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giovedì 3 novembre 2016

Maria Antonietta cap. IV part.2

Antonietta era sbalorditivamente ignorante e poco meno che analfabeta. Odiava leggere e senza dubbio leggeva molto male, scriveva con penosa lentezza e senza dubbio conngrande fatica. Molto probabilmente non sarebbe stata capace di scrivere una semplice lettera senza in considerevole aiuto. Era stata allevata per stare senza far niente, la contessa Brandeiss aveva tollerato che rimanesse incolta; quanto alla contessa Lerchenfeld, che aveva preso il posto della contessa Brandeiss come governante, i suoi sforzi per dare ad Antonietta in minimo d'istruzione non avevano avuto un successo molto maggiore. Mercy trovo' un istitutore francese l' abbé' Mathurin Vermond, un uomo non appariscente ma suadente, che affronto' l'impresa di porre rimedio alle deficienze della giovanissima arciduchessa. Era un compito assai gravoso. La mente della futura delfina era una tabula rasa si cui si sarebbe potuto scrivere di tutto. Vermomd si dedico' per prima cosa a istruire la sua allieva sulla storia e sui costumi francesi, facedole imparare i nomi e me vicende delle maggiori famiglie i cui rappresentanti essa avrebbe consciuto a Versailles, e passando poi a illustrarle la letteratura francese dell'epoca nel modo meno penoso possible. Tutte le nozioni venivano trasmesse oralmente nel corso di colloqui, pur se Vermond assisteva la giovanissima arciduchessa anche quando quests si arrabattava negli esercizi di scrittura.

Restava solo da migliorare il sul frances, e Vermond trovo' questo compito assai difficile nel caps linguistico di Vienna. Tutti erano multilingui, ma nessuno parlava qualsiasi idioma in modo corretto, senza risentire dell'influenza degli altri. Alla corte di Maria Teresa prevaleva in cattivo francese; a parlar bene questa lingua erano in pochi. L'abate aveva fatto del sul meglio per eliminate i germanismi dal francese di Antonietta, ma questa parlava ancora molto scorrettamente. Vermond poteva soltanto sperare che i difetti di eloquio me fossero perdonati in omaggio alla sua vitalita' e alla sua grazia.

Nel corso del quattordicesimo anno di eta' essa era cresciuta notevolmente. Stava diventando anche piu' formosa; gli attillati corpetti dei suoi abito parigini mettevano in nostra il solco, sempre piu' marcato, fra i seni. L'anziano cardinale francese di Ronan, mandato a Vienna perche' desse in giudizio di prima mano sullo sviluppo fisico Dell narco duchessa, rimase sbalordito. <<La forma del suo volto e' di in ovals perfetto>>, scrisse, <<le sopracciglia sono folte come possono essere in una persona bionda, e in tantino piu' scuro dei capelli, le ciglia di incantevole lunghezza... Ha una bocca piccola, scarlatta come una giliegia, le labbra soon piene, specialmente quello inferiore, che e' com' e' noto, il tratto distintivo della Casa di Borgogna (cioe' gli Asburgo)>>. Come tutti gli altri osservatori, il cardinals rimase impressionato dalla carnagione di Antonietta, come di porcellana incontaminata, e dal suo colorio naturale. Accantonando, per una volta, le sue rigorose disposizioni sull'uso del trucco da parte delle figlie, l'imperatrice aveva autorizzato Antonietta a darsi in po' di Rossetti sulle guance; ma il trucco non faceva che sovrapporsi al naturals rossore, che era di gran lunga piu' attraente. <<La sua innata dignita' e' temperata dalla dolcezza>>, concludeva l'alto prelato, <<anch'essa naturale, e dalla semplicita' della sua educazione>>.

venerdì 26 febbraio 2016

Maria Antonietta di Carolly Erickson. Cap. 2



Maria Antonietta


La corte di Maria Teresa era una delle più numerose d'Europa. Circa duemilacinquecento persone attendevano alla persona dell'imperatrice, attuavano le sue direttive di governo e quelle dei suoi ministri, spazzavano, pulivano e tenevano in ordine le centinaia di stanze dei suoi grandi palazzi, compravano e macellavano le migliaia di vacche, maiali, pecore e polli necessarie per rifornire le cucine, riparavano, dipingevano e decoravano gli appartamenti di stato e quelli dei principi aristocratici che risiedevano a corte. Eserciti di servitori erano necessari per tenere accese le stufe di porcellana che riscaldavano le stanze, per lavare le montagne di biancheria che si accumulavano, per portar via i rifiuti, per badare ai girarrosto nelle cucine e per preparare e allestire gli spettacoli presentati la sera nel teatro di palazzo. I domestici dell'imperatrice assolvevano i faticosissimi compiti connessi al mantenimento di una grande casa, e dovevano anche prestare attenzione a un'infinità di particolari. Provvedevano a non far mancare la neve fresca, portata dalle montagne, per le slitte dei piccoli arciduchi quando a Vienna i cumuli di neve si scioglievano. Tenevano sempre riempite d'acqua le brocche e le bacinelle d'argento e d'oro che i grandi dell'impero usavano per lavarsi. E non dimenticavano mai di mandare a prendere alle stalle di Schönbrunn le poche once di latte fresco di cui l'imperatrice aveva bisogno ogni giorno. 

