al 1460 metri d'altezza; un testimone del XVII secolo racconta che un esercito turco l'aveva scalata mettendosi carponi per poter arrivare in Transilvania.
Il secondo incarico di Vlad Dracul era il conio di Sighisoara. Inizialmente il principe si saebbe voluto stabilire a Brasov, dove tra il 1427 e il 1430 aveva già cominciato a funzionare un'officina per la coniazione della moneta, ma il consiglio municipale si era opposto per timore di dispiacere al voivoda della Valacchia. Tra l'altro, anche gli abitanti sassoni di Sighisoara avrebbero voluto proibire al pretendente al trono della Valacchia di abitare ebtro le loro mura, persino a costo di perdere i guadagni che poteva apportare l'esistenza di una Zecca. 

Nel giugno del 1431 i Turchi erano entrati in Valacchia sconfiggendo il principe Dan II, morto in battaglia. Un nuovo principe Alessandro Aldea, fu insediato al suo posto e già il 14 giugno emise un primo editto. Avedndo concluso dei trattati di alleanza, con Signismondo di Lussemburgo e con il principe della Moldavia, Alessandro Aldea si rifiutò di pagare il tributo agli Ottomani. La reazione fu immediata: nuova incursione e occupazione delle piazze di Giurgiu e di Turnu, alla confluenza dei fiumi Olt e Danubio. Il principe fu obbligato a recarsi ad Adrianopoli capitale ottomana, concluedere un trattato di allenaza con Murad II e impegnarsi a paare il tributo. Dovette anche lasciare in ostaggio molti figli dei principali boiardi del paese come pegno di fedeltà della classe politica valacca. In cambio, il nuovo principe potè rientrare con 3000 sudditi fatti prigionieri durante la campagna. 

I transilvani i primi nel mirino dei Turchi accusarono il principe valacco di tradimento dei loro confronti. In una lettera indirizzata ai cittadini di Barsov, Alessandro Aldea: cercò di discolparsi in questi termini:
Avete dichiarato in malomodo che noi avremmo abbandonato il re (d'Ungheria) e ci saremmo sottomessi ai Turchi. In realtà noi serviamo il re e la Santa Corona e preghiamo Dio affinché il re, si rechi qui (in campagna) e gli andramo incontro; e colui che mente, che i cani indichino la sua sposa e sua madre!
Mi sono recato contro il mio volere verso i Turchi per regolare i miei problemi e ho riportato la pace nel paese, per quello che ne resta, e a voi tutti, e ho liberato tremila schiavi, e voi dite che ho intenzione di saccheggiare, insieme ai turchi, il paese del re! Dio non permetterà che saccheggi il vostro paese, e io servirò finché sarò in vita il re e tutti i cristiani, così come ho promesso. 

I Transilvani, si preoccupavano della propria sicuezza mentre Alessandro Aldea temeva l'occupazione militare del suo paese e la sua trasformazione in territorio ottomano. Con quel compromesso sperava in un'eventuale spedizione di Sigismondo contro i Turchi alla quale prometteva di prendere parte. L'imperatore-re, però, sconfitto dai Turchi nel 1428, non poteva organizzare una nuova spedizione perché troppo preso dall'apertura del Concilio di Basilea  e dalla lotta contro la Polonia e gli hussiti di Boemia. Nel 1432 ebbe fine la tregua di tre anni conclusa tra Sigismondo e Murad II. L'imperatore, intento alle lotte, nel centro dell'Europa, trscurò di rinnovarla i il sultano ordinò una spedizione in Transilvania attraverso la Valacchia. Alessandro Aldea si affrettò ad avvisare del pericolo i cittadini di Brasov e chiese d'urgenza un aiuto militare. 

I Turchi, divisero le loro truppe in tre gruppi he si sparpagliarono per saccheggiare i ricchi villaggi e i borghi sassoni. Così facendo si fecero però sopreprendere dalle truppe transilvane, forse aiutate dai Valacchi. Un corpo di spedizione turco che avrebbe dovuto attaccare la Moldavia fu sgominato il 22 giugno 1432 e il resto delle truppe fu attaccato dai cavalieri Teutonici ai quali Sigismondo aveva affidato la difesa del Danubio tra l'Ungheria a Serbia e l'oest della Valacchia. 

Finalmente sul trono valacco



Fu la morte per malattia dei Alessandro Aldea a rendere vacante al trono valacco. Ecco finalmente giunto il momento di Vlad Dracul. Informato dalle sue spie, il pretenndente sollecitò l'aiuto di Sigismondo, il quale invitò i Transilvani a sostenerlo nella sua impresa. Vlad prese contatto con i principali boiardi del paese e passò i Carpazi in settembre. Sconfitto in un primo tempo da un intervento dei bey (governatori) turchi del Danubio, finì poi per imporsi rapidamente poiché, già il 24 gennaio 1437, Vlad Dracul emetteva degli editti in quanto <<autocrate>>, <<gran, voivoda e signore, governante e regnante su tutto il paese di Ungherovalacchia (Valacchia, vicina dell'Ungheria) e duca dei territori oltremonttani, il Fagaras e l'Amlas>>.

Vlad Dracul inaugurava il suo regno. Un osservatore acuto potrebbe ricordare in qquest'occasione le parole dell'imperatore Manuele II Paleologo (1391-1425):
Appena uscito dall'infanzia e non allora giunto all'età adulta, fu gettato in una vita piena di male e di dolore; essa lasciava prevedere che il nostro avvenire ci avrebbe fatto considerare il passto come un'epoca di tranquilla serenità. 