Il primo cerimoniere era perfettamente a conoscenza del protocollo della sala del trono e sapeva quando e come annunciare i personaggi ammessi a un'udienza di Maria Teresa; il responsabile del maneggio imparava fin da piccolo il funzionamento  delle scuderie e il governo di dozzine di scudieri bene addestrati, le necessità della scuola imperiale di equitazione, i luoghi d'acquisto dei cavalli da sella e da tiro, a cominciare da quelli costosi preferiti dall'imperatrice. Il maggiordomo, il capo della dispensa, il capo falconiere, gli addetti all'economato e al guardaroba, tutti impiegavano anni per perfezionarsi nei segreti dei loro compiti. Maria Teresa aveva alle sue dipendenze centinaia di ciambellani che tenevano i conti e pagavano il personale. Erano questi, in realtà, i responsabili degli affari di palazzo, ai quali era affidato il buon andamento della corte. Al di sopra di loro erano i detentori delle funzioni cerimoniali, membri della nobiltà più elevata che tutelavano gelosamente  le prerogative  delle loro posizioni e godevano di riverbero dello splendore che circondava l'imperatrice. Ciascuno di questi personaggi aveva, nell'ambito della grande corte imperiale, la sua corte in miniatura, completa di domestici e sottodomestici, cuochi, scudieri e altri dipendenti.


L'imperatore Francesco


Costruita da Maria Teresa sul sito di un modesto casino di caccia eretto da suo nonno Leopoldo I, Schönbrunn prendeva il nome dalla <<bella fontana>> che era in uno dei suoi giardini. La lunga facciata di circa duecento metri dava su un vasto cortile, cui seguivano estesi giardini pieni di statue e fontane spettacolari. Il vasto terreno ospitava anche serre, un serraglio di orti botanici, oltre al sontuoso padiglione estivo di marmo, la Gloriette, ove all'imperatrice piaceva attendere ai suoi compiti di governo quando il tempo era bello.


Schönbrunn


I suoi appartamenti privati al pianterreno, vicino all'aranciera, erano ammobiliati e decorati in stile indiano: le pareti erano letteralmente ricoperte di immagini di palme da datteri uccelli e festoni, di fiori e frutti. La sala di ricevimento cinese azzurra, una delle più importanti e di prestigio del palazzo per le grandi occasioni protocollari, aveva una carta da parati dipinta a mano con figure esotiche in oro e in nero su uno sfondo azzurro-verde carico: uno schema cromatico il cui gusto, tipico dell'Estremo Oriente, colpiva tanto più in quanto il resto del palazzo era di u bianco e oro caratteristicamente rococò. La sala delle lacche era rivestita di lacca nera con decorazioni in stile cinese, la sala delle porcellane sfoggiava preziosi vasi e altri objets d'art le cui superfici traslucide erano illuminate dalle centinaia di candele dei ricchi lampadari. Per la decorazione della sala dei milioni; così chiamata perché si diceva che il suo arredamento fosse costato un milione di fiorini, l'imperatrice aveva fatto acquistare dal suo ambasciatore presso la corte del sultano di Costantinopoli antiche miniature persiane e Indù, che rappresentavano con colori vivaci e luminosi, elefanti e cavalieri, soldati e templi, e ornavano tutte le pareti.


Maria Teresa

Quando l'imperatrice viaggiava, il personale amministrativo ai suoi ordini e la servitù dovevano viaggiare con lei, come gli addetti alla cucina, alla tavola, al guardaroba e alla segreteria. Anche nei viaggi brevi la sua carrozza personale - in cui d'abitudine era accompagnata dal marito e dalla prima dama di compagnia - era seguita da almeno un paio di dozzine di altre vetture, con tanto di postiglioni, trombettieri, corrieri, paggi e guardie a cavallo. C'erano carrozze per le dame di compagnia e le cameriere, per il capo dei domestici che servivano a tavola, per il capo cantiniere e per diversi pasticceri. Una carrozza ciascuno avevano anche il farmacista, il responsabile della biancheria da tavola, i gentiluomini della guardia del corpo, il confessore personale dell'imperatrice e il cappellano di corte. Quattro speciali vetture trasportavano provviste, utensili e attrezzature (i cuochi erano già al loro posto nella destinazione finale che avevano raggiunto a cavallo), mentre enormi carri, ciascuno trainato da ventiquattro cavalli, erano carichi dei bagagli dei cortigiani e di provviste. Dato che le carrozze e i carri frequentemente si guastavano nel corso del viaggio, la processione doveva necessariamente comprendere due riparatori e un fabbro ferraio, più tre carrozze e venti cavalli di riserva. Date le condizioni delle strade, strette e non pavimentate con pietre, anzi accidentate da profondi solchi e buche, polverose d'estate e fangose d'inverno, il convoglio dell'imperatrice era fortunato quando, con tre o quattro soste per il cambio dei cavalli, riusciva a coprire centocinquanta chilometri in una giornata, purché il tempo fosse bello. Quando il tempo era brutto o le strade inondate, la velocità era molto minore; quando si rompevano gli assali anche dei veicoli di riserva, non si poteva più procedere fin quando non fossero stati riparati. 

La piccola e congestionata città di Vienna racchiudeva nell'ambito delle sue mura medievali otto chilometri quadrati di attività frenetica in mezzo a un'indicibile sporcizia. I visitatori avevano l'impressione che tutti fossero alle dipendenze della corte imperiale o in continuo rapporto d'affari con la medesima. Le strade erano piene di domestici, funzionari e protestanti provenienti o diretti di corsa alla Hoflurg, di nobili che si facevano condurre al palazzo reale in portantina, di artigiani che portavano le loro mercanzie per cercare di venderle agli aristocratici clienti della corte. Era un mondo poliglotta. Gli stretti vicoli di Vienna erano pieni di gente proveniente dai paesi più vari.

Con tanto spazio della città destinato alla casa imperiale e ai suoi dipendenti, non c'erano alloggi sufficienti per i cittadini ordinari. Anche i commercianti erano per la maggior parte costretti a dormire nei sobborghi che si stendevano disordinatamente fuori del centro urbano, per presentarsi la mattina alle porte della città e trascorrere la giornata cercando di vendere le loro mercanzie di casa in casa. Il sovraffollamento causava sporcizia, cattivi odori e chiasso, era del tutto impossibile far pulizie nelle strade anguste, anche se tentativi erano stati fatti. Le scale degli alti edifici appartenevano a tutti e a nessuno; liquame sudicio e immondizia marciavano sui pianerottoli, mucchi di rifiuti rendevano quasi impossibile distinguere un gradino dagli altri. Da ogni strada, da ogni vicolo e da ogni ingresso si levava un tanfo insopportabile, che costringeva i viennesi più schizzinosi a tenere perennemente fazzolettini profumati al naso quando si facevano trasportare in portantina da un luogo all'altro. Al tanfo si univa un fracasso non meno fastidioso. I venditori sovrastavano con le loro urla perfino il rumore degli zoccoli dei cavalli e delle ruote delle carrozze, nonché le imprecazioni dei vetturini e quelle dei pedoni costretti in spazi troppo angusti per poter camminare tranquillamente. 

Alla riduzione delle formalità si accompagnava la perdita dell'austerità che aveva caratterizzato la corte asburgica ai tempi di Carlo VI. Sotto Maria Teresa, le grandi famiglie della nobiltà potevano liberamente spendere le loro ricchezze nei modi più stravaganti. Ed erano ricchezze davvero straordinarie. Nella maggior parte dei domini asburgici prevaleva il feudalesimo. Solo nei possedimenti imperiali lavoravano ventimila servi della gleba; molti di più lavoravano nelle proprietà dei magnati, producendo con la loro fatica il grano e il legname che allora costituivano la maggior fonte di ricchezza. Una famiglia aristocratica ungherese, gli Esterhazy, viveva come una famiglia reale, dominava un territorio vasto come quello di diverse province e possedeva decine di castelli e centinaia di villaggi. Nikolaus Esterhazy, soprannominato <<Nikolhaus il Magnifico>>, si costruì un palazzo degno di competere con Versailles, e alcuni proprietari di terre boemi avevano rendite superiori a quelle degli Esterhazy stessi.

Alle sontuose feste, ai balli in costume e in maschera che si tenevano a Schönbrunn, in occasione dei quali a volte veniva servita la cena a diecimila persone in tre vastissimi saloni, facevano riscontro gli spettacolari divertimenti organizzati dai membri dell'aristocrazia per l'imperatore e il suo seguito: cacce e balli, feste e rappresentazioni teatrali. Per queste occasioni si costruivano spesso nuovi edifici, si commissionavano nuove commedie e opere, si creavano nuovi giardini. Quando nell'autunno del 1754, invitò Maria Teresa nel suo palazzo di Schlosshof il principe Sachsen - Hildburghausen non risparmiò spesa per rendere memorabili quei tre giorni di svago. Il primo giorno, in onore degli ospiti regali, vi furono un concerto e una rappresentazione scenica all'aperto, in un giardino spettacolarmente illuminato. Il giorno seguente si tenne una grande caccia, in cui l'imperatrice e il suo consorte presero posto su un'impalcatura costruita appositamente per sparare alla selvaggina che un nugolo di battitori spingeva in quella direzione dalle foreste circostanti. La giornata si concluse con la rappresentazione di un'opera e con un sontuoso banchetto. Il terzo e ultimo giorno il principe superò se stesso. Fece preparare, infatti, un complicato <<carosello acquatico>> che si svolse in una vasta piscina. Al centro della piscina era un'isola, ove erano state incatenate centinaia di animali domestici e selvatici, dai quali si levava una cacofonia di ululati e ruggiti. C'erano orsi vestiti con costumi da buffone, scrofe vestite come Colombine e due enormi tori, più decine e decine di anitre, oche e cigni. Nel frastuono generale cantava un coro accompagnato da un buon numero di musicanti. Poi, a un segnale, fu messa in lbertà una gran quantità di selvaggina - uccelli, volpi e lepri - e queste ultime si misero a nuotare per raggiungere la terraferma. A conclusione del carosello acquatico fu rimorchiata nella piscina una grandissima nave su ruote, le cui strutture in legno, scricchiolavano sotto il peso delle carni, dei pani e dei formaggi appesi alle fiancate. 