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venerdì 22 luglio 2016

La dinastia dei Basarab. L'esilio come stile di vita. Dracula, Vlad III. Di Matei Cazacu

La dinastia dei Basarab


Basarab


Vlad Dracula nacque in una data compresa tra il 1429 - 1430 e il 1436, molto verosimilmente a Schassburg, l'odierna Sighisoara, una città tedesca situata al centro dell'attuale Romania, nella provicia della Transilvania. La città venne menzionata per la prima volta nel 1280 (Castrum Sex), poi nel 1298, apparve la prima forma Schassburg. Soprannominata <<la Norimberga Sassone>>, Sighisoara divenne famosa nel 2003 quando il ministero del Turismo romeno annunciò il progetto di creare una Draculaland nei suoi dintorni. Dopo numerose proteste il progetto venne abbandonato. La cittadella ha conservato le mura di cinta, le torri di guardia, le viuzze strette e le dimore del XV e XVI secolo.

La casa natale di dracula, una costruzione massiccia e priva di grazia, esiste ancora nella città vecchia (o città alta), come infatti attesta una targa affissa nel 1976. Prima di questa data la casa era nota soltanto perché tra il 1433 e il 1436 fungeva da Zecca, Gli studiosi sono abbastanza concordi nel ritenere che Vlad l'Impalatore sia nato durante l'esilio del padre in Transilvania. E' anche risaputo che tra il 1431 e il 1436 Vlad Dracul aveva come fonte di reddito il conio delle monete a Sighisoara... C'è dunque una forte probabilità che Vlad sia anto in questa casa, anche se ciò non basta a giustificare l'assenza, sulla targa commemorativa del 1976, di ogni elemento di dubbio.

Sappiamo comunque che nel 1442 suo fratello maggiore, Mircea, il primogenito, aveva tredici o quattordici anni. Poiché Mircea era nato nel 1428 - 1429, possiamo ragionevolmente dedurre che suo fratello non possa essere nato prima del 1429 - 1430. Inoltre, una volta salito sul trono della Valacchia, il padre menziona i figli <<nati primi>> in un documento datato 10 agosto 1437. Tutti questi elementi giocano a favore di Sighisoara.

Nel 1330, quando Basarab occupò la fortezza di severino sul Danubio, in Oltenia, il re gli ingiunse di cedergliela. Dinnanzi al rifiuto del principe valacco, Carlo Roberto intraprese una campagna militare e minacciò il vassallo <<pastore delle mie pecore>>, di trarlo per la barba fuori dalla sua tana. Quando il re invase la Valacchia con il suo esercito, l'abile Basarab negoziò un trattato di pace secondo cui rinunciava alla sua conquista e s'impegnava a pagare 7.000 marchi d'argeno di risarcimento, una somma considerevole poiché equivaleva a una tonnellata e mezzo d'argento, 74 chili d'oro e 21.000 fiorini d'oro. Questa promessa convinse il re d'Ungheia a far dietro front e a lasciare sul tronon l'irrequieto vassallo, non prima però di aver incendiato la sua residenza di Curtea de Arges, nelle colline dei Carpazi. In una gola di quegli stessi Carpazi, però, le truppe di Basarab attaccarono di sorpresa l'esercito ungherese che, accerchiato da ogni parte, subì pesanti perdite (9-11 novembre 1330). Il re dovette la propria salvezza al solo fatto di essersi scambiato l'armatura con quella di un vassallo.


Luigi I


I rapporti conflittuali tra i due stati continuarono sotto il regno del figlio e successore di Carlo Roberto. Luigi I il Grande (1342 - 1382). Il nuovo re intendeva imporre al vassallo gli obblighi derivanti dal diritto feudale occidentale; gli sforzi della controparte, invece, erano volti a manrenere un'ampia utonomia interna, anche a costo di pagare un tributo e rendere dei servigi (angarie) al suo signore. Alla morte di Basarab, nel 1352, gli successe il figlio Nicola Alessandro, il che provocò l'irritazione di Luigi I. Il re d'Ungheria riteneva di essere l'unico a poter nominare il voivoda della Valacchia, cosa che Nicola Alessandro, designato correggente al trono da suo padre ed eletto dalla nobiltà, rifiutava categoricamente. Accettava solo la conferma della scelta delle forze vive del paese.
Nicola Alessandro, nel 1359 chiese e ottenne dal patroarcato di Costantinopoli, l'altra grande fonte di legittimità dell'Europa meridionale, la creazione di una sede ecclesiastica in Valacchia. Il patriarca concesse al principe valacco il titolo di <<autocrate>>, di pari passo con l'innalzamento dello statuto della Chiesa del suo paese al rango di metropoli. In tal modo la Valacchia entrava definitivamente nell'area della cristianità orientale, o dell'ortodossia, e abbandonava ogni velleità di apartenere alla Chiesa cattolica, una scelta che avrebbe avuto conseguenze di grave portata. In quello stesso anno un altro principe romeno, fuggito dalla Transilvania del nord, scacciò il voivoda dalla Moldavia, fedele vassallo di Luigi I, e riuscì a stabilirsi sul trono nonostante la campagna militare organizzata contro di lui dal re.

Ogni volta che sul trono della Valacchia si avvicendava un nuovo principe, Luigi I e poi il suo genero e successore Sigismondo di Lussemburgo (1387 - 1437) espressero la pretesa di nominare i nuovi principi romeni, che ora portavano il titolo di <<voivoda e signore>>, dunque duca, capo dell'esercito e principe. Questa pretesa rimase lettera morta in occasione dell'elezione di Mircea il Vecchio (1386 - 1418), nonno di Vlad Dracula. Con la morte di Luigi I, infatti, una crisi legata alla sua successione colpiva ancora una volta l'Ungheria.

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