Di nove anni più anziano di Maria Teresa , Francesco era stato educato alla corte di Carlo VI, ove si era distinto nella caccia e nella scherma ed era riuscito a ridurre al minimo l'apprendimento della lingua del paese. Maria Teresa lo adorava e a tempo debito essi si sposarono, non senza un considerevole sacrificio da parte di Francesco. Come condizione per il matrimonio, egli dovette rinunciare ai suoi diritti ereditari sulla Lorena, e così divenne poco più del consorte di Maria Teresa. Col tempo essa provvide a farlo eleggere Sacro Romano Imperatore, ma questo titolo comportava solo diritti protocollari e non un potere reale. Francesco provò la carriera delle armi, ma come generale e come stratega risultò deludente. 


Francesco imperatore


Francesco era abile, per esempio in materia finanziaria, sapeva investire con profitto la ua rendita personale e dava consigli illuminati sull'impiego delle entrate imperiali. Collaborò alla progettazione di ,Schönbrunn era una sorta di chimico dilettante - anche se i suoi esperimenti che comprendevano vari tentativi di agglomerare un certo numero di piccoli diamanti in modo da formare uno solo molto grande, rasentavano l'alchimia - ed era sempre disponibile qando c'era bosogno di un anfitrione gradevole e di un accompagnatore di bell'aspetto della sovrana. Assolse con diligenza i suoi doveri coniugali, generando sedici figli. E per Mara Teresa era, molto semplicemente, <<il miglior marito del mondo>>.

Francesco aveva cominciato presto a deviare dalla retta via e lo aveva fatto spesso, flirtando con le giovani e attraenti ballerine e cantanti che si esibivano nei teatri di Vienna e rendendosi ridicolo con una giovane danzatrice in particolare, Eva Marie Violet, finché questa non venne espulsa dal paese. Francesco trovava invoglianti anche le donne eleganti e ingioiellate che frequentavano la corte nel 1755, anno in cui l'imperatrice dette alla luce la quindicesima figlia, l'arciduchessa Antonietta, si innamorò di una di loro, la principessa Auersperg, una bellissima diciassettenne dal volto assai grazioso e con una gran massa di morbidi capelli castani chiari. Nonostante la differenza d'età - aveva trent'anni più della principessa - Francesco rimase profondamente e teneramente legato a lei, tenendola non solo come amante, ma anche come confidente e amica. A parte la gioventù e la bellezza, la principessa, a quanto sembra, aveva doti che all'imperatrice mancavano, perciò egli cercava di stare con lei il più frequentemente possibile; acquistò perfino una casa per i loro incontri e non perse occasione di vederla nel suo casino di caccia e nel suo palco al teatro imperiale di Vienna.

La chiesa, certamente, disapprovava l'adulterio, ma ciò non influiva alle abitudini dei viennesi. <<Peccano, pregano e si confessano>> osservò un contemporaneo, <<poi ricominciano tutto daccapo, non dimenticando mai di andare a messa>>. La religione non interferiva mai col piacere, le vecchie abitudini persistevano anche se stava diventando sempre più evidente che la cosa non era gradita all'imperatrice.
Maria Teresa, che prendeva molto sul serio sia la religione sin ail matrimonio e che era davvero assai dispiaciuta della situazione, prese infine la decisione di far valere la propria autorità per portare fedeltà e decoro nella vita privata dei suoi sudditi.
L'organo principale per l'attuazione della sua campagna moraleggiante fu <<la commissione per la castità>>, uno speciale dipartimento della polizia i cui cinquecento membri erano incaricai di reprimere il malcostume. Con l'aiuto di una vasta rete di spie e di informatori, i funzionari della commissione presero a infiltrarsi ovunque ci fossero riunioni di società, nei teatri, nei pubblici banchetti, perfino nelle casa private, arrestando tutti coloro che sospettavano avessero abbandonato la via della virtù.  Gli uomini trovati in compagnia di <<donne di bassa condizione>> venivano arrestati, le donne scoperte mentre uscivano di casa, dopo che si era fatto buio, senza un cavaliere rispettabile erano accusate di sregolatezza. Gli stranieri sospettati di comportamenti morali troppo disinvolti venivano espulsi dal paese, e le compagnie dei teatranti, specie se italiane, erano oggetto di persecuzione anche fuori di Vienna se l'imperatrice aveva motivo di ritenere che corrompessero le cittadinanze locali.

I condannati per atti di immoralità venivano incatenati a pilastri di pietra alle porte della città, con le caviglie legate a palle di cannone. Spesso venivano lasciati lì per settimane o per mesi e la loro sopravvivenza era affidata alla carità dei passanti. Se però gli sventurati in catene dovevano costituire un pubblico esempio, il progetto non serviva al suo scopo. 
Invece di guardare ai condannati come miscredenti da disprezzare e umiliare, i viennesi li consideravano martiri dell'ossessiva fissazione dell'imperatrice per la purezza. Invece di lasciarli morire di fame, i cittadini li nutrivano generosamente, facendosi gioco del rigore di Maria Teresa. La campagna per la castità si chiuse con un fiasco, dando origine a scherzi e e battute sull'imperatrice di elevata moralità che doveva sopportare un martirio dissoluto.

Dopo meno di un anno sciolse la commissione per la castità - pur mantenendone intatto l'organico, perché continuasse il lavoro di sorveglianza e l'inio di rapporti - ma estese la campagna di redenzione morale ad altre sfere, emanando un editto contro il duello (che fu in larga misura ignorato) e cercando di porre un freno alla passione dei suoi cortigiani per il gioco d'azzardo, costringendo chi giocava alte poste a pagare ingentissime licenze per ottenerne il diritto, e destinando il ricavato delle licenze a opere assistenziali. 


Simboli massonici

Il malcostume divenne meno visibile, ma non meno dilagante; costretto alla clandestinità fiorì più impetuosamente che mai e divenne più sordido. La polizia comprata e coinvolta, guardava dall'altra parte o partecipava addirittura. Circolavano storie di prostituzione infantile, di un arcivescovo che traeva profitto da un bordello, di orge clandestine che coinvolgevano uomini e donne molto in vista a corte, progettate e perfino discusse nei particolari con linguaggio in codice, anche alla presenza dell'imperatrice. Si diceva che la massoneria, che continuava a esistere in Austria, pur essendo stata messa al bando dalla chiesa cattolica, fosse implicata nelle orge clandestine. E Francesco era massone, benché fosse sempre riuscito a evitare la cattura quando la polizia aveva perquisito il suo casino di caccia.
Maria Teresa dovette ammettere che, nonostante tutti i suoi sforzi a metà del suo regno i suoi sudditi erano peggiori e non certo migliori di prima. Ogni mattina udiva i colpi di pistola dei duellanti che si davano convegno all'alba vicino alle mura della città. In privato suo marito si vantò con lei di aver vinto in una sola serata giocando d'azzardo, dodicimila ducati. E, giorno dopo giorno, Maria Teresa doveva subire l'umiliazione della presenza a corte della principessa Auersperg, bella, astuta e sempre più navigata, che contava fra i suoi amanti non solo l'imperatore Francesco, ma molti altri uomini. 
Non c'era da meravigliarsi se l'imperatrice era giù di morale. Aveva coraggio più che sufficiente per affrontare degli eserciti in battaglia, ma le insidiose pugnalate del ridicolo e dell'umiliazione erano troppo per lei. La fiducia he aveva in se stessa si stava lentamente erodendo. L'espressione del suo volto si faceva sempre più acida, ed essa si dedicava furiosamente ai suoi documenti di stato. Per cercare conforto ricorreva ai libri di preghiere e cercava di non pensare al clero corrotto <<La depressione non mi lascia mai>>, scrisse alla contessa Trautson, sua confidente <<Si avvicinano giorni tristi>>.
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venerdì 25 settembre 2015

Maria Antonietta. Biografia. Capitolo 1. Carolly Erickson

Maria Teresa imperatrice d'Austria, stava pazientemente seduta mentre il dentista di corte le sondava le tenere gengive, cercando il dente guasto che l'aveva fatta soffrire negli ultimi giorni.
Le doglie quel pomeriggio erano cominciate presto, e all'imperatrice era venuto in mente che, finché durava il travaglio, tanto valeva che si sottoponesse nello stesso tempo alla sofferenza di farsi estrarre il dente. Perciò rimase in stoico silenzio mentre il dentista portava a termine il suo esame, afferrava il dente dolente con i suoi crudeli strumenti e, con un'esperta rotazione del polso, lo estraeva.

Maria Teresa era una donna di efficienza esemplare, appena si fu ripresa dallo shock dell'estrazione del dente, e con la bocca ancora piena di batuffoli di stoffa per tamponare il sangue, chiese le sue carte di stato e nelle diverse ore che seguirono rimase seduta a leggere e firmare documenti ufficiali, stringendosi l'addome di tanto in tanto, quando gli spasmi si facevano acuti.



Mentre erano in corso le doglie, conversò con i suoi ministri e col marito Francesco e presiedette un'importante conferenza prima di ritirarsi finalmente nella camera del parto e mettere al mondo il quarto figlio di sesso maschile, Ferdinando.

A trentasette anni, Maria Teresa regnava già da quattordici sull'Austria, l'Ungheria e una congerie di principati più piccoli. Aveva ereditato questo impero-mosaico da suo padre, l'imperatore Carlo VI, che era sceso nella tomba con l'angoscia di non avere un figlio maschio al quale lasciare i suoi domini. Non aveva saputo rendersi conto delle notevolissime doti della sua primogenita Maria Teresa. Ma la giovane imperatrice non aveva ancora regnato a lungo e già gli altri sovrani europei si erano resi conto della sua intelligenza e delle sue capacità uniche nonché, soprattutto, della sua indomabile energia e della sua forza di volontà. Già nei primissimi anni di regno, Maria Teresa, seppe opporsi ai ripetuti tentativi di invasione degli eserciti di Prussia, Francia e Baviera e dette prova di saper rincuorare i suoi soldati cavalcando alla loro testa con rigore e baldanza, facendo appello nello stesso tempo al loro spirito cavalleresco e al loro orgoglio di uomini. Non sempre i suoi eserciti vinsero sul campo di battaglia - spesso prevalsero le forze del suo implacabile nemico Federico, re di Prussia - ma la sua determinazione non venne mai meno, neanche in caso di sconfitta. Ora, nel novembre del 1755, un decennio e mezzo dopo la morte di suo padre, regnava un impero in pace, le cui entrate erano grandemente aumentate e i cui eserciti erano temprati dalla guerra e pronti a tornare a combattere, quando fossero stati chiamati a farlo, per la loro imperatrice.


L'ambasciatore di Prussia, era impressionato dalla fibra morale e dalla capacità di ripresa emotiva dell'imperatrice. Benché afflitta e sotto la pressione di guerre continue, Maria Teresa non aveva ma l'aspetto stanco e non era irritabile <<La sua espressione è fresca>>, scriveva il diplomatico prussiano, <<e la sua carnagione molto chiara benché lei le dedichi scarsissime cure. Il suo contegno è brioso e gaio, e il suo modo di accogliere gli ospiti sempre caloroso e piacevole, inutile negarlo: Maria Teresa è una donna quanto mai incantevole e deliziosa>>.

Si dava un gran da fare per curare il suo aspetto, dedicando le prime ore della sua lunga giornata (abitualmente si alzava all'alba) all'abbigliamento ed operazioni complicate come l'arricciatura e l'incipriatura dei capelli. A corte, certi osservatori maligni dicevano che si sottoponeva a queste fatiche nell'inutile tentativo di conservare l'infedeltà del marito, ma questa poteva essere solamente una parte del motivo. Il suo aspetto attraente era per lei un punto a favore, e Maria Teresa lo sapeva; usava la propria femminilità, come avevano fatto le grandi regine del passato, per suscitare gli istinti protettivi dei sudditi e conquistare il loro cuore oltre che il loro rispetto. Quanto alla fedeltà del marito, su questo delicato problema Maria Teresa era realista. Non ignorava che Francesco avesse delle amanti, ne soffriva in conseguenza ma sapeva superare l'angoscia. Suo marito non era tanto lascivo quanto indolente e amante dei piaceri, si diceva. Era affezionato a lei e ai loro figli. Dio l'aveva benedetta con un buon matrimonio e questo matrimonio essa non l'avrebbe guastato con le recriminazioni. Come una volta aveva consigliato a un'altra donna, il cui marito le aveva dato motivo di lagnarsi :<<Evitate i rimproveri, le lunghe spiegazioni e, soprattutto, le dispute>>. 

Teneva in esercizio i muscoli delle gambe con benefiche escursioni campestri di quattro ore: l'aria fresca e corroborante della campagna le dava vigore e le sgomberava la mente dalle costanti preoccupazioni. A tale scopo, anzi, scoprì che cavalcare era ancor meglio che camminare. Amava cavalcare velocemente e spericolatamente, come un uomo, e rifiutava di adottare la sella all'amazzone salvo quando era costretta a farlo negli ultimi anni di gravidanza. Vagabondava a cavallo fino alle più sperdute taverne di campagna, oppure andava a galoppare nel Prater o nell'enorme scuola di equitazione recintata, ove essa e le sue dame partecipavano al finto torneo chiamato carosello. Con i calzoni di camoscio alla zuara, e gli stivali alla scudiera coperti da una lunga gonna, l'imperatrice non era mai più felice di quando galoppava a rompicollo. A volte, dopo aver danzato tutta la serata, andava alla scuola d'equitazione e prendeva parte ad un carosello che durava per tutta la notte. Via via che invecchiava si abbandonava a questi sfoghi di energia meno frequentemente, ma anche allora le rimase la voglia di cavalcare, e spesso, quando non montava in sella, guidava una carrozza a fortissima velocità, e i soldati della sua guardia a cavallo che le facevano da scorta, dovevano fare il possibile per tenere il passo.




L'imperatore Francesco, nella cappella degli Agostiniani, stava cantando un salmo quando fu avvertito che sua moglie era nella fase finale delle doglie. Tornò immediatamente a palazzo: la sua prima preoccupazione era che il figlio quattordicenne Giuseppe, erede al trono, non <<vedesse o udisse niente di improprio o di non confacente alla sua età>>. Giuseppe fu tenuto alla larga, insieme con gli altri undici figli della famiglia imperiale, fino a quando dalla camera della partoriente non arrivò la notizia. Questo avvenne presto, poco prima delle otto. L'imperatrice aveva dato alla luce un'altra femmina; la bambina era molto piccola e delicata, ma evidentemente sana, e sarebbe stata chiamata Maria Antonia Giuseppina Giovanna.

Benché più piccola del normale, l'ultimo genita cresceva bene. Con le sopracciglia larghe, gli occhi grandi e molto spaziati e le labbra arcuate, somigliava al padre; gli occhi, però, avevano il colore di quelli materni, di quella particolare sfumatura chiamata azzurro imperiale, un ceruleo chiaro e puro. Antonia - sempre chiamata Antoinette nella corte austriaca, ove la lingua in uso era il francese - era una ragazzina abbastanza graziosa, ma soltanto una ragazzina, un'altra arciduchessa in una famiglia che aveva già sette arciduchesse e soltanto quattro arciduchi. L'arrivo di un'altra arciduchessa non richiese festeggiamenti elaborati. Non ci fu un grande banchetto pubblico, com'era abitudine per la nascita di un figlio dell'imperatrice; furono invece indetti due giorni di celebrazione ufficiale, con la corte in tenuta di gala e l'offerta di speciali divertimenti ai cittadini di Vienna. Dopo di che la componente ultima arrivata dalla famiglia scomparve nei recessi delle stanze dei bambini; certamente le sarebbe succeduto, i cortigiani ne erano sicuri, un altro figlio.



I figli e le figlie di Maria Teresa e di Francesco di Lorena si vedevano spesso a concerti, alle recite teatrali e agli altri avvenimenti di corte, seduti vicino ai genitori, e disposti a scala in ordine di sesso e di età: prima i maschi, poi le femmine. Erano vestiti come adulti in miniatura, i ragazzi in giacche di velluto, calzoni alla cavallerizza e calze di seta bianca fino ai ginocchi, le ragazze in abiti di seta e scollatura quadrata con il corpetto attillatissimo e la gonna arricciata, sostenuta da una rigida crinolina di stecche di balena. Assai frequentemente sul palcoscenico si vedevano gli stessi ragazzi della nidiata imperiale che, abbigliati in costumi esotici, si esibivano in balletti, opere e commedie. Certi osservatori ritenevano che i giovanissimi arciduchi dedicassero una quantità esagerata del loro tempo, alla preparazione di simili spettacoli e si domandavano se fossero invece adeguatamente preparati per le serie responsabilità della vita da adulti. Ma le loro frequenti esibizioni erano ala delizia dei genitori, e Maria Teresa in particolare incoraggiava i ragazzi a preparare svaghi serali per il padre.

Nessuno dei figli di Maria Teresa si elevava al di sopra di un'abilità di dilettante nel canto e nell'uso degli strumenti, ma tutti si trovavano a loro agio con la musica: Vienna era divenuta la capitale musica d'Europa, Glück e Haydin componevano per la corte e l'aristocrazia imperiale, il fanciullo prodigio Mozart andava a suonare a Schönbrunn per l'imperatrice e la sua famiglia. L'imperatrice stessa aveva una voce straordinariamente adatta al canto e cantava infatti piuttosto bene, anche se il suo gusto musicale non era sofisticato. Quando si trattava di scegliere fra le opere essa preferiva invariabilmente ciò che era piacevole e convenzionale a ciò che era profondo e apriva nuove vie. Provvide comunque a dare ai propri figli una cultura musicale estesa. Non solo essi suonavano ciascun uno strumento - Antonietta suonava l'arpa - ma formavano gruppi: trii, quartetti, una volta una piccola orchestra.


Si insegnava loro a scrivere, leggere, a cavarsela un pò col francese; si e no un'ora o due alla settimana erano dedicate allo studio delle carte geografiche e alla lettura si testi narrativi. Alcuni sacerdoti impartivano loro lezioni di morale e di religione. Le femmine imparavano a lavorare d'ago e i maschi si esercitavano nella scherma. Ma, specie per le ragazze, si trattava di lezioni superficiali. Fin da molto piccoli gli arciduchi e le arciduchesse furono affidati alle cure dell'arciduchessa von Brandeiss una governante fin troppo incline all'indulgenza, per non dire di più, dalla quale appresero ben poco in materia di autodisciplina e di applicazione mentale. Inoltre, a Maria Teresa stava più a cuore che i suoi figli imparassero le buone maniere e un corretto comportamento a tavola, e a coltivare il coraggio e la fiducia in se stessi, che ad apprendere le discipline formali.

L'imperatrice insisteva sulla necessità che i rampolli imperiali imparassero a essere cortesi con tutti, anche con i domestici, e in particolare con gli estranei. Non dovevano mostrarsi né altezzosi né esageratamente confidenziali, bensì mantenere un giusto mezzo fra questi due estremi, una grazia dignitosa e distaccata che facesse onore al loro lignaggio senza arrecare offesa ad alcuno.

Maria Teresa, per necessità delegava i compiti dell'allevamento e dell'educazione dei figli ad altre persone, facendo affidamento sul medico di corte, Gerhardvo Swieten, per la loro salute fisica e su un gruppo di pecettori imperiali per la loro istruzione. Durante i mesi invernali, quando la corte era nella Holburg, trascorreva con i figli quanto più tempo possibile fra una riunione e l'altra per l'esame dei documenti. Invece nella stagione calda, quando la corte si trasferiva a Schönbrunn, qui la seguivano soltanto i figli maggiori; i più piccoli restavano a Vienna e vedevano la madre molto meno spesso. Da adulta, Antonietta ricordava che sua madre era tanto occupata nelle questioni di stato che a volte vedeva i figli solo ogni otto o dieci giorni.

Intanto alla metà del XVIII secolo due colossi dominavano il continente europeo: l'Austria degli Asburgo e la Francia dei Borbone. I domini dell'Austria comprendevano gran parte dell'Europa centrale, parti dell'Italia e i Paesi Bassi austriaci (il Belgio attuale). I vasti e opulenti territori sottoposti al dominio dei re borbonici comprendevano non soltanto una francia congestionata, i cui confini erano stati ampliati fino a comprendere la Lorena, ma anche la Spagna. L'Italia meridionale continentale e la Sicilia. La Francia sperava di conquistare anche la Gran Bretagna.

Senza interruzione, dal XVI secolo in poi, i due giganti del continente erano arrivati ai ferri corti. Battaglia dopo battaglia, regno dopo regno la rivalità era continuata immutata, anche se il sopravvento passava più volte dall'una all'altra parte. Verso la metà del '700, la secolare amicizia fra i Borbone e gli Asburgo aveva cominciato ad attenuarsi. l'Inghilterra, stava diventando la principale rivale della Francia, perché sia gli inglesi sia i francesi erano entrati in possesso di ricchissimi imperi mondiali, che alimentavano sempre più il conflitto fra le due potenze europee. L'Austria era giunta a nutrire timore e diffidenza più per la potenza aggressiva della Prussia che nei confronti della tradizionalmente nemica Francia. Federico, re di Prussia, aveva già mostrato i denti conquistando la Slesia, che era la più ricca provincia austriaca.

Maria Teresa voleva recuperare la Slesia, e rendere sicuro il confine con la Prussia. Perciò, quando, la Prussia e la Gran Bretagna conclusero, all'inizio del 1756, un'alleanza difensiva, il terreno era pronto per un riavvicinamento tra l'Austria e la Francia. Due diplomatici, il conte (in seguito principe) Kaunitz in Austria e il duca Choiseul in Francia, si pronunciarono a favore di un'alleanza austr-francese, e nel maggio seguente venne concluso il trattato di Versailles, in base al quale ciascuno dei due stati finanziari prometteva di aiutare l'altro nel caso di un attacco da parte di una terza potenza.



La guerra scoppiò quando truppe prussiane, nell'agosto del 1756, fecero irruzione in Sassonia. Maria Teresa fu in grado di concentrare le sue forze per opporre resistenza al <<mostro>>, Federico. La sua prima preoccupazione era il benessere del suo esercito. Si interessava personalmente delle condizioni dei suoi soldati, provvedendo affinché fossero adeguatamente riforniti, calzati e vestiti. Instancabilmente, restava a discutere ore e ore con i suoi consiglieri per elaborare la strategia e curare la preparazione logistica delle campagne. Dopo, sola nel biancore dorato dei suoi appartamenti a Schönbrunn , rifletteva sulla tattica e affrontava le esigenze connesse con il finanziamento dell'esercito; e finiva spesso col decidere di impegnare i suoi gioielli piuttosto che mandare gli uomini in battaglia male equipaggiati.

Maria Teresa dette prova di un ferreo coraggio quando i prussiani minacciavano Vienna. La città era praticamente indifesa perché l'esercito austriaco era concentrato in Boemia. I ministri sollecitavano l'imperatrice a fuggire dalla capitale. Essa non volle farlo <<la corte rimarrà qui fino all'estremo>>. Vienna fu risparmiata. Un generale austriaco attaccò il convoglio di carri che portava i rifornimenti prussiani, costringendo Federico ad ordinarne la distruzione per evitare che il prezioso materiale cadesse in mano nemica. La perdita dei rifornimenti costrinse l'esercito prussiano a ritirarsi e la capitale austriaca non fu più in pericolo.

Una donna gagliarda, col volto arrossato, un coraggio da amazzone e un'espressione di risoluta sfida: era questo il primo ricordo che Antonietta serbava di sua madre. 


"Dalle parti più importanti che ho estratto da questo capitolo, è evidente l'errore dell'imperatrice Maria Teresa pensare ai suoi figli come a "qualcosa" da esibire per la sua corte, piuttosto che alla loro vita di futuri regnanti. Una grande donna, ma comunque un essere umano".

Madame Vrath